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Leonardo Benevolo (1923-2017)

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Leonardo Benevolo (1923-2017) was an architect, urban planner and theorist of the  Twentieth Century. Author of a wide bibliography and some basic texts for our disciplines, he has had an extraordinary influence in the training courses of generations of students. In view of his outstanding legacy and the remarkable proliferation of writings, commendations and memories on his intellectual work and its human and professional figure, it seems relevant here make memory through some thoughts emerged within a debate held with young students of architecture.

Leonardo Benevolo (1923-2017), architetto, urbanista e teorico, autore di un’ampia bibliografia e di alcuni testi fondamentali per le nostre discipline, ha avuto un’influenza straordinaria nei percorsi di formazione di generazioni di studenti. A fronte del notevole proliferare di scritti, encomi e memorie sul suo lavoro intellettuale e sulla sua figura umana e professionale, ci pare qui rilevante farne memoria attraverso alcune riflessioni emerse entro un dibattito svolto con giovanissimi studenti di architettura.

Se da un lato il suo ruolo, costitutivo del pensiero urbanistico contemporaneo, ha negli ultimi anni riflettuto anche sulla profonda crisi di identità della figura dell’urbanista e sulla fine dell’interesse della società per questa disciplina,  la sua stessa persona e vicenda mettono in luce la capacità di collocarsi all’interno del dibattito pubblico e politico rivendicando competenze e professionalità che oggi sembrano perse a diverse scale e livelli.

Contemporaneamente, Leonardo Benevolo è spesso annoverato tra coloro che hanno saputo innovare modi e forme del pensiero urbanistico. Basti ricordare il testo forse di maggiore successo, tradotto in molte lingue: “Le origini dell’urbanistica moderna” (Laterza 1963), uno studio ancora in grado di muovere questioni e riflessioni tra le nuove generazioni di giovani studenti, come nel dibattito di cui si riportano, di seguito, alcune note.

In quel testo, secondo letture che si distanziano da esso di più 50 anni, ciò che emerge è anzitutto “la ferma contrapposizione all’idea di un’urbanistica subordinata alla politica, credendo invece in un’unione fra politica e urbanistica in grado di ripensare il futuro della città”. A fronte dello spartiacque che Benevolo individua nel 1848, per cui la disciplina “si configura sempre più come tecnica al servizio del potere diventando parte di una nuova ideologia conservatrice”, sono le utopie di Saint Simon, di Fourier, di Owen a riaprire il pensiero della città verso una capacità “riparatrice”, come “esperienza a posteriori capace di sanare danni e disordini generati dagli squilibri e dagli inevitabili conflitti sociali apportati dal passato”. Ciò che ancora oggi è in grado di muovere il pensiero di chi studia  il progetto del futuro della città è, in ultima istanza, proprio la possibilità di generare il cambiamento. Il tentativo, spesso utopico, di immaginare una migliore città e società attraverso il progetto dello spazio, senza scendere a compromessi con la politica, senza adagiarsi in posizioni ancillari, ma intraprendendo un fermo dialogo che sa talvolta di nostalgici attivismi o di sognanti idealismi.

E’ proprio questa dimensione estremamente onirica e utopica, coniugata a un cosciente e radicale impegno politico, e a una inesausta pratica tecnica professionale a fare ancora oggi, di Leonardo Benevolo, uno dei più discussi, ma anche dei più largamente stimati e citati, maestri dell’urbanistica contemporanea.

 

Photo credit: “Plastico quartiere San Polo, Brescia” – Studio Architetti Benevolo

 

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