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Back-shoring process: a new scenario for Mirafiori Sud?

A new research explores a scenario of re-industrialisation in Turin. In view of current complexity situation that show the intertwine of process of interruption of growth, implosion of old dinamics and the appearing of new institutional direction, is very important to re- think about project. It means to show the ability to move new ideas, actions and tools out of rhetorics. The same one that after follow the process of de-industrialisation, now they get ready to manage the poor signal of recovery.

E’ possibile parlare di dismissione, nuovi cicli di vita e re-industrializzazione al netto della retorica? L’unione Europea, nel 2014, per ribadire l’importanza di una rinascita industriale, già preannunciata in alcuni comunicati sulle politiche industriali tra il 2010 e il 2012, ha pubblicato il documento “For a European Industrial Renaissance”, esortando a riscoprire l’importanza che una forte base industriale ricopre per la ripresa e la competitività economica del continente europeo. A seguito di queste esortazioni, alcuni Paesi dell’Unione Europea si sono attivati verso una programmazioni di rientro delle attività economiche locali che nel ventennio che fa capo alla liberalizzazione del commercio e alla successiva globalizzazione avevano assistito ad un lento svuotamento dei comparti industriali in favore di una finanziarizzazione dell’economia e la delocalizzazione della produzione nei Paesi a basso costo del lavoro, sull’idea che un capitalismo avanzato rispondeva a una naturale progressione della loro economia verso una struttura di tipo terziario.

Già nel 2007, il Servizio studi di Intesa San Paolo nel rapporto “La terziarizzazione dell’economia europea: è vera deindustrializzazione?”, evidenziava quanto “l’aumento del peso dell’occupazione nei servizi delle economie europee, Italia compresa, potesse essere spiegato soprattutto con la crescita dei servizi integrati con l’industria”: comunicazione, ricerca e sviluppo, informatica, trasporti, marketing, consulenza legale, contabile ecc. Se le fabbriche di un Paese chiudono perché delocalizzano o perché non reggono la concorrenza a bassi prezzi delle merci prodotte in Cina, Vietnam, Bangladesh, chiudono anche le imprese di servizi che vi ruotano intorno. Ne conseguono a catena fenomeni di disoccupazione, crollo dei consumi, delle risorse economiche individuali e pubbliche, crisi delle isituzioni….

A Gennaio 2013, Confindustria scriveva nel suo “Progetto per l’Italia: crescere si può, si deve” che “il perno del rilancio è la logica industriale centrata sul manifatturiero, intorno al quale in Italia ruota tutto il sistema produttivo del made in  Italy, dall’agricoltura, al turismo, ai servizi”; il 29 aprile 2014 il Comitato economico e sociale europeo (Cese) segnalava nella sua relazione “Riportare le industrie nell’Ue nel quadro del processo di reindustrializzazione” di essere “convinto che, per arrestare il declino economico dell’Unione, occorra rilanciare l’industria e in particolare quella manifatturiera, punto di forza della struttura produttiva […] riportando il peso dell’industria nella formazione del Pil europeo ad almeno il 20% dal 15,1% in cui si trova ora”, e che “il manifatturiero rimane la sala macchine della crescita economica: nelle regioni dove l’industria ha aumentato il suo peso relativo il Pil è cresciuto di più. […]. In una parola: reshoring.

Stefano Micelli nel libro “Futuro Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani” (2011), racconta, attraverso un viaggio in Italia, l’importanza che il settore artigianale della produzione ha ancora in Italia. Sono storie che raccontano una economia di eccellenza, fatta di manodopera specializzata, materiali di alta qualità, specificità della domanda e selezione della produzione.  Da lì, invece, la letteratura sulla produzione innovativa e tecnologica ha preso piede raccontando un’altra faccia del made in Italy, che passa del racconto delle numerose start-up che si stanno costruendo in maniera capillare sul territorio e che vivono di uno scambio continuo di competenze ed informazioni, ai progetti di prodotti innovativi nell’ambito principalmente energetico e delle mobilità. Il settore produttivo quindi avrà bisogno di spazi diversi, riconoscibili, riconducibili ad una centralità fisica sul territorio, inseriti in un sistema infrastrutturale compatto. Inseriti in un contesto adatto a valorizzarne lo sviluppo e incrementarne le attività e le ricadute territoriali in termini di welfare.

Quale è il contributo che le nostre discipline possono dare di fronte alla prospettiva di un nuovo scenario di costruzione economica del paese? Come possono attrezzarsi le città, a fronte non solo della crisi che ha avuto forte ricadute territoriali, ma anche nella prospettiva di dover immaginare i nuovi territori che emergeranno a seguito di una ripresa economica?

