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City & Production days – 2nd meeting: some notes

On 2-3 July at Polytechnic of Turin, took place the 2nd meeting on City and Production.

Below, we report some notes, within the discussion of the two-day seminar.

Il 2-3 luglio si è tenuto presso la Sala dello Zodiaco del Castello del Valentino (Politenico di Torino) il secondo incontro dei City&Production Days.

L’incontro segue quello del 13 ottobre 2017, con i proff. Francesco Indovina e Paola Viganò, e si colloca nell’ambito del laboratorio C/P Lab (DIST), e in collaborazione con C/P Joint Project (Politecino di Torino – EPFL).

La giornata, introdotta dalle proff. Cristina Bianchetti (Politenico di Torino) ed Elena Cogato Lanza (EPFL Losanna), è proseguita con la lezione del prof. Angelo Pichierri (Università degli Studi di Torino), incentrata sulla “Deindustrializzazione”. L’intervento si è inserito all’interno della più ampia riflessione sulle parole e il loro significato, che il gruppo di ricerca C/P Lab sta affrontando intorno al tema di Città e Produzione.

Successivamente, si è aperta una discussione pubblica attraverso la tavola rotonda: “A chi e perché interessa la ricerca su città e produzione”, coordinata dal  prof. Andrea Bocco (Politenico di Torino) e alla presenza di Francesco De Regibus (Responsabile Digital Innovation Hub); Laura Orestano (Direttore Generale Social Fare Torino) e Dimitri De Vita (Consigliere delegato a sviluppo economico, pianificazione strategica, trasporti della Città Metropolitana di Torino) e in chiusura Valentina Pacetti (Università degli studi Milano-Bicocca).

Nell’ambito delle attività delle due giornate di seminario, qui di seguito riportiamo alcune note

 

Appunti per una mappa su alcune ricerche europee che trattano di città e produzione

Le note a seguito costituiscono un primo tentativo di collocare le ricerche che abbiamo indagato, entro un quadro che permetta di coglierne somiglianze e differenze di impostazione. Sono individuate quattro “famiglie” che permettono di cogliere posizioni diverse, a volte irriducibili

 

I grandi quadri quantitativi – ovvero la “ricerca fiancheggiatrice”

Le ricerche qui raggruppate possono dirsi “fiancheggiatrici” nel senso del termine attribuito dalla critica letteraria. Danno luogo a banche dati operabili anche da altre ricerche: permettono di sviluppare racconti (ad esempio, sullo sviluppo economico del nostro paese) o di costruire geografie della a distribuzione territoriale dei fenomeni. Sono perlopiù mosse da attori istituzionali e questo è rilevante ai fini dei loro caratteri.

Sono, ad esempio:

In generale queste ricerche privilegiano aspetti quantitativi nel descrivere nuovi processi (loro modificazioni). Restituiscono dinamiche “precise”. Esprimono la radicalizzazione di una cultura tecnica nella lettura e interpretazione dei fenomeni.

Il loro obiettivo è, come si è detto, la restituzione di dinamiche della produzione. Dietro ai grandi quadri quantitativi si celano (o si disvelano) i rapporti della misurazione con questioni di potere. Tra il potenziale emancipativo dei numeri (ribadito dalla London School of Economics o da volumi come Stat-activisme)  e il potere coercitivo dei numeri che costruiscono una tecnologia di governo, secondo la scuola francofona e i tanti epigoni di Michel Foucault

Le pratiche di ricerca fanno riferimento a metodologie coerenti, analisi delle fonti, analisi dei risultati. Le ricerche hanno tempi stretti e ricorsivi (spesso si tratta di rapporti annuali …)

Si ritrovano qui, le “tre virtù dei numeri” di cui parla Ota de Leonardis:  la promessa di oggettività, la parsimonia; il potere performativo.

