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The gap between haves and haves-not. The Robert Putnam’s last book

Putnam libro

What has happened to the Land of Opportunity? The Robert Putnam’s last book is important contribution to the  discussion on rich and poor and to the ongoing discussion about inequality in America. He tells the story of the fall of the American Dream. The promise of the past decades was that anyone regardless of his or her origins, can have a fair start in life.  But over the last several decades a disturbing “opportunity gap” has unexpected emerged between kids from “have” and “have-not” backgrounds. Putnam tells many stories of rich and poor kids from cities and suburbs   starting with the story of his high school class of 1959 in Port Clinton and coming up to the more recent years.

Questo libro è uno strano ibrido tra microstorie, aspetti narrativi, articolate informazioni quantitative, indignazione, curiosità sociologiche, appelli politici. Un po’ come lo è stato Bowling Alone, il cui fortunato titolo, richiama ancora oggi una riflessione sul capitale sociale la cui influenza è stata determinante nei dibattiti accademici, come in quelli politici e nel ripensamento di statistiche ufficiali, ritenute più adeguate a catturare le diverse dimensioni del “civic engagement” in una società individualizzata. Una ricaduta rara di esiti della ricerca sociale. Inimmaginabile in paesi come il nostro.

Our Kids racconta una diversa storia. O meglio, la stessa, ma da un’angolazione più inquietante. Descrive una scissione nella formazione del capitale sociale, piuttosto che un suo generico declino. La scissione è esito di un forte investimento nella famiglia, nelle reti di comunità, nelle attività civiche da parte di coloro che stanno meglio (comunque si misuri questo star meglio: reddito, istruzione, capacità individuale e relazionale). Investimento che determina un salto in avanti rispetto la condizione della generazione pecedente. Mentre il contrario accade a chi sta peggio e si ritrova in una forzosa ritirata dall’impegno sul proprio futuro. Putnam insegue le traiettorie di chi investe e di chi no nelle statistiche che misurano attività sportiva, percorsi scolastici, condizioni relative all’obesità, l’occupazione materna, le famiglie monoparentali, lo stress finanziario, la frequenza nella partecipazione a riti religiosi, la forza delle reti amicali e (vera ossessione di  Putnam), nei rituali dei pranzi condivisi in famiglia. Se le differenze tra “chi ha” e “chi non ha” erano un tempo principalmente economiche (mentre minori erano le differenze di fiducia sociale, vita familiare, partecipazione alla comunità), ora i ricchi hanno tutto.

Ciò che il libro racconta è dunque l’infrangersi del presupposto fondamentale del sogno americano. L’idea che lavorando sodo, ciascuno possa ambire a una buona educazione e un soddisfacente successo. Qualunque siano le sue origini. Non è necessario scomodare la grande letteratura politica di inizio XIX° per raccontare quel sogno di democrazia che ha poi pervaso tutta la modernità. Ciò che ci racconta Putnam oggi è che il principio centrale dell’American Dream (ovvero che ogni ragazzo, indipendentemente da famiglia e background sociale debba avere la chance di migliorare la propria qualità di vita), non è più self-evident.

Cristina Bianchetti

 

Robert D. Putnam, Our Kids. The American Dream in Crisis, Simon & Schuster, New York, 2015.

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