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La Ville Fragile

What did happened to the Fordist City? It’s usually to answer this question evoking different settlement patterns (dispersed, lenticular, minute), on the other side calling  epochal changes (shrinking, retreat, dismission) or deconstructing the urban imaginary and its postmodern aesthetics.

Fifty years from the first creaking of the Golden Age it is questionable not only what are the other forms of the Fordist City, but what specifically is, in our cities, of that spatial support, hard and tough, built by the production and regulation systems of capitalism at its apogee.

 

Che ne è oggi della città fordista? Si è soliti rispondere a questa domanda evocando da un lato diverse forme insediative (disperse, lenticolari, minute), dall’altro richiamando epocali movimenti (shrinking, abbandono, dismissione), dall’altro ancora decostruendo immaginari urbani nutriti dall’estetica postmoderna e dal “nuovo spirito del capitalismo”.
Immaginari che, dal progetto del Parc de la Villette in qua, segnano l’abbandono del paradigma della città industriale. Ma a cinquant’anni dai primi scricchiolii della Golden Age è lecito chiedersi non solo quali sono le forme altre della città fordista, ma cosa specificamente resta, nelle nostre città, di quel supporto spaziale, duro e resistente, costruito dai sistemi di produzione e regolazione del capitalismo al suo apogeo.

L’ipotesi che regge questo esercizio progettuale è che la città fordista sia, più che altre forme urbane, una Ville fragile. Ovvero che la fragilità si palesi specificamente laddove si esibiva robustezza, inerzia, forza. Che lì si renda più evidente l’erosione delle forme di convivenza ereditate dal Novecento. In termini ancora diversi, che nella città fordista si riesca a cogliere meglio che altrove, una sorta di microfisica delle trasformazioni spaziali e sociali: scricchiolii, piccoli sussulti, scarti negli spazi interstiziali che incrinano il supporto duro della città e segnano una stagione radicalmente diversa da quella della riqualificazione urbana. Quando si riteneva che la città potesse cambiare per parti estese e riconoscibili.

La città di Torino rappresenta un campo di indagine privilegiato per cogliere le forme di cambiamento. Innanzitutto perché Torino è la più importante (forse unica) company town nel nostro paese. In secondo luogo, perché è la città che ha perseguito una forma sintetica e radicale della propria auto-rappresentazione: città fabbrica, città delle politiche sociali, città dei giochi olimpici, città della cultura. Una auto-rappresentazione che avviene per scostamenti successivi e vuole, ogni volta, riaprire una differente dimensione delle politiche, dei progetti, dei modi e delle forme dell’abitare.

Come intercettare la microfisica delle trasformazioni spaziali? In mancanza di un termine migliore, utilizziamo il termine traversées. Rileggiamo la città di Torino come uno spazio segnato da alcune traversées. Questo termine indica un attraversamento non solo fisico, materiale, ma anche figurato. Il predicato (traverser) ha più significati: attraversare, balenare, passare attraverso, ostacolare e il suo sinonimo (noyauter) indica un’azione che introduce agenti provocatori, elementi sobillatori. Si può pensare dunque ad una traversée come ad uno spazio connotato da una certa densità di agenti provocatori, ovvero da fenomeni, spesso micro, che cambiano il tessuto urbano e i suoi usi, non attraverso un grande ribaltamento, ma attraverso la loro presenza diffusa.

Una traversée è una porzione di territorio urbano posto indifferentemente nello spazio della città. Una porzione non definita dalle sue dimensioni, non necessariamente continua, non necessariamente retta da un asse infrastrutturale o da altro elemento fisico, materiale. Una porzione di territorio urbano sufficientemente articolata e composta da  spazi edificati e spazi aperti, residenziali o di altro tipo. Ciò che connota specificamente  questi spazi è la presenza di piccole trasformazioni (agenti provocatori) che inducono qualche reazione: nuove configurazioni, nuovi usi, movimenti di resistenza. Le trasformazioni sono modifiche negli usi o nelle configurazioni materiali dello spazio collettivo o individuale, pubblico o privato, aperto o edificato. Esse rendono possibile cogliere una modifica complessa dei caratteri del territorio urbano.

Le traversées costruiscono un diverso sguardo sulla città e costruiscono diversamente il progetto. Sono indagate attraverso una doppia strategia. Una strategia che parte dai luoghi, porta a privilegiare dimensioni e caratteri specifici di ciascun luogo, de-costruirne attentamente i materiali, gli usi, le forme di appropriazione, le astuzie che lo riscrivono incessantemente. La microfisica delle loro trasformazioni. E una strategia che parte dalla Ville Fragile, ovvero dalle questioni che essa pone e che obbligano a misurarsi con un approccio più complesso. Le due strategie valgono assieme. Il progetto urbano ripercorre di continuo e nei due sensi le scale spaziali, le singole storie dei luoghi, i modi nei quali si riflette in essi il potere, i loro caratteri di esposizione e di intimità, gli statuti  di pubblico e privato, le pratiche che li riguardano: le astuzie , le consuetudini, gli usi. Ma anche il modo in cui i luoghi sono forzati, mutati o pongono resistenza alle questioni che li attraversano.

L’Atelier di Urban Design del III anno del Corso di laurea in Architettura si propone di riflettere su ciò che resta della città fordista, indagando, a mezzo del progetto, sette traversées, diversamente localizzate nella città di Torino. Nelle forme dell’indagine e della progettazione spaziale introduce concetti, strategie e strumenti propri del pensiero urbanistico contemporaneo. Insieme, induce ad una riflessione sul ruolo del progettista nell’interpretare e dare forma a sistemi urbani complessi. In questo si allinea ai corsi di Urban Design delle scuole europee.

 

 

Manifesto dell’Atelier di Urban Design del III anno del Corso di laurea in Architettura, Poliecnico di Torino, a.a. 2015-2016. Professori Cristina Bianchetti e Roberta Ingaramo. Assistenti: Michele Cerruti But, Valerio Fogliati, Agim Kërcuku, Eloy Llevat, Luis Martin Sanchez, Ambra Seghesio, Ianira Vassallo. 

 

 

Photo credit: Archivio Fotografico – Vector banner orizzontale: zona industriale della città, con fabbriche, raffinerie e centrali elettriche

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