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The space of the refugees. Turin

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The highest immigrant influx to Europe since World War II is underway. The impact on the territories is huge. Transit routes produce corridors, gateways and borders, camps, temporary and permanent reception structures. This thesis investigates on the spatial dimension of this phenomenon starting from its different forms of living. The focus is on Italy and Turin where over two-hundred reception structures build a dense constellation of hidden places in the urban fabric.

Lo spazio dei rifugiati. Torino

Da circa un anno, ogni giorno, migliaia di persone tentano di varcare i confini europei alla ricerca di una protezione dalla guerra. Il fenomeno sta generando il più grande afflusso di immigrati all’interno del vecchio continente dopo il secondo conflitto mondiale. Si tratta di una situazione di emergenza, che si appresta ad acquisire un carattere duraturo, e che è in realtà da imputare, non tanto al crescente numero degli immigrati, quanto alla mancanza di un’adeguata programmazione dei Paesi dell’Unione Europea rispetto all’accoglienza di questi specifici soggetti. L’impatto sui territori è enorme. Le rotte di transito generano corridoi, soglie e confini, campi volti a rispondere alle esigenze primarie dei profughi, strutture temporanee e stanziali di accoglienza, prima, seconda. La tesi muove dal tentativo di indagare la dimensione spaziale di questo specifico fenomeno migratorio a partire dalle differenti forme dell’abitare che esso produce. Seppure con un occhio di riguardo alle politiche internazionali in termini di accoglienza, l’attenzione è rivolta in modo particolare all’Italia ed a Torino. In Italia i centri che accolgono gli stranieri sono gestiti dal Ministero dell’Interno ed hanno status giuridici differenti in relazione alle finalità per cui sono stati istituiti. Torino si rivela campo di indagine interessante perché, sebbene apparentemente fuori dalle traiettorie che interessano i nuovi flussi migratori, la città è fortemente coinvolta: oltre duecento sono le strutture destinate all’accoglienza degli stranieri all’interno del territorio comunale, tra questi una fitta costellazione di luoghi nascosti nel tessuto urbano.

Prima accoglienza

Non appena varcati i confini nazionali i profughi vengono accolti nelle strutture di prima accoglienza – centri governativi – dove ricevono assistenza, vengono identificati e trattenuti in vista dell’espulsione o, nel caso dei richiedenti protezione internazionale, dell’accertamento dei relativi requisiti. Le strutture si dividono in:

– CPSA (Centri di Primo Soccorso e Accoglienza)

– CDA (Centri di Accoglienza)

– CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo)

– CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria)

– CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione)

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Seconda accoglienza

In seguito al riconoscimento di una qualche forma di protezione internazionale (condizione di rifugiato, protezione sussidiaria o protezione umanitaria), i profughi vengono trasferiti nelle strutture di seconda accoglienza laddove permangono per un tempo massimo di sei mesi, entro i quali vengono garantiti, attraverso progetti di accoglienza integrata, i mezzi necessari ad una successiva integrazione. Sul territorio nazionale figurano due circuiti di accoglienza:

– La rete SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), organizzata da un protocollo di intesa tra Ministero dell’Interno, Anci e Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR) e finanziata sulle risorse del Fondo Europeo Rifugiati, del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo ed eventuali fonti di finanziamento straordinarie.

– Le strutture temporanee nella forma di reti di strutture pubbliche e private disseminate sul territorio nazionale e finanziate da fondi straordinari, la cui organizzazione è demandata alle singole prefetture.

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Occupazione di spazi

La mancanza di un’adeguata risposta alle domande di accoglienza sul territorio porta a mosse di appropriazione abusiva degli spazi inutilizzati all’interno delle città. I posti di accoglienza finanziati dallo Stato non sono sufficienti e l’orizzonte temporale sembra non bastare a permettere una reale integrazione. E’ così che i rifugiati, con l’aiuto di alcuni comitati di solidarietà, individuano delle strutture in grado di rispondere ai loro bisogni primari, tra cui quello dell’alloggio.

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Sara Turano

Tesi di Laurea Magistrale in Architettura Costruzione Città, Politecnico di Torino. Relatore: Angelo Sampieri, Correlatore: Quirino Spinelli.

 

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