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European Territories

Below some schematic notes for the construction of a research project on European territories. The notes were discussed in an internal seminar, at Politecnico di Torino, on July 19.

Le ricerche avviate negli scorsi anni hanno costruito la convinzione che i complessi processi di ridefinizione delle economie e le immigrazioni agiscano in modo diverso, ma con effetti convergenti sui territori europei. Per esempio, incrinando profondamente le politiche di sostegno e di ridistribuzione delle risorse. Ovvero il patto sociale che si è retto sul welfare nella seconda parte del 900. Intendiamo proporre alcune piste di riflessione su questi temi, confrontandoci con la letteratura internazionale.

Di seguito tre insiemi di ipotesi che guidano la lettura del cambiamento. Le ipotesi servono a delimitare il campo e costruire priorità.

Inerzie e fragilità strutturali – prima ipotesi

Una geografia economica a scala globale e una struttura del capitale rigida, rendono difficile adattarsi in tempi rapidi a nuovi modelli di sviluppo: i processi economici che osserviamo sono ibridi, nonostante il grande rilievo dato a nuove forme del lavoro e della produzione (che sembrano incidere in misura molto limitata).

L’accumulazione finanziaria (con il distacco dalla produzione), l’eccesso di accumulazione immobiliare (grandi gruppi, ma anche famiglie), la mobilità di capitali finanziari alla ricerca di rendite, rendono difficile immaginare livelli di crescita e benessere simili a quelli degli ultimi decenni del secolo scorso.

Nel contempo invecchiamento e diversa composizione delle popolazioni hanno già prodotto (e continueranno a produrre) un radicale mutamento della struttura demografica e dei bisogni. Non è solo questione di risorse, ma di un radicale mutamento culturale, sociale, istituzionale e politico.

Il «consumo del mondo» – seconda ipotesi

Le nuove forme della produzione manifatturiera (colonizzazioni e delocalizzazioni) faranno crescere numero e estensione di dismissioni (di spazi, manufatti, infrastrutture, territori): un fenomeno che sarebbe sbagliato relegare alla fine del secolo scorso. E che ha oggi dimensioni di eccesso (Biella) o anomale rispetto a quella stagione.

Accanto a ciò sono evidenti gli scricchiolii del supporto fordista nelle sue parti industriali e residenziali. Torino, san Donato, Zingonia rappresentano tre andamenti esemplari nella loro distanza reciproca.

Le nuove popolazioni introducono una modifica radicale: la popolazione europea sembra polarizzarsi attorno ad una popolazione autoctona sempre più anziana e a nuove popolazioni giovani immigrate che tornano a riempire gli stessi spazi “alleggeriti” della città.

I temi della povertà hanno strettamene a che fare con l’abitare e richiedono ricerche specifiche (esemplare la recente ricerca di Matthew Desmond Evicted. Poverty and Profit in the American City, Crown Publishers, New York, 2016)

Il rischio maggiore di queste leve incrociate (economica, migratoria e di impoverimento) è quello di accelerar la disarticolazione del tessuto inclusivo della città, dei processi di disaffiliazione (per dirla à la Castel). Diminuisce la possibilità di appartenenza e di agency dei cittadini (logiche dell’inimicizia, dell’insicurezza, del sospetto …). Dinamiche di divisione che (abbiamo visto nelle ns ricerche) possono passare anche attraverso le buone intenzioni del partage

Territori europei (terza ipotesi)

I territori europei sono oggi più complicati che alla fine del secolo scorso: cambia la loro grana; troviamo assieme processi di depotenziamento e patrimonializzazione; sono segnati da concentrazioni, ma contano più i luoghi; sono normativamente densi ma ammettono forme di innovazione. Abbiamo osserva tutto questo nella ricerca Territories in Crisis. Urbanism and Architecture Facing Changes in Europe i cui materiali sono pubblicati in questo blog e nel volume omonimo pubblicato da Jovis nel 2015.

Questi aspetti non implicano solo un lessico e un immaginario rinnovati. Né solo nuove forme d’azione politica. Il mutare dei territori che osserviamo parla del modo in cui, oggi, concepiamo diritti e doveri; pensiamo l’uso delle istituzioni e il loro funzionamento; sentiamo di essere parte di una collettività. In questo senso ha significato tornare oggi a riflettere sull’Europa

Le piste di indagine che intendiamo proporre si muovono da quei tre ampi insiemi di ipotesi (che come si è detto, includono, ma anche escludono temi). Hanno oggetti differenti e un comune e consolidato stile di lavoro che: 1.  media la costruzione di quadri conoscitivi quantitativi e comparativi con una pratica di indagine su casi, messa a punto in una consolidata esperienza di ricerca, più di ordine qualitativo e fortemente orientata dalle domande di soggetti esterni; 2. evidenzia questioni cruciali in ordine all’emergere di nuovi rapporti tra economia, popolazione, territorio;  3. costruisce le premesse per una allargata discussione pubblica, intesa come strumento non solo di diffusione degli esiti delle ricerche, ma di validazione/confutazione a mezzo del confronto con i soggetti istituzionali e sociali.

 

Cristina Bianchetti

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