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Little subversions

A walk through the modern neighborhood of Isolotto in Florence reveals (here as elsewhere), many incompatibilities between the original design and the contemporary uses. To put it another way: the inability of the modern city to represent the contemporary one. Not to mention that the gap between the two cities is now growing faster for reasons related to the economic crisis and social changes.

Beside the resistances to innovations, the Isolotto neighborhood reveals also many little subversions of the original uses of the space. These subversions are transforming little by little this modern part of the city. Will these small changes, made by fragments, rebuild a new image of it?

 

Piccole sovversioni

Il complesso dell’Isolotto, realizzato nel primo settennio del Piano Fanfani, sorge su un’area di 46 ettari di fronte al Parco delle Cascine nella città di Firenze. Pensato inizialmente come un’unità autosufficiente separata dal centro città, non solo da confini ambientali ma anche da carenti infrastrutture di trasporto, si configura oggi come un quartiere ben integrato nel sistema della mobilità metropolitana (grazie anche al recente completamento della principale linea tramviaria che attraversa la città). Una passeggiata nel quartiere rivela oggi alcune resistenze al mutamento, non solo scaturite dall’ultima crisi economica che ha investito il nostro Paese e l’Europa, ma anche da una crisi relativa a un progetto di spazi e città che oggi non esiste più e che fatica ad innovarsi, se non attraverso piccoli slittamenti negli usi e pochi interventi di trasformazione.

Dal punto di vista degli spazi aperti pubblici, si nota una discreta cura delle attrezzature, poco modificate rispetto all’impianto originario. Le forme del mutamento sembrano riguardare prevalentemente gli usi. Ad esempio alcuni spazi semi-collettivi sono adesso utilizzati per il parcheggio di motorini, scooter, auto (in mancanza di una dotazione adeguata di parcheggi pubblici e privati); mentre in altri spazi sono state sistemate altalene e pali d’ombrellone “da mare” (come nel mezzo dell’unico playground di matrice moderna che richiama quelli di Aldo Van Eyck ad Amsterdam). Una colonizzazione dello spazio pubblico, che avviene per piccoli slittamenti. Anche gli edifici, a parte qualche rara eccezione, risultano ben conservati e godono di una buona manutenzione. Quelli a destinazione residenziale, in alcuni casi, hanno subito modifiche rispetto al progetto originario, ma le principali trasformazioni osservabili riguardano gli spazi aperti di pertinenza privata, dove sono comparse recinzioni tra le abitazioni, sui ballatoi delle case di ringhiera, e si sono costruite ex-novo rampe di scale nei giardini per accedere agli appartamenti. La conquista degli spazi privati sembra avere generato una cura e manutenzione sorprendente degli orti e dei nuovi prati all’inglese privati, abbelliti con numerose piante ornamentali.

Nel complesso, si tratta di piccole sovversioni sia dello spazio pubblico, riscontrabili qui come in altri complessi di edilizia sociale, sia dello spazio abitativo tipico delle politiche di edilizia sociale del tempo. Qui, inoltre, rispetto ad altri quartieri italiani simili e coevi, si nota la presenza di un’azione pubblica più incisiva (si consideri ad esempio la riqualificazione della piazza del mercato) rispetto ad altri luoghi, che tenta di gestire le trasformazioni del suolo di proprietà pubblica. Nonostante però la ricchezza, la qualità e la varietà degli spazi, tutto pare restare avvolto in un’aura del tempo, incapace di superare davvero, fuori da logiche patrimonializzanti, la crisi di identità di questo spazio moderno. Le resistenze alla trasformazione radicale di questi spazi sono evidenti, anche se l’uso e alcune trasformazioni minori e minute ne stanno modificando poco a poco l’immagine originaria. Saranno queste piccole trasformazioni e modificazioni, operate in frammenti, a ricomporre in futuro un’immagine nuova di questa parte di città?

 

Elisabetta M. Bello

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