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City and production 2

The aim of this note is to resume in some, few synthetic points, reasons and ways of ws n. 9 Cities and Production of the XX SIU Conference (Rome 2017)

WS 9 – Note a valle dei lavori

Obiettivo di questa nota è riprendere in alcuni, pochi punti sintetici, ragioni e modalità di svolgimento dell’Ws n. 9 Città e Produzione della XX Conferenza Siu (Roma, 12-14 giugno 2017).

1. I rapporti città produzione sono stati al centro di passate stagioni degli studi urbani, anche se oggi assai poco presenti, se non del tutto assenti dalla ricerca urbanistica istituzionale. Ad eccezione di alcuni percorsi individuali di giovani studiosi (ricerche di dottorato per lo più). E ciò mentre i temi della crisi, della produzione, del lavoro sono ben presenti. Una strana condizione che merita per sé qualche riflessione.

Il fine del riposizionamento di questo tema al centro dell’ws è duplice: costruire un fertile scambio tra traiettorie individuali semi-nascoste; provare una eventuale convergenza entro una discussione allargata oltre profili delle singole ricerche. L’ws si colloca pertanto come avvio di un programma di ricerca che tenti di riposizionare il tema entro una più larga riflessione. Ovvero provi a misurare lo scarto tra conoscenze (costruzione di domande di conoscenza, basi informative, modelli o frame teorici, alleanze, ridefinizioni di campo, …) e condizioni che appaiono fortemente cambiate; tra discipline territoriali e altri saperi.

2. Per costruire questo scambio, il ws si è dotato innanzitutto di un codice di discussione molto semplice, costruito su 3 mosse.

La prima è una mossa “ad excludendum”: evitare concetti vaghi, semanticamente poco chiari (resilienza, eco-sostenibilità, auto-sostenibilità, urbanità, identità, mixité…); evitare concetti che hanno in se la spiegazione di ciò che raffigurano (distretto, bio-regione, città produttiva, intelligente, creativa, città fabbrica, quartiere eco-produttivo …). Assumendo che sia la ricerca a permetterci di capire cosa sia distretto, bio-regione, città produttiva, intelligente, creativa, città fabbrica, quartiere eco-produttivo …. Assumendo cioè che la ridefinizione di questi concetti sia un problema pratico. E questo vale, naturalmente, anche per i concetti di città e produzione.

La seconda mossa mette al centro lo spazio, come angolazione specifica che ci compete, ma anche nella consapevolezza che la produzione sia (ancora oggi) innanzitutto un fatto sociale formato nello spazio, secondo la celebre locuzione di Simmel: la produzione si forma nello spazio e con le proprietà dello spazio deve fare i conti.

La terza riguarda il tempo. Cerchiamo di osservare le situazioni nel presente: un presente pesante entro la “grande regressione” non solo economica, ma democratica e rappresentativa

3. Una call ha permesso di setacciare un insieme “quasi casuale” di casi studio, una ventina. Un insieme che non ha alcuna pretesa di fornire un campione esaustivo o una categorizzazione di alcun tipo. I casi, la cui unica prerogative era di essere pertinenti e rilevanti rispetto al rapporto C/P (per quanto individualmente inteso) hanno a loro volta permesso di mettere a fuoco 7 possibili flessioni dei rapporti tra C/P. Abbiamo chiamato queste 7 flessioni nel modo seguente con formule descrittive:

  • produzione sradicata,
  • produzione effervescente,
  • produzione cumulativa o inerte nel senso di Hirschman,
  • produzione embedded (Giddens),
  • autoproduzione,
  • fordismo di ritorno dell’urban farming,
  • i nuovi volani.

La loro spiegazione è nel documento che struttura la discussione. Le sette scansioni tentano di strutturare una lettura del cambiamento. Non sono analoghe. Sono fortemente interpretative. Si tratta di capire se accettarle come quadro di insieme? Riempire di senso e contenuti? Cambiarle?

4. L’ws ha lavorato sulle 7 sezioni, a partire dai casi studio, cercando di mostrare: quale produzione “atterra” concretamente, in quali luoghi? Che tipo di città contribuisce a ridefinire? Quale ruolo dell’azione pubblica?

5. Uno degli obiettivi è interrogarsi – attorno ai modi con i quali le ns discipline sono attrezzate a cogliere i fenomeni che ci interessano; – attorno alla misurazione dei fenomeni come qualcosa cui si può fare ancora affidamento? – attorno al modo in cui debbano essere riformulate le basi informative, posto che queste non sono mai date, ma sono piuttosto giudizi su cosa sia rilevante e per chi.

6. La discussione si è costruita in rapporto ad alcuni snodi, richiamati qui in forma di elenco:

  • un problema di “campo”: la specificità italiana
  • un problema di “campo”: l’economia è stagnante
  • i luoghi: cosa chiedono le imprese ai luoghi, dove “atterrano” se atterrano, la favola semplice dell’incontro con la dismissione, ancora frange urbane?
  • come funzionano le imprese? Di cosa hanno bisogno?
  • il ruolo del supporto spaziale: dove il suolo è importante? dove il suolo non c’entra?
  • nuovi riflessi dell’idealizzazione delle tecnologie (un po’ come negli anni 60, nel modello reviionista inglese, anche se allora, con un nesso importante con le culture del progetto)
  • gli attori: il ruolo degli attori intermedi (o di intermediazione) – la necessità di storie di impresa
  • attore pubblico ancora ostaggio di alti oneri pagati dal privato, ovvero la riproduzione di logiche anni 60
  • social corporate responsability: un diverso welfare?
  • usi, norme e valori
  • conflitti, competizioni (ma anche assenza di conflitti x il blocco delle rendite differenziali: dove rimangono attese di rendite? La fiscalità è ancora l’unica azione pubblica?)
  • il rilievo della produzione agricola, meglio della agricoltura ri-localizzata
  • ritorna l’economia morale di Edward Thompson?
  • il campo dell’urbanistica: inventare/incrociare tools x operazioni circoscritte? Il rischio di incrociare subito tools senza capire i nuovi contorni delle questioni nel rapporto C/P.
  • teorie e micrologie

 

 

 

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