La ricerca operativa

Le ricerche qui raggruppate possono dirsi “operative” nel senso tradizionale del termine, per cui si indicava come “operativa” la storia o la matematica (quella branca della matematica applicata, in cui problemi decisionali complessi vengono affrontati mediante modelli di ottimizzazione, simulazione, comparazione, ecc. )

Sono ad esempio:

  • Cities of Making – Horizon 2020
  • Makers – rete di università – Horizon 2020
  • Manifattura Milano – Comune Milano
  • Nord Ovest Milano – Politecnico di Milano

In generale queste ricerche  raccontano dinamiche di trasformazione dei luoghi, permettono di osservare il modo in cui la produzione  si sviluppa e diventa norma (può svilupparsi ed è normata), confrontano contesti (ciàà) differenti. Qualche volta fanno parte della ricerca competitiva europea, il che chiarisce il carattere collettivo della ricerca, la presenza di gruppi di lavoro estesi e spesso internazionali, il forte impegno organizzativo che si esprime principalmente nel progettare e mantenere reti, con uno slittamento dalla figura tradizionale del responsabile scientifico a quella del project manager.

In queste ricerche i rapporti città-produzione sono visti come un complicato intrico che la ricerca stessa sa imbrigliare imponendovi un suo ordine. A volte semplificando, a volte catalogando quel disordine che è anche ricchezza, vitalità …

Il loro obiettivo non si riduce alla “spiegazione”, ma è fondamentalmente quello di fornire un supporto alla presa di decisioni, con atteggiamento che PierLuigi Crosta direbbe funzionalista classico.

Le pratiche della ricerca si scontrano con intenti operativi, pragmatici, che hanno tempi definiti, obiettivi certi: nella ricerca operativa c’è, in generale, una riduzione della complessità. Qui si colloca una tensione specifica tra richiesta di interdisciplinarietà e sua pratica. Le crisi sociali e produttive (al pari dei problemi ambientali, dei cambiamenti tecnologici …) sono indubbiamente problemi complessi che faticano ad essere trattati per accostamento di saperi. La ricerca deve attrezzarsi e cerca di farlo (Cities of Making, ad es.). In questi casi è interessante vedere come, a cascata, si strutturi (ulteriormente) il tema della produzione a volte entro una evidente dimensione valoriale e normativa (nel caso cit.: le nuove forme di produzione urbana “verde” basate sul “manifatturiero pulito” ).

Altre volte la complessità è “schiacciata” nella comparazione e questo genera una ulteriore contraddizione nel dover da un lato riconoscere fattori costanti e dall’altro fornire soluzioni specifiche che tengono conto dell’irriducibilità della situazione

Caso particolare Manifattura Milano che nasce come ricerca, diventa progetto/programma: azione istituzionale tesa a riportare la manifattura in città – qui la gamma di azioni è ampia, supera molto la costruzione del quadro conoscitivo, diventa : ws, tavoli lavoro ….

Il caso opposto è Nord-Ovest Milano: che ipotizza usi diversi per attori differenti e, non a caso, ricostruisce un quadro molto articolato del territorio del N-O Milanese, mettendo al lavoro pratiche di ricerca differenti quantitative e qualitative, ricostruzioni storiche, interviste, schedature, mappe….

Le ricerche esplorative – ovvero il vagabondaggio culturale nei territori della produzione

Il primo (o più evidente) carattere di queste ricerche è che sono “prive di cliente”, spesso autopromosse o espressione di un gruppo di ricerca, di un esercizio didattico …

Sono ad esempio:

  • Appalachi (Paola Viganò – GSD)
  • Le pais noir – (De Meulder …)
  • Alcune tra le numerose ricerche sulla Regione Alpina
  • In un certo senso anche Nord Ovest Milano – Politecnico di Milano

In generale queste ricerche nascono dalla presa d’atto di un vuoto di sapere. Esprimono una responsabilità morale (a volte ideologica) verso situazioni che “richiedono” di venire indagate, seppure siano esterne a circuiti di interesse accademico o  economico o istituzionale.

Questa è spesso ricerca di frontiera: non (tanto) perché i temi lo siano (spesso sono assolutamente tradizionali) ma per i modi con i quali è perseguita che sfuggono il mainstream internazionale sul quale è schiacciata oggi la ricerca. Ovvero si preoccupa poco del fatto che i risultati siano traducibili nei parametri della valutazione accademica Da questo punto di vista vale sottolineare l’aura di libertà che accompagna la ricerca fatta con e nella didattica. Troppo spesso sottovalutata.

