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Post gentrification scenarios

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“Contemporary gentrification is varied and defies more singular definitions because gentrification now occurs in a variety of sites and takes a myriad of forms.”

The goal of this paper is to investigate the gentrification phenomenon in Berlin’s central districts through the locational dynamics analysis and the observation of relative effects on this territory. Taken for granted this phenomenon’s mutability, the main purpose is to understand the actual “post gentrification” scenario. Thinking at the varieties that characterize this city, in terms of cultural spaces and practices, the way of living and relating – each community with his own neighborhood-, those physical places which are connected with the past and those which cut any ropes, we can assume this territory as point of contact between to identities, space and time. Although conceived as an area hit by persistent transformation dynamics, it has some aspects which are time-resistant and not necessarily classified as normalization. Those categories which remains still in this post- gentrified scenario, can be rationalized and identified in their peculiarities, being able to predict the action toward then, aimed not to change the balance but to enhance the quality.

Scenari post gentrificazione

A partire dagli anni Sessanta, ovvero dalla prima definizione di Ruth Glass, che definiva il suddetto fenomeno: “una trasformazione innanzitutto abitativa, che genera ricambio di popolazione, trasformazione degli interni e modifica della natura sociale del quartiere”;
la nozione di gentrificazione ha subìto in quattro decenni di analisi sistematica un’evoluzione che l’ha portata ad assumere al giorno d’oggi un significato più ampio che ha portato alcuni a ri- identificarla con “la produzione dello spazio urbano per utenti progressivamente più ricchi” (o ad attribuirle denominazioni differenti a seconda di come viene declinato oggi il concetto più ampio di “gentrificazione contemporanea”).

Questa posizione che verrà approfondita in seguito, rappresenta uno degli stadi finali di un tentativo di periodizzazione attraverso la quale è stata analizzata la fase evolutiva e caotica di questo processo, che rimane tutt’ora un problema irrisolto.
Che si tratti di ondate o fasi quindi, il metodo che è stato applicato per fare chiarezza su questo fenomeno è stato per l’appunto caratterizzato da una suddivisione in fasce temporali, aventi come caso studio empirico alcuni quartieri di New York (East Village, Lower East Side..) e applicato ad altre situazioni urbane.

La gentrificazione è stata anche messa in relazione in letteratura con una molteplicità di fenomeni: l’emergere di una classe creativa metropolitana, l’erosione degli spazi pubblici, le nuove forme di cooperazione (cohousing, coworking); le prospettive analitiche che muovono all’interno di riflessioni sociologiche, politiche ed economiche ma anche della dimensione spaziale, degli effetti urbani, delle dinamiche di inclusione ed esclusione, delle forme di riuso e del nuovo significato delle parti connesse alla diffusione di questi spazi.
Scarso è ancora tuttavia l’interesse nel distinguere le peculiarità che qualificano questo fenomeno a partire da un caso studio specifico (a livello macroscopico di città, o microscopico di quartiere) quanto invece è molto più comune osservare in letteratura la descrizione di un modello la cui applicazione prescinde dal caso studio specifico.

Lo studio di questo fenomeno attraverso la periodizzazione nelle fasi che lo costituiscono è stato affrontato negli ultimi decenni da diversi autori sia in modo parallelo tra di loro con punti di vista critici differenti sia in maniera complementare. Dal confronto con questi autori risultano nettamente individuate in linea di massima quattro fasi: le prime tre, teorizzate da Hackworth & Smith nel 2001 e la quarta individuata nel 2008 da Lee, Slater e Wily mentre in maniera complementare, Sharon Zukin, individua allo stesso modo questi quattro stadi in termini di trasformazione del capitale, da culturale ad individuale/simbolico.
Durante le prime tre fasi, avviene come risaputo la progressiva trasformazione del quartiere (in partenza socialmente svantaggiato e abbandonato) da parte di giovani istruiti attirati dal basso prezzo degli affitti e dalla possibilità di sperimentazione, la fase di mezzo è quella determinante dal punto di vista mediatico, in cui il quartiere comincia ad attirare l’attenzione anche dei turisti, viene anche denominata ‘di ancoraggio’ e in alcuni casi è caratterizzata dalla realizzazione di incubatori culturali; solo dalla terza fase in poi assistiamo invece ai fenomeni di dislocazione causati dall’aumento degli affitti e dei terreni e dall’arrivo dell’industria del real estate.
A partire dalla quarta fase, le misure di ammodernamento per la vendita o l’innalzamento degli affitti è realizzata. Le ondate successive possono verificarsi solamente in presenza di persone interessate a pagare un prezzo extra per la posizione “particolare” o per un edificio a sua volta caratterizzato da qualità “singolari”, che vanno a costituire una forma di capitale simbolico. Gli abitanti in questa fase usano quindi parte del loro capitale economico per acquisire valore simbolico nell’ottica di semplici dinamiche di distinzione sociale.

