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The Confucian City of the XXI Century

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On Tuesday the 22nd of December was held in Venice the conference: “La città del XXI secolo. Ragionando con Bernardo Secchi”, with Paolo Ceccarelli and Francesco Indovina. Starting from a presentation of the book with the same title, the two authors explored briefly the issue of the contemporary city focusing on main traits of their long experience and their stunning envisioned world.

La città di Confucio del XXI secolo

Martedì 22 dicembre si è tenuta a Venezia una conferenza dal titolo “La città del XXI secolo. Ragionando con Bernardo Secchi”, con Paolo Ceccarelli e Francesco Indovina, che prendeva le mosse dal libro con lo stesso titolo, di cui abbiamo già parlato (https://territoridellacondivisione.wordpress.com/2015/10/31/la-citta-del-xxi-secolo-ragionando-con-bernardo-secchi/). In seguito alla presentazione del volume, che intendeva tracciare un quadro dei quattro saggi mostrandone le questioni essenziali, si è tentato di dialogare con gli autori intorno al tema della città del XXI secolo, secondo lo stesso atteggiamento rivelato dall’introduzione al libro: “Non ci siamo posti l’obiettivo di ripercorrere l’intera traiettoria del pensiero di Bernardo, (…) a noi è sembrato che focalizzarci sul tema controverso della città contemporanea fosse il modo più adeguato per fare il punto su un percorso di riflessioni che lo ha impegnato in varie fasi del suo lavoro scientifico. (…) Tra di noi e con Bernardo non abbiamo opinioni perfettamente collimanti sul tema della città contemporanea, del resto questo sarebbe difficile dati i grandi stravolgimenti che stanno avvenendo nel mondo, in Europa e anche nel nostro paese. Trasformazioni che ciascuno di noi guarda da propri punti di vista. Ma la diversità di opinioni è proprio quella che alimenta la discussione e il confronto”.

Per Paolo Ceccarelli la città del XXI secolo non è detto che sia europea. E neppure è detto che noi europei siamo in grado di comprenderla attraverso i nostri modelli interpretativi. C’è una distanza piuttosto rilevante tra la “questione urbana” così come la intendiamo e osserviamo in Europa e così come si presenta altrove, in Asia, in America latina, in Africa. Il punto essenziale, per Ceccarelli, è che l’Europa sia diventata “sempre meno interessante” in virtù di almeno due ragioni, interne ed esterne: la classe intellettuale dominante, intanto, pare non appartenere più al vecchio continente, e con essa i modelli culturali di riferimento che proponeva. Dall’altro lato, il mondo non è più in Europa: non solo dal punto di vista della quantità di popolazione urbanizzata percentuale, ma anche dal punto di vista dei modelli insediativi, delle strutture urbane in cui milioni di persone abitano da ormai più di mezzo secolo, dell’intricata rete di spostamenti e fluttuazioni di un numero altissimo di uomini e donne (che spesso più che un “problema” vengono adoperati come forza-lavoro, eserciti temporanei, abitanti di città di nuova fondazione).

Gran parte dei discorsi eccellenti formulati nei decenni passati, insomma, non solo riguardavano un pezzetto di mondo piccolo assai, ma erano (e sono, soprattutto) completamente inadeguati a comprendere e descrivere la contemporaneità e a interpretare la città del XXI secolo, forse più confuciana che non marxista o kantiana. Si tratta, per Ceccarelli, di mettersi in ascolto e di ragionare di più con gli altri, che sono “magari meno formali, anche un po’ corrotti, pasticcioni” ma che hanno una conoscenza diretta della realtà con cui si tratta di fare i conti. E, contemporaneamente, fare un grande lavoro teorico per ripensare il modello europeo a fronte del modello di pensiero che altre culture hanno, anche rispetto allo spazio. E che, a differenza dell’occidente del secolo scorso, non si sta assumendo affatto le responsabilità di diffusione culturale tipiche dell’imperialismo capitalista contro cui spesso ci si è schierati in passato ma che hanno garantito, per altri versi, l’infrastrutturazione che ha permesso a molte città di ben funzionare.

Francesco Indovina ha centrato il suo intervento attorno alla necessità di liberarsi delle vecchie idee. Non solo perché siano incapaci di comprendere il presente ma anche perché non sono in grado di generare futuri possibili: la riflessione sulla stessa crisi procede per Indovina entro due sole direzioni, il modello Ricardiano e quello Keynesiano, senza apportare significativi cambiamenti. Ciò che non si discute è piuttosto l’incapacità del mondo di andare avanti, perché il capitalismo, così com’è, non pare in grado di soddisfare i bisogni dei miliardi di uomini e donne che affollano il pianeta.

Le vecchie idee sono anche quelle che riconducono la città a un fenomeno univoco, comprensibile, cartesiano. Mentre la città reale, rileva Indovina, è piuttosto un fenomeno complesso non riconducibile a unità. Controverso, contradditorio, in continua evoluzione da sempre. Ed è questo stesso dinamismo l’aspetto meravigliosamente rilevante della città che angoscia gli urbanisti ma che offre la possibilità di ragionare in termini mutevoli, non fissi, dinamici. La città del XXI secolo, insomma, sarà una città poliedrica, molteplice. Che sapremo affrontare solo se ammettiamo la sconfitta delle nostre idee, spesso fortemente ideologizzate ma mai settarie.

L’incontro era un tentativo di ragionare, ancora una volta, con Bernardo Secchi: secondo le parole di Paolo Ceccarelli, “un grande amico che non c’è più e che sarebbe utile che ci fosse, soprattutto per la sua chiarezza di metodo, in questo che non è più il momento dell’Accademia e delle teorie ma che è il momento di saper leggere e interpretare quello che succede nel mondo”. François Cheng direbbe che “siamo smarriti in un pianeta sorto per caso, disperso come un granello di sabbia in mezzo ad altri frammenti e, per una misteriosa coincidenza, ci ritroviamo fianco a fianco, a meditare sul fatto di «esserci»” (Cheng 2014). Dialogo tra i modelli culturali, dialogo tra le idee. Non per abbracciare un surreale relativismo postmoderno ma per riconsiderare nella stima reciproca,  le “piccole certezze e  i grandissimi interrogativi senza sconti”, “perché la stima pretende franchezza, non diplomazia”.

 

Michele Cerruti But

La discussione intorno al libro con gli autori continuerà a Napoli, il giorno 9 febbraio 2016, presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II

 

Bibliografia:

A. Becchi, C. Bianchetti, P. Ceccarelli, F. Indovina, La città del XXI secolo. Ragionando con Bernardo Secchi. FrancoAngeli, Milano 2015.

F. Cheng, Cinque meditazioni sulla morte, ovvero sulla vita, Bollati Boringhieri. Torino 2014.

Photo credit: Damien Hirst, Hong Kong 2014, Black Scalpel Cityscape

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