I tempi della ricerca sono spesso lunghi, a volte ricorsivi (si torna anche dopo qualche anno sui temi). Sicuramente esterni ai tempi dettati da atteggiamenti produttivistici che connotano la ricerca che deve rispondere a programmi europei. Gode del tempo, ma deve accontentarsi delle risorse che ha. Per il suo radicarsi nella ricerca-didattica, fatica a mettere al lavoro pienamente un approccio interdisciplinare, anche se si nutre di apporti pluridisciplinari (si veda il rapporto tra Le pais noir e l’ingegneria chimica).

L’obiettivo di queste ricerche è restituire una interpretazione attiva (viva) dei territori che indagano e dei loro rapporti con le dinamiche della produzione.

Le pratiche della ricerca sono molto più variegate che nei casi precedenti: elaborazioni di prefigurazioni spaziali dei rapporti tra territorio /imprese / attori/ processi – mosse conoscitive diverse danno luogo a visioni, scenari, progetti. Le ricerche hanno forme plastiche, usano categorie speculative, esprimono visività, evidenza, concretezza, ma anche gusto del collezionismo. Procedono ad accumulo, a volte sbalzo ….

Queste ricerche tengono bassa la soglia della “dimostrazione”: lasciando che imprese e luoghi continuino a galleggiare nella doppiezza e nella fragilità che li connota (in questo senso queste ricerche ignorano la dura razionalità critica del primo quadro).

Generalmente è significativo la presa d’atto delle dinamiche temporali: non sono rare le “storie” o le “biografie” dei luoghi, che possono essere molto estese (Appalachi, dove la “storia” si estende fino alla conformazione geologica …). La loro ricostruzione è (in sé) pratica di ricerca specifica, problematica, piena di questioni (uso fonti, costruzione giudizi…). Il territorio è, come scriveva Corboz, “spazio incessantemente modellato” da forze naturali e da interventi urbani. Il rapporto città-produzione si inscrive in questo quadro.

Le ricerche “derivate” – ovvero il campo del non inteso/non voluto

Nelle ricerche qui raggruppate, il tema della produzione si inscrive in indagini che trattano di altro. Ovvero il tema è oggetto di trattamento in modo secondario (potrebbe anche non esserlo). Queste ricerche non trattando direttamente di produzione, possono arrivare a definire posizioni significative in relazione al suo trattamento

Sono, ad esempio:

  • Vanessa Carlow, Ruralism Jovis 2015
  • Kelly Shannon-Bruno De Meulder, Village in the City, Park Books 2014
  • AaVv Territories in Crisis, Jovis 2015

In generale queste ricerche si differenziano dalle precedenti, non tanto per metodologia e pratiche (che possono o meno essere diverse), quanto per l’orientamento (che nelle precedenti è definito da questioni legate alla produzione, qui no). E’ interessante ragionare sulle implicazioni non intese e non volute della ricerca. Ovvero sul carattere opaco e frammentario delle conoscenze, al di là delle retoriche circa la trasparenza della conoscenza, tema sul quale gli storici hanno detto cose significative: Olmo, ma anche Ginzburg, ovviamente. E’ interessante soprattutto ragionare sugli usi della conoscenza prodotta in queste ricerche (per analogia e distanza con la ricerca che abbiamo detto “operativa”).

Anche la ricerca è “l’uso che se ne fa” – vale sottolineare come questa affermazione ponga queste ricerche all’estremo opposto rispetto al modo di intendere la ricerca definito da codificazioni e valutazioni mainstream, dove al centro non è l’uso, ma sono i parametri.

L’obiettivo di queste ricerche, come si è detto, è generalmente laterale al tema produzione.

Si tratta di una specie particolare di “prodotti derivati” che porta attenzione al “valore” e alle sue determinazioni, in analogia proprio con i prodotti derivati: promessa su un valore futuro in situazione di incertezza.

Esprimono a volte intrecci tra angolazioni e posture culturali diverse. Qui si tocca l’utilità (e i limiti) della ricerca interdisciplinare, pluri-orientata.

 

Cristina Bianchetti

 

 

Photo credit: Agim Kercuku

 

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