In alcuni casi specifici, in riferimento ad esempio ad alcune situazioni verificatasi in quartieri di Londra e prese in analisi in dettaglio dagli studiosi, sono emerse delle caratteristiche evidenti che hanno fatto sì che emergessero nuove denominazioni. La sovrapposizione di un’ondata ad una precedente ha assunto ad esempio nel caso di Londra le caratteristiche di una “regentrification” (Butler & Robson, 2003) o in altri casi di una “supergentrification” (Butler & Lees, 2006).
Davidson & Lees, nel 2010 sostengono invece l’idea che i processi che scatenano la gentrificazione nella sua accezione tradizionale siano cambiati, che questo fenomeno sia maturato nell’ultima decade, che operi in un nuovo contesto e che quindi sia politicamente fuorviante il termine “residentialisation” coniando in risposta il termine “New build gentrification” ampliandone il significato tradizionale e denunciando in maniera più diretta e contestualizzata questa forma gentrificazione maturata che si basa sulla riduzione dell’offerta di housing pubblico e che andrà via via crescendo escludendo progressivamente anche la classe media.

Da questo ultimo esempio risulta evidente l’importanza di un’approccio critico che contestualizzi il fenomeno dal punto di vista storico, ma che anche ne individui i caratteri che lo contraddistinguono in un preciso caso a scapito dell’impiego di un modello generico.

Tentativi di inquadrare gli aspetti contemporanei di questo fenomeno a Berlino sono già riscontrabili in letteratura, definita “a prima vista, un laboratorio per tutte le variazioni di gentrificazione contemporanee che si possono conoscere dalla letteratura internazionale”
Al fine quindi di comprendere meglio questo fenomeno a livello locale, sono stati presi in esame alcuni dati di sfondo che riguardano in primo luogo le specificità del mercato immobiliare berlinese, in secondo luogo il percorso e le dinamiche in cui si è manifestata la gentrification nella capitale tedesca nelle ultime due decadi.

Il mercato immobiliare berlinese è dominato dagli affitti, solo il 14% del totale degli appartamenti è infatti utilizzato proprietari. Più del 60% del settore degli affitti appartiene ed è gestito da proprietà private e compagnie mentre circa il 24% è invece gestito da associazioni che sostengono l’housing pubblico o le cooperative. A lungo Berlino ha rappresentato l’immagine della città con affitti bassi e altrettanto bassi costi di vita se paragonata ad altre città tedesche ed europee.

Negli ultimi anni lo scenario è andato progressivamente a modificarsi e gli affitti sono infatti aumentati in media del 23% rispetto al 2003. Il problema è andato aggravandosi con l’aumento demografico che si è registrato nella capitale negli ultimi anni: al momento si registrano 3,56 milioni di abitanti (2,04 milioni di proprietari) e solo 1,89 milioni di appartamenti, dal rapporto si evince che solamente il 92,7 % delle famiglie possiede o affitta un appartamento (contro il 104 % degli inizi del 1990).

