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“Back to the future”. Looking back at the factory town to explore renewed relatonship between producton and space

The aim of the Urban Design Studio 2016/17 (Architecture degree course of the Politecnico of Turin) was to analyze and understand what is left today on the territory of the Fordist city structure. In this sense, Turin can be an important case study to look, not only because in this city is possible to observe how his industrial past was absorbed or denied, but also because here it’s interesting to define what prospects are opened today for the spaces that haven’t been subject to a process by transformation. These spaces now are waiting to be reinserted in the metabolism of the city. Looking at Turin, it is also possible to observe, in a very obvious way, as the structure of the company town wasn’t limited to the Factory but also included a more dense network of spaces related to the residence, to the community welfare and to the infrastructure.  The students, coming from 9 different nationalities and with different cultural backgrounds, have worked in the North area of Turin, in the space that is defined between two rivers (Stura and Dora) and Gulio Caesare road. The way in which these areas were represented, aims to give a different look on this territory. The intention is to create a new scenario that goes beyond its industrial history. In this part of the city, the different layers of urban development are still readable, and they show the different pattern that are been overloding over time. At the end of this experience, we can define three different possibilities of development, or perhaps we should call them scenarios, that build a different way of thinking about this space.

 

L’obiettivo dell’Atelier di Urban Design 2016/17 del corso di Laurea in Architecture del Politecnico di Torino
è stato quello di provare a leggere e capire cosa è rimasto, oggi, sul territorio, del sedime della città fordista. In questo senso, Torino rappresenta un caso esemplare a cui guardare, non solo per osservare come la città abbia assorbito o rinnegato il suo passato industriale, ma anche per capire quali prospettive si aprono oggi, per gli spazi che non sono stati oggeto di un processo di trasformazione nel tempo e che sono in sospeso, in atesa di essere reinseriti nel metabolismo della città. Osservando Torino, inoltre, è possibile osservare, in modo molto evidente, come il lascito del fordismo e il suo deposito sul territorio non si limita alla Fabbrica e all’indotto di imprese che hanno costituito la sua fliera, ma anche ad una rete più densa di spazi legati alla residenza, al welfare comunitario e al sistema di infrastruture che si diramano nello spazio e costruiscono città, al netto delle funzioni specifche, al di fuori del puro spazio produttivo.

Gli studenti, provenienti da 9 nazionalità differenti e con background culturali diversi, con la possibilità quindi di uno sguardo ingenuo e spurio di preconcetti, hanno lavorato sulla zona Nord di Torino, nello spazio che si definisce tra la Stura, la Dora e Corso Giulio Cesare. Il modo stesso in cui questi spazi sono stati rappresentati, ha come obietivo quello di dare uno sguardo diferente su questo territorio ed esprime la volontà di creare un immaginario nuovo che va al di là della sua storia industriale. Questi spazi sono stati dapprima sede dell’ex cinta daziaria, poi dell’infrastrutura per il trasporto merci a supporto di una imponente piastra industriale, infine oggetto di rigenerazione urbana e di inclusione sociale e scenario per ambiziosi programmi di inserimento della linea 2 della metropolitana e per un nuovo spazio di espansione della città.
In questa parte di città, i diversi strati di sviluppo sono ancora leggibili, e mostrano il calco dei mutamenti artcolatisi nel tempo.

Alla fine di questa esperienza, possiamo tracciare tre possibili linee di sviluppo, o forse sarebbe meglio definirli, tre possibili scenari per costruire un diverso modo di pensare lo spazio.

1. FROM SPOT TO NETWORK

Some groups started from the observation of some relevant and original situation on the territory, that being
isolated in a very dense and mixed urban pattern, without visibility, didn’t have the capacity to became a real
attraction for the neighborhood. Working on the public space and their connections, these situations, despite their small size, have the possibility to characterize the neighborhood and become an opportunity for development and attractiveness. The idea is about a small scale project, which works on the space of the road, aimed to redefine his section. The project opens to a new vision on the open spaces, now underutilized because not characterized, not visible. The idea is to create a network on the territory, to links these spontaneus and original elements with the rest of the city.

