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Shared values. A note in the margins of a book by Giacomo Becattini (and Alberto Magnaghi)

In this book titled La coscienza dei luoghi, Giacomo Becattini goes back to the fundamentals of his reflection on districts. Sometimes, he makes a reclaiming that brings back events, attitudes and beliefs that have built a relevant part of the Italian economic thought from the fifties. Other times, he goes back to his true main passions: Marshall first. The book is composed by very different texts: short articles in newspapers, lectures and a long dialogue (almost half of the volume) with Alberto Magnaghi in which it is outlined a convergence between trajectories of theory and inquiry in economic and territorial fields.

The trajectories converge on a proud and precise idea of community that both the dialoguers seem to regret because it chains to places and it is expected to remain still, just where it is. Although this community is permeated, says Becattini with some emphasis, “on the pride of being in the progress flow, not only technological and organizational, but, in general, human and civil.”

Valori condivisi. Nota a margine di un libro di Giacomo Becattini (e Alberto Magnaghi)

In questo libro intitolato La coscienza dei luoghi, Giacomo Beccattini torna ai caposaldi della sua riflessione sui distretti. A volte facendone una ricostruzione che riporta a galla vicende, atteggiamenti, convinzioni che hanno costruito una parte rilevante del pensiero economico italiano dagli anni cinquanta. Altre volte ritornando sulle sue vere e proprie passioni: Marshall per primo. Il libro è composto da testi molto diversi: brevi interventi su quotidiani, lectures, un lungo dialogo (quasi la metà del volume) con Alberto Magnaghi nel quale si delinea un rapporto di convergenza tra traiettorie di teoria e indagine in campo economico e in campo territoriale. Traiettorie che convergono su un’idea orgogliosa e precisa di comunità che, dispiacendo ad entrambi, direi, incatenata ai luoghi,  destinata a rimanere al suo posto, lì dove si trova. Anche se  pervasa, lo dice Becattini con qualche enfasi, «dall’orgoglio di essere nel flusso del progresso non solo tecnologico e organizzativo, ma, in senso generale, umano e civile».

Il tema che tocca questo libro è importante. E lo fa dall’angolazione molto specifica di due studiosi che hanno caratterizzato la loro posizione in modo netto. Nella prosa accattivante e profonda che gli è propria, Becattini racconta come è arrivato al concetto di distretto locale, i suoi riferimenti teorici, le sue passioni. Racconta come una nozione densa di territorio è riuscita ad entrare negli studi economici, mobilitando definizioni evocative: coralità produttive; intimità dei nessi; sfarinamento dei luoghi. In controluce si intravedono Fuà, Sylos Labini, ma anche Cattaneo, Sonnino, Einaudi, Serpieri, Rossi Doria. Non Trigilia, non Bagnasco che pure hanno costruito la strada italiana dell’indagine distrettuale. Ma un libro così fatto non ha certo l’ambizione di un review essay. E’ un esercizio più accattivante attorno alla nozione di territorio e di luogo.

Cos’è il territorio? Il sottotitolo recita un «soggetto corale». Per Becattini è joie de vivre e conoscenze artigiane, culture locali. I territori sono «molle caricate nei secoli» pronte a scattare e determinare sviluppo. Qualcosa in cui conta (molto) l’interazione  tra gli individui (mai in solitudine). E altrettanto conta il passato, la storia lunga del formarsi di coesione sociale e competenza tecnica. Un territorio diversificato, ricco, con germi impliciti di sviluppo, anche quando è depresso. E’ chiaro che questa nozione di territorio, la sua attribuzione di valore (ovvero la sua patrimonializzazione) sono passibili di un incontro stretto con l’urbanistica territorialista cui lo stesso Beccattini (p.96) fa una proposta di ricerca che ricalca in modo sorprendente l’avventura dell’Ilses nei primi anni sessanta: studiare «con l’aiuto di tutti» ( di tutte le discipline) un territorio, esplorandolo in profondità.

Cosa sono i luoghi? Per Magnaghi sono prodotti della civilizzazione nel processo di domesticazione della natura. Nella sua introduzione, breve ma assai forte, e nella seconda parte del libro, i nessi si intrecciano e rafforzano attorno a nozioni dense: giacimenti  patrimoniali, produzione di beni comuni, cooperazione, processi co-evolutivi, processi di sviluppo locale, felicità delle persone, gioia di vivere. Fino a forzare un po’ la mano con il richiamo  ad un «sostanziale regime di baratto» e ad un’idea di «fecondazione dei luoghi»: incontro coevolutivo fra insediamento urbano e ambiente che permette al luogo di acquisire forma, struttura, identità e storia. Nonostante il richiamo a Corboz, di lì a qualche riga, l’idea di palinsesto sembra veramente differente. Meno catartica, meno vitalista, più prudente.

Shared value non è definizione che piaccia a Becattini (p. 41). Utilizzata da Porter e Kramer fa riferimento ad un beneficio rispetto ai costi, non ad un valore sociale (che per lui è invece il centro). Utilizzando dunque una definizione che non piace agli autori, si può sostenere che quel che entrambi mettono in evidenza è una straordinaria condivisione di valori nelle rispettive prospettive. Né ruraliste né antiurbane, dicono (ma di città proprio non si parla). Non statiche, ma attente alle dinamiche distretto-protodistretto-resti di distretto (ma anche di ciò che resta oggi dei distretti poco si dice, al di là della fiducia immutata riposta in essi). Nondimeno è chiaro che queste due posizioni costruiscono una concezione della società contemporanea netta, forte e meritevole di attenzione. Tutta centrata sull’economia cooperativa. Certo non è l’unico modo di convergenza tra discorso economico e discorso urbanistico. Non vi è, ovviamente alcuna pretesa simile nel libro. Ma è una convergenza, sulla quale peraltro si depongono oggi  molte più aspettative di quante non si deponessero in passato. Una convergenza che merita di essere bene osservata, e uno dei meriti del libro è di permettere di farlo.

Cristina Bianchetti

 

 

Giacomo Becattini, La coscienza dei luoghi. Il territorio come soggetto corale, Donzelli, Roma, 2015, pp. 222, € 19,50

 

 

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