Parallelamente, il fenomeno della gentrificazione è andato diffondendosi sempre più rapidamente tutta l’Innerstadt nel corso di vent’anni. Si ritiene quindi, che il tema della gentrification a livello di città sia andato sempre più diffondendosi, assumendo un ruolo centrale nei dibattiti pubblici che riguardano la capitale ma diventando anche un argomento di conversazione di tutti i giorni, specialmente dal momento in cui quasi tutti i quartieri della Innerstadt risultano coinvolti.

Tuttavia “(…) le varietà di gentrification che si possono trovare a Berlino puntano verso la necessità di mettere le storie di pianificazione locale nel centro dell’osservazione analizzando localmente le condizioni dei mercati immobiliari nelle regolazioni delle politiche urbane”. 
Il quartiere di Kreuzberg ad esempio si è sviluppato sotto il controllo di una precisa linea di condotta chiamata “careful urban renewal”, che tutelava gli edifici pre-esistenti, la composizione sociale della popolazione e incoraggiava la partecipazione dei cittadini. Essa era inoltre era basata sull’impiego estensivo di soldi pubblici e sul trasferimento dei terreni ad enti pubblici.

Il prezzo degli affitti di questi edifici rinnovati con soldi pubblici che al momento non sono più soggetti a leggi di controllo, è salito considerevolmente. Le dinamiche di rivalutazione in Kreuzberg, possono così essere riassunte in un sostanziale aumento dei prezzi degli affitti per nuovi accordi di affitto. Processo analogo a quello avvenuto nei quartieri centrali di Brussel definito “rental gentrification”; allo stesso tempo è stata riscontrata una notevole diminuzione delle unità per un numero fisso di 100 abitanti nell’area (dal 91% all’83% solamente tra il 2005 e il 2009), il che si traduce in un sovraffollamento degli appartamenti. In base a questi dati risulta che gli abitanti di Kreuzberg condividono un appartamento in maniera più frequente che in altre parti della città, il che questo tipo sono chiamati “dislocamento da lifestyle”.

Assodata la mutabilità di questo fenomeno si ritiene che il quartiere di Kreuzberg possa rappresentare, nelle varietà che costituiscono questo territorio, in termini di spazi culturali e di esercizio, di modalità che riguardano l’abitare e il vicinato, di luoghi produzione della memoria e di quelli che invece tagliano i ponti con il passato, un punto di contatto tra entità spaziali e il tempo, andando a costituire un territorio che risulta investito da dinamiche di trasformazione continue ma che presenta tuttavia degli aspetti resistenti sia al cambiamento sia ad una normalizzazione. Ciò che resta immobile in questo scenario post-gentrificato, si ritiene che possa essere razionalizzato e individuato nelle sue peculiarità con uno sguardo progettuale che sarà in grado di prevederne gli interventi orientati verso una fase successiva e finalizzati a non alternarne gli equilibri ma ad esaltarne le qualità.

Rossana Schiraldi

Riferimenti bibliografici:

Amin, Thrift, Città, Ripensare la dimensione urbana, Il Mulino, 2005.

Andrej Holm, Auf dem Weg zum Bionade-Biedermeier. (Sub)kulturelle Aufwertunglogiken in Gentrification-Prozessen, Frankfurten Student_innen Zietschrift, 2009.

Holm, “Die Wohnungsfrage, Berlins Gentrification Mainstream” lezione sulla mostra e conferenza 
“Die Wohnungsfrage” im Haus der Kulturen der Welt 23-24 Oktober 2015.

Bernt, Grell, Holm, The Berlin Reader. A Compendium on Urban change and Activism, Transcript Verlag, 
Bielefeld, 2013.

Bianchetti, Cristina, Il Novecento è davvero finito. Considerazioni sull’urbanistica, Il Mulino, 2005.

Lees, Davidson, New-build `gentrification’ and London’s riverside renaissance, Environment and 
Planning A, 2005.

Semi, Giovanni, Gentrification. Tutte le città come Disneyland?, Il Mulino, Bologna, 2015

 

Photo credit: © Robert Montgomery, All Palaces (Stadtbad Wedding – Berlino, distretto di Wedding)

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