Alcuni gruppi sono partiti dall’osservazioni delle realtà emergenti caraterizzanti il territorio che però, essendo isolate rispetto ad un tessuto molto denso e misto, non hanno visibilità, né la forza di costituire punto di attrazione reale per il quartiere di Barriera di Milano. Lavorando sullo spazio pubblico e sulle connessioni possibili, queste realtà, nonostante le loro dimensioni limitate, diventano punt focali di sviluppo e di attrattività.
Si tratta di un progetto minuto, che interviene sullo spazio della strada, prova a riarticolarne la sezione, apre nuovi sguardi su alcuni spazi aperti, adesso sottoutilizzati perché non caraterizzati, non visibili, che si prestano in questa soluzione ad essere un supporto per le attività presenti e in espansione nel quartere. L’idea è di creare una rete che metta in relazione gli elementi di effervescenza nati spontaneamente, per aumentarne la visibilità e perché diventino il motore per una maggior connessione con il resto della città.

2. NATURE AS A TOOL

The project consider the presence of the two rivers and their environment, the proximity to the hill and the recognition of an urban surplus completely dismissed as the main infrastructures of the area. The use of plants and green area as an element characterizing the project for someone was a way to take care about the challenges of climate change taking place, for others was a way to give a new vision to a dismissed infrastructure that was considered a boundaries between two parts of the city. In some project the idea was to re-design this infrastrutcture as a collective space or lightweight mobility. In other case it’s a way to return to a radical pre-industrial condition with a re-naturalization project; for others the opportunity to experience rural practices in urban areas.

La presenza di due fiumi e di sponde ripariali che sempre più spesso non riescono ad assorbirne le esondazioni, la vicinanza con la collina e il riconoscimento di un surplus urbano di cui non si sa cosa fare, sono alcune delle  considerazioni da cui nasce questo progeto. La presenza di un fto e al contempo frammentato tessuto vegetale diventa l’elemento caraterizzante il progeto: per qualche studente è stato l’occasione per rispondere alle sfde poste dal cambiamento climatco in ato, per altri un modo di dare una nuova vocazione ad una infrastrutura dismessa che costituiva una barriera tra due parti di città e che può essere invece pensata come uno spazio ad uso collettivo e di mobilità leggera, per altri ancora, un ritorno ad una condizione pre-industriale nell’accezione più radicale della rinaturalizzazione, per altri ancora l’occasione di sperimentare pratiche rurali in spazi urbani.

3. NEW PRODUCTIVE SPACE

The groups that have been worked in this direction, have considered the phenomenon of industrial dismission, more and more pervasive in this part of town, as an ‘opportunity to re-use part of the existing structures’ but also as the possibility of a new development within the pattern of the compact city. The idea is to bring back the production into the city, with a completely new meaning. A new meaning far form the manufacturing narrow but ruthr as an oportunity to give a new identiy to this segment of the city. In fact, for some of the student, Barriera di Milano will become a“food district”, a vision who takes advantage of the proximity to rivers and to the parks, as well from the urban context in which it is located. In this scenario, the “District”, in a broad sense, becomes a place where a lot of activieties turn on and turn off similtaneosly. To renovate the identiyu of the neighborhood we can immagine in the same time the presence of big events, as well as small and daily activities.

I gruppi che hanno lavorato in questa direzione, hanno intravisto nel fenomeno della dismissione, sempre più pervasivo in questa parte di città, un’occasione per riutilizzare in parte le strutture esistent ma anche la possibilità di trovare nuovi spazi di sviluppo all’interno del tessuto denso della cità. Per riportare la produzione in città dunque, in una formula e con un signifcato completamente nuovo. Lontano della manifattura e del concetto stretto di produzioni di beni, ma piuttosto come possibilità di dare una nuova identità a questo luogo.
Per alcuni, infatti, Barriera di Milano può diventare “food district” in linea con le politiche di sviluppo locali, approfitando della vicinanza con i fiumi e con i suoi parchi ma al contempo sfruttando il contesto urbano in cui si trova. In questo scenario il “distretto”, in senso lato, diventa un luogo che si riempie e svuota di attività e signifcato, che può sopportare e supportare grandi manifestazioni ma al contempo ospitare piccole realtà e attività quotidiane alla portata del quartere. Un modo di ridare identità.

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