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Exploring Urbanism Crucial Issues (1)

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The Urbanism Course was this year focused on five major crucial issues of the urbanistic project. Various inquiries carried out by students together with the help of the professor and tutors tried to explore the theme on infrastructures, ecological nets, dismantling processes, public space and living. With the main aim of enlightening how uses, temporalities and processes become part of the urban design, which were discussed in a public seminar last January

La dismissione del suolo e sottosuolo. Una riflessione sul tema della dismissione e del riciclo delle infrastrutture legate alla mobilità

Il tema della dismissione e del ripensamento delle infrastrutture costituisce un campo progettuale sul quale si è esercitata una buona parte della cultura urbanistica contemporanea. L’infrastruttura coincide con una forte immersione di capitale fisso sul territorio, seguendo logiche di costruzione spesso autonome e contribuendo ad una redistribuzione di significati e valori ai territori che attraversa.

I due lavori esplorano il tema del rapporto tra infrastruttura e città a Torino e il modo in cui un’ipotesi di trasformazione e riqualificazione della città si appoggia alle forme e alle potenzialità dei tracciati della mobilità.

Lavorare lungo l’asse del tempo, cioè su ciò che precede e ciò che segue una dismissione, non può più essere assunto come esperienza fondamentale. Un ampio dibattito sul riciclo dell’infrastruttura ragiona sui cicli di vita e ciò mostra una diffusa insoddisfazione verso sequenze temporali non sempre in grado di trattare gli scarti (nel senso meccanico del termine) che i processi di dismissione generano.

Gli esiti di questo studio mettono al centro non tanto il riconoscimento di alcune fasi temporali, quanto il riarticolarsi dei rapporti tra infrastruttura e città in stati: in primo luogo segnato da attivazione e uso dell’infrastruttura, successivamente dalla sua dismissione e da un uso diverso da quello iniziale. Individuare per ogni ciclo di vita le possibili relazioni con la città significa prestare attenzione al mutare di temi, usi, significati connessi ad uno o all’altro ciclo di vita dell’infrastruttura.

Il caso del tunnel di via Stradella esplora le possibilità di dismissione nel sottosuolo, osservando ciò che rimane di un tratto di ferrovia interrata reso inutilizzabile dal forte dislivello rispetto al piano del Passante Ferroviario. Il tratto interrato va dalla stazione Dora fino a Madonna di Campagna, un frammento del tracciato ferroviario Torino-Ceres lungo quasi 1.8 km, che in seguito ai piani dell’amministrazione diverrebbe inutilizzabile. Quasi la totalità del tratto dismesso è sviluppata in galleria, un sotto-suolo fatto non solo di materiali geologici, ma di una più complessa stratificazione. Un’esplorazione spaziale lungo una sezione verticale ragiona sullo spessore del suolo tenendo conto contemporaneamente di ciò che avviene al di sotto e al di sopra di esso. La riflessione vuole muovere il progetto a partire da un orientamento verticale, anziché orizzontale, in cui lo spessore non è un aspetto residuale, bensì una dimensione del progetto di cui è necessario tenere conto.

A pochi metri di distanza troviamo un altro caso di tracciato ferroviario dismesso,  il trincerone di via Gottardo e via Sempione. Abbandonato da anni, è una trincea lunga 2 km, che ha come estremi le aree dismesse di scalo Vanchiglia e la nuova Spina 3. Per anni si è configurata l’idea di un nuovo parco lineare che avrebbe unito il parco Sempione ai parchi fluviali con oltre un milione di metri quadrasti di aree desinatene a residenze e servizi. Negli ultimi anni questo destino sembra sempre meno praticabile. Il lavoro svolto prova a comprendere e scassare l’immagine di questo progetto continuo, prediligendo una riflessione per parti, immaginando il tracciato come un insieme di spazi che generano altri spazi.

A valle di questo studio emerge con più forza una questione sulla radicalità che la dismissione di un’infrastruttura assume in un periodo di crisi economica, in cui l’orizzonte delle questioni urbane muta con un’intensità pari e inversa a quella del boom economico. Una crisi che sta indebolendo rapidamente l’importante infrastruttura territoriale che differenzia l’Europa da altri contesti geografici. La dismissione dà luogo spesso a spazi irrecuperabili, a scarti, a manufatti e spazi che non hanno sufficiente valore per essere recuperati, né hanno il valore simbolico della rovina che li lascia a testimonianza di un sistema produttivo passato. Crediamo che questa dimensione estrema della dismissione necessiti di essere osservata con molta attenzione e richieda un rinnovato linguaggio e rinnovate categorie e strumenti d’intervento.

