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City and Production. Explorations towards a design research: #Themes

Traversée

The Traversée is an urban figure that serves to identify a continuity, a connection, not necessarily physical, between heterogeneous spaces and urban materials linked to production. The planning strategy that accompanies it is based mainly on two principles: on the one hand to contrast the image of the City-factory where the production is structured only within imposing industrial plates that are inserted as waterproof bubbles in the urban fabric; on the other hand, redesigning the role of production spaces within a more complex and capillary system of elements, also structuring with greater clarity what we can now define with production and which enclosures and openings it builds with the rest of the city. To reinforce this reasoning, the Traversée project of the production spaces was divided into two very different places in the city: in one case around a system of small and medium productive islands, where the plant material was acted as a virtual connecting element in order to to build a system that relocates businesses within the mixed fabric of that part of the city; on the other, by physically strengthening a production axis by exploiting the unused spaces inside the courtyards and on the ground floors of the buildings to show how production can become an identity element of a place.

La Traversée è una figura urbana che serve per individuare una continuità, una connessione, non necessariamente fisica, tra spazi eterogenei e materiali urbani legati alla produzione. La strategia progettuale che la accompagna si regge principalmente su due principi: da un lato contrastare l’immagine della Città-fabbrica dove la produzione si struttura solo all’interno di imponenti piastre industriali che si inseriscono come bolle impermeabili nel tessuto urbano; dall’altro ridisegnare il ruolo degli spazi produttivi all’interno di un sistema più complesso e capillare di elementi, strutturando anche con maggior chiarezza cosa oggi possiamo definire con produzione e quali recinti e aperture costruisce con il resto della città. Per rafforzare questo ragionamento il progetto delle Traversée degli spazi produttivi si è articolato in due luoghi molto diversi della città: in un caso intorno un sistema di piccole e medie isole produttive, dove si è agito utilizzando il materiale vegetale come elemento di connessione virtuale al fine di costruire un sistema che ricollochi le imprese all’interno del tessuto misto di quella parte di città; dall’altro rafforzando fisicamente un’asse produttivo sfruttando gli spazi inutilizzati all’interno dei cortili e ai piani terra degli edifici per mostrare come la produzione possa diventare elemento identitario di un luogo.

Productive Urban Interiors

Productive Urban Interiors are a kind of nebulous space that the can be generated when production and public space meet. Eleven places have emerged from the exploration of the two working groups, which in Turin show that there is no longer a clear and definite separation between the productive space and the public or housing space. The eleven places are different from each other in the spatial point of view; some are placed in the dense city, others are located in the fringe areas of the city and others immersed in the park along the river where there is a rich environment diversity. However, the theme of the membrane is common to them. In those cases, in which the production becomes a mirror of itself and welcomes some form of “public” can be considered as an UI space facing inside, other times, production become a pretext to create some element of urbanity on its borders, addressing in this case to the context and the surroundings. This dual nature moves two opposing project strategies: some works with permeability and some others count on the limit, reconstructing different relationships. Productive Urban interiors sono una sorta di alone che la produzione genera, in qualche caso, incontrandosi con lo spazio pubblico. Dall’esplorazione dei due gruppi di lavoro sono emersi undici luoghi, che a Torino evidenziano come non ci sia più una netta e definita separazione tra lo spazio della produzione e lo spazio pubblico o abitativo. Gli undici luoghi scelti sono diversi sia dal punto di vista spaziale: alcuni sono inseriti in tessuti densi del centro urbano, altri inseriti nelle aree di frangia della città e altri ancora immersi in paesaggi ambientali di grande pregio; sia dal punto di vista del tipo di produzione. Tuttavia ad accomunare è il tema della membrana. In quei casi in cui la produzione si fa specchio di sé stessa e accoglie qualche forma di “pubblico” può essere considerata come uno spazio UI rivolto all’interno, altre volte invece la produzione diventa un pretesto per creare qualche elemento di urbanità ai suoi confini, rivolgendosi all’intorno. Proprio questa duplice natura muove due strategie progettuale contrapposte: si tiene conte della permeabilità (soglia) da un lato e della non permeabilità (limite) dall’altro, ricostruendo relazioni più o meno forti tra interni ed esterni.

 

Green Connections

The project of “green connections” adds another variable to the relationship between city and production: the vegetal element that relates, creates bonds and relationships, or on the contrary contrasts with the “mineral” of the city and of production. There are two references to the culture of the late twentieth century project that help to build the design strategies: Berlin: A Green Archipelago by O. M. Ungers and the Ville Nouvelle by Melun Senart of OMA. There are also two design strategies. “Sous les pavés, la plage!”, Motto of the ’68 Parisian – symbol of the struggles for the “right to the city – summarizes the first strategy. The “mineral” soils – the hard and rigid spaces of the Fordist productive plaques – erode, “discover” themselves – as in the sixty-eight metaphor -, the nature of the “Third Landscape” of Clément become spaces of natural, widespread nature. The second strategy sees nature as a plastic element that shapes open, luminous, crossable or – on the contrary – protected, dark and hard spaces. These two strategies are expressed in the construction of three different project scenarios whose objective is to change the imagery of the project area – at the same time a rigid, monofunctional, harsh area – adding elements of urbanity, “disorder”, and mixité practices.

Il progetto delle “connessioni verdi” aggiunge un’altra variabile al rapporto tra città e produzione: l’elemento vegetale che si rapporta, crea vincoli e relazioni, -o al contrario si contrappone- al “minerale” della città e della produzione. Due sono i riferimenti alla cultura del progetto di fine Novecento che aiutano alla costruzione delle strategie progettuali: Berlin: A Green Archipelago di O. M. Ungers e la Ville Nouvelle di Melun Senart di OMA. Due sono anche le strategie progettuali. “Sous les pavés, la plage!”, motto del ’68 parigino -simbolo delle lotte per il “diritto alla città- riassume la prima strategia. I suoli “minerali” -gli spazi duri e rigidi delle placche produttive fordiste- si erodono, si “scoperchiano” -come nella metafora sessantottina-, diventano spazi di naturalità diffusa, spontanea, la natura del “Terzo paesaggio” di Clément. La seconda strategia vede la natura come elemento plastico che modella spazi aperti, luminosi, attraversabili o -al contrario-, protetti, bui, duri. Queste due strategie si declinano nella costruzione di tre diversi scenari di progetto che hanno come obiettivo cambiare l’immaginario dell’area di progetto -adesso un’area rigida, monofunzionale, dura- aggiungendo elementi di urbanità, di “disordine”, di mixité di pratiche.

Density

The places of production mark here the step which the urban fabric expands or withdraws, changes internal hierarchies or relates to external spaces, varies its plots or changes its contents. The density project is part of this balanced, multi-faceted balance between city and production. In the projects presented here, the addition as a design strategy works in the confines intensifying and dilating the difference, or works in the repetition, in the rhythmic sequence that mark the places of production, the residences, the services, the open spaces, the infrastructures. The project adds to redefine a spatial structure.

I luoghi della produzione marcano qui il passo con il quale il tessuto urbano si espande o si ritira, cambia le gerarchie interne o si rapporta a spazi esterni, varia le sue trame o muta i suoi contenuti. Il progetto della densità si inserisce in questo equilibrio, articolato e multiforme, tra città e produzione. Nei progetti qui presentati l’addizione come strategia progettuale lavora nei confini intensificando e dilatando la differenza, oppure lavora nella ripetizione, nella sequenza ritmica che scandiscono i luoghi della produzione, le residenze, i servizi, gli spazi aperti, le infrastrutture. Il progetto aggiunge per ridefinire un assetto spaziale.

 

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