Skip to content

Squatter. Conflicts and sharing

Recently, a book published by  Shake Edizioni repeats the record of employment movements of ASA in London in the late 60s. The publisher says that the text has long been under observation and only the situation of the last decade has revived the actuality of it . New informal organizations are emerging, raising squatting, in a situation and in a completely different city. In European cities the forms of conflict are intertwined with that of sharing, supported by the values of frugality, creativity and reciprocity: new rhetoric and new mystic whom break epic or comforting genealogies. The following note speaks about of this distance.

A dieci anni dall’avvio della peggiore crisi economica europea, questa l’ipotesi che regge la pubblicazione di Squatter, torna in evidenza l’incapacità delle politiche nel rispondere ad un diritto fondamentale, quello della casa, tornano movimenti collettivi di occupazione, le forme di difesa e resistenza. Un’ipotesi formulata nell’ introduzione di E. “Gomma” Guarneri, a spiegare ragioni e composizione di un volume anomalo. Al centro la cronaca della nascita e dell’azione della London Squatters’ Compaign, un movimento inglese della fine anni 60. Storie poco note, nonostante l’imponente bibliografia in lingua inglese e francese sul fenomeno squatter e l’impegno di studiosi dei movimenti sociali influenti anche in ambito italiano, come Alberto Melucci (Challenging Codes: Collective Action in the Information Age Cambridge University Press: Cambridge, 1996), o Donatella Della Porta (con Mario Diani, Social Movements: an Introduction (second edition) (Blackwell: Maldon, Oxford and Victoria, 2006). L’interesse del libro non si situa nell’ipotesi, sempre un po’ nostalgica e semplificante, di un ritorno, ma nella possibilità che offre di rileggere modi e forme di azioni collettive che trenta anni fa hanno coinvolto numerosi individui e famiglie e si sono diffuse con grande rapidità. Questo libro non è uno studio sociologico, ma una cronaca, o come dirò meglio, sono più cronache. Al centro è la ricostruzione di Ron Bailey («attivista geniale») e protagonista di una serie di indagini, ricognizioni e occupazioni sviluppate a Londra tra la fine degli anni 60 e l’inizio del decennio successivo. Azioni dure tese a radicalizzare il tema e il campo dell’abitare come campo di lotta. Sicuramente azioni complesse che richiedevano sopralluoghi ripetuti; maniacale preparazione; attenzioni per gli aspetti legali; ripristini (abusivi) di forniture di acqua e luce (regolarmente pagate per evitare accuse di furto); tattiche di lotta urbana; coordinamento di famiglie spesso composte da adulti e numerosi bambini; qualche scaltrezza nell’uso dei media. Benché il lessico fosse militare (battaglia, resistenza, arretramento, occupazione), l’azione confluiva indubbiamente in un processo sociale complesso. Nel libro, alla cronaca di quelle lotte si affiancano due contributi di Ken Loach (regista di Caty Come Home, un documentario del 1966 che ha avuto forte riscontro pubblico), uno stralcio di Lotta Continua (Prendiamoci la città, n. 10, 11 giugno 1971)  e uno stralcio da L’erba Voglio n. 2 settembre 1971 di Lea Melandri (Via Tibaldi e il comunismo), sull’occupazione di Via Tibaldi a Milano, episodio ritenuto rivoluzionario: non solo affermazione di un intervento politico fuori dalla fabbrica, ma costruzione positiva di una scheggia di utopia comunista. Fuori dalle istituzioni, dalla società, dalla fabbrica (anche se sostenuta da alcune istituzioni, quali, ad esempio, la Facoltà di Architettura di Milano nel suo corpo insegnante e studentesco). Chiude il volume un’altra cronaca, quella delle occupazioni del quartiere popolare San Lorenzo a Roma nel 2002 (Action, di Andrea Alzetta, “Tarzan”). L’effetto è straniante. Non per frammenti che ricongiungono in un balzo 30 anni. Né per il ruolo attribuito alla povertà («abbiamo scoperto che i poveri eravamo anche noi. E da noi partimmo», Roma San Lorenzo). E neppure per le mitografie delle lotte che a Londra (come nell’austera Ginevra, o Berlino o in molti altri luoghi) si sono nel frattempo consolidate. Ma perché l’ipotesi sottolinea uno scarto che non possiamo trascurare. Fino a quando le società erano, come la Londra della fine anni 60, o la Milano del 1971, più autoritarie, ma anche più caotiche, quei movimenti presumevano di poter offrire la tutela di un mondo comune, non solo qualche forma di resistenza. Da quando l’ordine sociale penetra ogni aspetto della vita quotidiana (questa è la condizione di crisi degli ultimi dieci anni) è difficile immaginare che quelle azioni possano avere un ruolo simile. Quando ci sono e si ripetono come contrasto all’espulsione (anti-gentrificazione per usare un termine abusato) a Madrid, ad Atene e anche a Roma, deflagrano in traiettorie divergenti. Ma soprattutto si raccontano entro i valori e le retoriche del partage, dello stare «entre nous». Un «entre nous» radicale, ma non meno ecumenico di quello rivendicato negli eco-quartieri, nei co-housing, e negli associazionismi di vario tipo sparsi un po’ ovunque nelle città europee. I cui protagonisti sono soggetti dotati di buon capitale culturale e sociale. E certo poco eversivi. La fenomenologia del conflitto si intreccia con quella della condivisione, sostenuta dai valori di frugalità, creatività, reciprocità: nuove retoriche e nuove mistiche che infrangono consolatorie o epiche genealogie.

 

Cristina Bianchetti

 

 

Ron Bailey, Squatter. La vera storia degli occupanti di case a Londra, A cura di E. “Gomma” Guarneri

Traduzioni: Serena Zonza, Sandrina Murer

Shake edizioni, Milano, (s.d., ma 2016), pp. 256, € 15,00

Advertisements
No comments yet

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: