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Strolling in slippers: a reflection on luxury and space

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Last Alessandro Michele runway at Milan fashion week proposes a man who uses a poetic memory as “sparks able to build constellations rich with future in which past meets present”. Dressing is a way to protect individuals and to shield them in a comfort-zone which is far from the democratic space of society and which seems to ask for a space for intimacy which becomes a luxury.

Per strada in pantofole: una riflessione sul lusso e lo spazio

“La moda è uno dei metri più sicuri per misurare le motivazioni psicologiche, psicanalitiche, socioeconomiche dell’umanità”  (Dorfles 1979)

Quel che le sfilate di Milano hanno mostrato nelle scorse settimane sono un “inventario d’Occidente che racconta un presente difficile e prezioso, antologico ed enciclopedico” (Mancinelli 2016): ancora una volta, la moda offre la possibilità di affermare qualcosa sulla contemporaneità, quasi “specchio del costume, dell’atteggiamento psicologico dell’individuo, della professione, dell’indirizzo politico, del gusto”(Dorfles 1979). Il lavoro che Alessandro Michele ha proposto per Gucci, figlio di un percorso lungo e non banale, è in questo senso estremamente significativo. Michele decostruisce la memoria “come una prassi interpretativa e poetica. Una prassi che attraverso un’illuminazione inedita del passato prefigura nuove forme di senso”, come si scrive nel foglio che accompagna la sfilata (Tosi Pamphili 2016).  Sparisce l’uomo, sparisce l’inverno, sparisce il tempo. Resta la costruzione del “vestito”, vero “sistema di significazione” (Barthes 1970) che promuove l’io individuale, a fronte di un io di massa che si è smarrito ben prima della crisi. Un io che dentro quella memoria ha singolarità di giudizio, di atteggiamento etico e di autonomia dell’azione.

Il modello di uomo invernale che emerge sotto il vestito non è invernale, non è giovane (né vecchio), non è neppure uomo. Si annulla la separazione tra le stagioni, tra i generi sessuali, tra le età della vita. Tra il dentro e il fuori. Tra presente, passato e futuro. Per cui si può indossare l’inverno con una canottiera di Snoopy, si può camminare con lussuose pantofole impellicciate, stare nel mondo vestiti in pigiama, con cappelli da picnic o giacche da cowboy. Jeans e magliette sottili recuperate nei bauli dagli anni Settanta inanellate di decorazioni esotiche (quali esotismi si possono concedere, oggi?). Broccati e seta optical, coprispalla in lana di nonna Speranza e così via. Il vestito è fatto di brandelli di passato assemblati dalla memoria, in vista di un quasi completo annullamento di specificità, generi, tempi, età, in favore di confortevoli sensualità e appaganti sicurezze identitarie. Nonostante lo si persegua con constanza, ciò che si vende non è però “il vestito” di  Roland Barthes, bensì il suo sovvertimento, “l’unità dell’individuo” di Klossowski, che ogni pezzo porta con sé come “grumo di memoria”. Non c’è più spazio per il corpo come moneta vivente quale “fantasma perverso oggetto d’uso dell’emozione voluttuosa” (Klossowski 1970), al centro resta piuttosto un’immagine sbiadita (ma estremamente codificata) dell’individuo, che ciascun abito custodisce.

Lo stream of consciousness di Molly Bloom che Alessandro Michele restituisce in una sorta di memoria poetica addensata nel vestito non è dissimile dalle sfere protette che l’uomo abita in stato inter-uterino di Peter Sloterdijk (2014). Sfere che attraversano lo spazio pubblico mettendo in crisi il concetto di spazio aperto e spazio coperto, in funzione di un prevalente “spazio del comfort”. Si abita lo spazio in cui si può stare bene, in cui le sicurezze sono accomodate da condizioni esterne come la temperatura controllata o l’aria stabilizzata, e da condizioni interne come il pacificante collage della memoria. Sicuri nella propria storia, nelle proprie case, nei propri angoli di parco, di piazza, di strada, nella propria intima costruzione rivestita di individualità fantasma. Non c’è ombra di aperture, di rischi, di libertà più ampie. Rivelando un desiderio di spazio pubblico depotenziato, “di passaggio”, che consente giusto il tempo di raggiungere uno spazio “altro”, tutt’altro che pubblico e tutt’altro che democratico. Ma in cui si sente la propria individualità protetta. Uno spazio del comfort dell’individuo che permette di stare entro i limiti dell’autocontrollo, che livella le differenze e non ammette slanci, ma che anzi si fa spazio sicuro per corpi visibili tra di loro ma invisibili al mondo (Merleau-Ponty 1964), in un’intimità condivisa, “di molti”, ma mai di tutti, dove il conflitto è del tutto assente.

Spazi per corpi invisibili che terminano di essere simbolici, che non abbisognano di monumentalismi o segni di riconoscimento, ma che per quello specifico grado di comfort che garantiscono, talvolta raggiunto attraverso specifici dispositivi, talaltra impetrato dall’uso, si declinano come spazi lussuosi: “si fa strada un’idea di lusso che ha sempre meno a che fare con l’eccesso dei segni, e sempre più invece con un’eccedenza di senso che il soggetto rielabora e ‘addomestica’ – o così crede di fare – in uno spazio che è al contempo privato e pubblico, locale da una parte, agganciato alla rete della comunicazione dall’altra” (Calefato 2002). E laddove lo spazio pubblico si riconfigura come sovrapposizione e giustapposizione di molteplici spazi intimi che sono per molti ma non sono più per tutti, si riammette la pregnanza del lusso che “abbandona il superfluo per volgersi al necessario” concentrato non “nell’accrescimento bensì nella riduzione, non nell’accumulo bensì nella rinuncia”, senza più bisogno di spettatori, che anzi sarebbero esclusi del tutto. E lo spazio pubblico democratico, diventato di lusso, non potrebbe che essere, incredibilmente, “accanito avversario dell’uguaglianza” (Enzesberger 1997).

 

Michele Cerruti But

 

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Riferimenti bibliografici:

Barthes R. (1967), Système de la Mode; tr. it. 1970, Il sistema della moda. Einaudi, Torino

Calefato P. (2002), “La moda e il lusso” in Àgalma. Rivista di studi culturali e di estetica,3/2002: Modi e mode, comodi e rimedi

Dorfles G. (1979), Mode & modi. Mazzotta, Milano

Enzesberger H.M. (1997) Zickzack; tr. it. 1999, Zig zag. Saggi sul tempo, il potere e lo stile. Einaudi, Torino

Gucci, men FW 2016/2017: <http://www.gucci.com/it/worldofgucci/videos/men-fall-winter-2016-2017-runway-video&gt;

Klossowski P. (1970), La monnaie vivante; tr. it. 1989, La moneta vivente. Mimesis, Milano

Mancinelli A. (2016), “Inventario d’Occidente”, in Il blog di Antonio Mancinelli, <http://www.marieclaire.it/Moda/Il-blog-di-Antonio-Mancinelli/sfilate-moda-uomo-autunno-inverno-2016-2017#3&gt;

Merleau Ponty M. (1964), Le Visible et l’invisible, suivi de notes de travail; tr. it. 2003, Il visibile e l’invisibile. Bompiani, Milano

Sloterdijk P. (2014), Sfere. 1. Bolle. Raffaello Cortina, Milano

Tosi Pamphili C. (2016), “Milano Moda Uomo e il miracolo Gucci” in artribune.com , 19/01/2016, <http://www.artribune.com/2016/01/milano-moda-uomo-e-il-miracolo-gucci-alessandro-michele-hari-nef/&gt;

 

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