Agim Kërçuku

 

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1.5

 

Reti ecologiche a Torino sud

Affrontare temi legati al paesaggio e all’ecologia in relazione alle trasformazioni di ambienti urbani ha implicato, alla fine del Novecento, un’importante ridefinizione delle tecniche, delle culture e dei valori propri del progetto urbanistico. A Torino, come altrove nei paesi occidentali, si sono messe in campo nuove attenzioni supportate da politiche sensibili a temi di tutela ambientale e da azioni tese a tutelare spazi urbani ritenuti rilevanti in ragione del loro valore naturale. Entro questo quadro sono da collocare i due luoghi indagati nella parte sud della città. Ciò che li distingue è la prossimità ad un corso d’acqua: il torrente Sangone nel primo caso, il Po, nel tratto di Moncalieri, nel secondo. Tale prossimità determina una specificità dei luoghi che consente di decifrare le pratiche e gli usi (prevalentemente produttivi) che connotano i suoli. Suoli segnati da un importante valore ambientale, capace di definire innanzitutto il territorio del fiume come una infrastruttura naturale (parte di una più ampia rete ecologica), seppure di carattere profondamente urbano. L’indagine dei due sistemi territoriali non si sottrae a questa lettura, ed all’affermazione di un progetto che non può non avere il paesaggio come punto di partenza.

Il Sangone è una piega che raccoglie a sé insediamenti abusivi, spazi aperti di tipo agricolo, spazi dismessi, parchi, attività produttive, reti stratificate di mobilità lenta e veloce. Un territorio ad oggi investito da molteplici attenzioni, seppure prevalente resta quell’attenzione che lo contempla quale grande serbatoio di naturalità. Il peso di questa contemplazione, ed il racconto delle grandi qualità ambientali e paesaggistiche dei luoghi, ne fanno uno spazio altro, quasi eterotopico se non fosse per alcuni tasselli minimi capaci di costruire ambiti anche urbani (sostenuti peraltro dalla vicinanza di grandi complessi residenziali e diffusi tessuti produttivi).

Lungo il Po, subito prima del tratto torinese, una fine indagine cartografica coglie caratteri di un territorio naturale discontinuo, continuamente scavato da sequenze di spazi privati, quasi segreti, nascosti. Per lo più sono cave, che nell’insieme sembrano comporre un grande bassorilievo artificiale. La bassa inerzia che contraddistingue questi luoghi, ovvero la loro continua modificazione, spinge a muovere riflessioni sul significato della dismissione di grandi spazi produttivi non costruiti, sui cicli di vita che essi attraversano, sulla possibile loro fruizione e riappropriazione pubblica. Una restituzione alla grande scala permette di osservare il ritmo e i materiali che costruiscono il territorio: gli insediamenti, la presenza di piccoli corsi d’acqua e dei canali di irrigazione, di spazi agricoli e cascine. La fitta rete di relazioni che si stabilisce tra questi materiali urbani, le pause e le accelerazioni che ne scandiscono i tempi, aprono a riflessioni sulla trasformazione di luoghi in cui spazio e tempo risultano essere caratteri del progetto difficilmente eludibili.

Quirino Spinelli

 

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2.4  2.5

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Urbanism Course – 2nd year – Architecture Bachelor Degree, Polytechnic of Turin. Academic Year 2015-2016.

Professor Cristina Bianchetti. Teaching assistants: Michele Cerruti But, Agim Kercuku, Eloy Llevat, Alice Rosiello, Quirino Spinelli, Ianira Vassallo

Students: Giulia Massenz, Marta Locarno, Antongiulio Lizzio, Lorenzo Maritan, Luca Lagorio, Riccardo Mattioli, Edoardo Fata, Elena Giaccone, Stefania Iraci Sareri, Marzia Martinelli, Simone Rando, Alessandra Viotti, Elena Taliano, Alessandro Scarfiello, Alessia Maniaci, Sabrina Iamonte, Matteo Marrara, Manuela Reitsma, Giorgia Tonello, Luis Andres Valencia Vasquez, Eleonora Savio, Pietro Tarozzo, Pietro Mattasoglio, Andrea Alfredo Merola, Edoardo Oberto, Alessio Marvelli, Alessandro Cirlincione Palumbo, Federica Cerchiaro, Grazia Cione, Marta Cambone, Francesco Clemente, Gustavo Batista Machado, Fabio Salvemini, Federico Murlo.

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