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Posts tagged ‘Turin’

Shared territories. Turin

The contemporary city is strongly influenced by sharing. The term is ambiguous: it alludes to a consolidation of social relationships caused by the anxiety of individualisation. It assumes different forms, usually short-lived even when repeated. Examining shared territories means reasoning out of the box about the city and looking beyond certain more or less common clichés. It also means rethinking a project, emphasising the practices adopted in places, measuring their scope, persistence and continuity.

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Torino. Spina3

Spina 3 è il vecchio distretto torinese delle Ferriere, solcato dal fiume Dora che vi disegna un’ampia ansa, delimitato a est dalla ferrovia, a poca distanza dal centro della città. Un’area di grande ampiezza: più di un milione di metri quadrati, sei volte l’area del Lingotto, un terzo di quella di Mirafiori. In poco più di una decina d’anni, l’area passa letteralmente di mano. Read more

Torino. Falchera, Corso Taranto, Barca-Bertolla

Falchera, Corso Taranto and Barca Bertolla represented, and still represent, very different forms and ways of sharing the city. They are interesting to examine in order to understand the gaps, coincidences and, more often, the differences between these forms and the new forms of sharing, to comprehend whether they replicate or mirror the original forms, or whether they occur only within a neighbourhood. In this sense, Falchera, Corso Taranto, Barca Bertolla are places where it’s easier to start a study, because they are recognisable and finite, almost a yardstick for the phenomenon; they are also the visible expression of how parts of twentieth-century design culture tried to imagine shared territories.

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Shared territories: Turin (reflections on the side of Design Unit Plein air)

«La gente deve essere presa a piccole dosi», esortava circa un secolo e mezzo fa Ralph Waldo Emerson la platea di Harvard invitandola a mantenere un equilibrio sapiente e saldo tra solitudine e socialità. «Dobbiamo tenere la testa nell’una e le mani nell’altra», spiegava. Ove l’una era lo spazio dell’intimità, della sorveglianza critica di sé stessi e della protezione dagli altri, e l’altra lo spazio ricettivo delle cerchie amicali e sociali, eredi delle comunità fourieriste del tempo e del loro fallimento di cui Emerson studiava e discuteva ragioni e implicazioni. I moniti di Società e solitudine (Diabasis 2008) tornano oggi assieme ad attenzioni ed indagini che vedono nel riaffiorare e diffondersi di ambiti di socialità vagamente comunitari l’espressione di forme nuove di condivisione di usi, risorse e spazi di qualche peso e rilevanza nelle trasformazioni dei territori contemporanei europei.

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La condivisione dei margini (D.U. Plein Air, A.A. 2010-2011)

L’attenzione del progetto è stata focalizzata sulle situazioni di margine nel tentativo di rendere visibile lo spazio minuto della condivisione, interpretando il carattere fragile e minuto dello stare assieme in questi territori come una potenzialità, piuttosto che un problema. L’ipotesi è che la leggerezza delle trame della condivisione, sempre sul punto di disfarsi, favorisca forme meno definite, più intrecciate, più libere.
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Stringhe di connessione (D.U. Plein Air, A.A. 2010-2011)

La Stura oggi rappresenta un forte margine, tanto che le aree urbane sulle due diverse sponde possono essere intese quasi come due città distinte. Entrambe comprese tra due grandi assi viari, quella a sud è totalmente introversa (i servizi e le attrezzature si trovano al centro del quartiere) mentre quella sulla sponda sinistra si apre verso il fiume con un parco, che tuttavia presenta diversi problemi.

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Abitare lo spazio agricolo (D.U. Plein Air, A.A. 2010-2011)

Le basse di Stura sono oggi uno spazio opaco ed eterogeneo nella periferia nord est di Torino. Le pratiche agricole che ancora vi si svolgono segnano il territorio attraverso la presenza di cascine sopravvissute all’urbanizzazione, campi ancora coltivati e, soprattutto, di numerosi orti. Questi ultimi, pur nella loro minuta consistenza individuale, costituiscono nell’insieme una presenza che ha mostrato di essere in grado di colonizzare ampie situazioni  di frangia urbana, restituendone in modo chiaro, la condizione.
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Il territorio del fiume (D.U. Plein Air, A.A. 2010-2011)

Il luogo di progetto è il territorio del fiume Stura in un lungo tratto: spazi di margine, bordi, alveo. Il tentativo è stato quello di coglierne la sezione e restituirne la profondità, riconoscendo i caratteri secondo criteri morfologici, che hanno permesso di distinguere paesaggi diversi. La topografia, che scende verso la Stura, articola una sequenza di terrazze, mentre la presenza della vegetazione crea stanze d’ombra o, in sua assenza, di luce.
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Nuovi supporti per l’abitare condiviso (D.U. Plein Air, A.A. 2010-2011)

Nonostante alcune sue parti siano oggi trattate a parco, l’area lungo la Stura si configura come un territorio abbandonato, soprattutto per quanto riguarda la riva destra del fiume. Questo è percepibile, oltre che dalle condizioni delle aree, dal margine con il tessuto costruito, che spesso rivolge le spalle al fiume.

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Porosità (D.U. Plein Air, A.A. 2010-2011)

La varietà di materiali urbani che connotano la situazione di Barca si coglie in modo evidente osservando sia i manufatti di carattere residenziale (case individuali con giardino; presenze coloniche; edifici pluripiano di edilizia sociale; edifici condominiali), sia l’ampia trama di spazi aperti, a volte vaghi e poco strutturati, altre volte ben definiti, legati alla residenza o all’uso agricolo.
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