La ricerca Territori nella crisi. Il riattrezzarsi di architettura e urbanistica a fronte del mutare delle logiche economiche e istituzionali, condotta nel 2013-2014 ha indagato numerose situazioni nelle quali risultava palese la radicalità del cambiamento entro un territorio che appare senza dubbio più fragile, ma nel quale è anche possibile osservare il germinare, non si capisce bene quanto robusto, di prospettive di sviluppo. È necessario oggi provare a rintracciare quali strumenti ci permettono di definire un progetto per questi spazi. Le nostre discipline non possono, infatti, esimersi da un confronto con questi nuovi scenari economici e politici.  A fronte della difficoltà di questi piani intrecciati di arresto della crescita, implosione di vecchie dinamiche, emergere di nuovi segnali e a fronte delle esortazioni che ci vengono dagli organi istituzionali europei e nazionali è dunque molto importante riattrezzare un progetto: ovvero una consapevole capacità di muovere idee, azioni, strumenti.

Back-shoring process: a new scenario for Mirafiori Sud? è un progetto di ricerca – azione sostenuto dal Politecnico di Torino (Dipartimento DIST – Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio e DAD – Dipartimento di Architettura e Design), dalla Fondazione di Comunità di Mirafiori e dalla Società TNE – Torino Nuova Economia e finanziato dalla Fondazione Goria e dalla Fondazione CRT all’interno del programma Master dei Talenti della società civile. Il suo obiettivo è di ripensare quegli spazi industriali che sono stati il supporto importante di una fase produttiva e si trovano oggi sospesi tra aspettative e segnali di ripresa timidi, che non dovremmo trascurare. Fa questo entro una situazione, per molti aspetti emblematica: quella di Mirafiori Sud. Ovvero di una parte della città di Torino che è simbolicamente, oltre che materialmente, esito di uno sviluppo fondista e del suo attuale, complicato, ridefinirsi.

La ricerca costituirà un nuovo scenario per i fenomeni di dismissione sempre più significativi sia in termini quantitativi rispetto alle dimensioni dei lasciti spaziali nella città sia in termini di numerosità e capillarità sul territorio, studierà attentamente i fenomeni di re-industrializzazione in atto in alcune aree metropolitane europee al fine di riproporre anche qualche suggestione per un futuro alternativo per il quartiere Mirafiori Sud di Torino. L’obiettivo è di non guardare più agli spazi dismessi come singoli manufatti, ma provare ad osservarli dentro un sistema complesso (dove questo sia possibile): in quanto solo all’interno di una rete infrastrutturale fortemente riconoscibili alcune riflessioni possono trovare consistenti basi progettuali.

Le indagini effettuate permetteranno di capire se e con quali modalità Mirafiori Sud potrà essere in grado di creare nuove relazioni con il “lavoro vivo”, consentendo di adeguare l’abitabilità urbana e territoriale, riducendo i rischi, aumentando l’efficienza, modernizzando le infrastrutture. Il “lavoro morto” dei binari dismessi delle reti infrastrutturali, degli spazi degradati del welfare e del patrimonio pubblico residenziale agiranno allo stesso tempo come capitale e strumento nella ridefinizione di una nuova struttura territoriale. L’apertura e la chiusura di nuovi cicli modificano inesorabilmente stili di vita, pratiche dello spazio e dinamiche sociali: nuove e vecchie popolazioni si confrontano, spesso confliggono, nuove marginalizzazioni si producono ridefinendo gli spazi dell’inclusione e quelli dell’esclusione. E‘ il progetto il vero tema a cui tornare: inteso in senso ampio, come continua rappresentazione di scenari e al contempo definizione delle attese, dei  desideri e degli interessi delle diverse realtà coinvolte.

 

Ianira Vassallo

 

Bibliografia:

Bianchetti C., Cogato Lanza E., Kercuku A., Sampieri A., (eds), Territories in crisis, Jovis, Berlin ( in pubblicazione)

Bianchetti C. (a cura di), Territori della condivisione. Una nuova città, Quodlibet, Macerata, 2014

Calafati A., Città tra sviluppo e declino. Un’ agenda urbana per l’Italia. Donzelli, 2014.

Commissione Europea, A stronger European Industry for Growth and Economic Recovery, 2012;

Commissione Europea, For a European Industrial Renaissance, 2014.

EU Monitor, Europe’s re-industrialisation. The gulf between aspiration and reality, 2013;

Micelli S., Futuro Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani, Marsilio Editore, Venezia, 2011.

OECD, Perspectives on Global Development 2013. Industrial Policies in a Changing World, 2013;

Parlamento Europeo, Reindustrialising Europe to promote competitiveness and sustainability, 2013.

OECD, Income, Inequality and Poverty, 2014.

Russo M., Aree dismesse. Forma e risorsa della città esistente, Esi, Napoli 1998

Russo M. (a cura di), Urbanistica per una diversa crescita, Donzelli, Roma, 2014.

Secchi B.,”Un ampliamento dello sguardo”, «Rassegna» n. 42, 1990

Secchi B. e Viganò P., Bruxelles et ses territories, Plan Generale de development durable. Elaboration d’ un vision territoriale  metropolitaine à l’horizon 2040 pour Bruxelles, first report 2013

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