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Religion is back to the city

<<In our building [it] concerned only the maids and cooks. Of course, I began to understand that Allah was concerned not only the poor […] but we were lucky enough to not feel the need. >> Pamuk talks about the relationship between the rich middle class with the religion during the 60s: a matter of servants and cooks. The Westernization and the modernization meant a radical detachment from places and practices of the religion. Landscapes sketched by Le Corbusier half a century earlier, by  mixing mosques and palaces, seemed to be permanently relegated on an extraordinary, but cold, monumental fifth. The city was going elsewhere. After 50 years, things are quite different. In Istanbul and in the West, religion is back with the force to rewrite the city and its spaces, breaking again in the public sphere, carrying out old traditions and new habits.

Elena Romanazzi, (Tesi di Laurea Magistrale in Architettura Costruzione Città, Politecnico di Torino, A.A. 2014/2015. Relatore: Cristina Bianchetti)

“Nel nostro palazzo si occupavano [di Allah] solo le domestiche e i cuochi. Certo iniziavo a capire che Allah riguardava non solo i poveri […] tuttavia noi eravamo così fortunati da non sentirne la necessità” (Pamuk, 2006). Così Orhan Pamuk racconta il rapporto dei ceti medi agiati con la religione negli anni Sessanta: una faccenda per domestiche e cuochi. L’occidentalismo e la modernizzazione significavano un distacco dall’aspetto sacro e spirituale per rivolgersi ad una società disincantata e padrona del proprio destino, non più legato ad imposizioni di esseri superiori, sovrannaturali. I panorami disegnati mezzo secolo prima da Le Corbusier, che mescolano moschee, palazzi, cipressi e mare, sembrano definitivamente relegati in una dimensione conservativa e monumentale. La città guardava altrove.
Dopo cinquant’anni le cose sono molto diverse. Ad Istanbul e in Occidente la religione torna con forza riscrivendo la città e i suoi spazi, irrompe nuovamente nella sfera pubblica portando con se’ antichi modelli ed innovazioni creative.

Questa tesi indaga i luoghi di culto a Torino ed il modo in cui essi ridisegnano gli spazi pubblici della città. Torino è caratterizzata da un profilo di composizione della popolazione specifico, maggiormente variegato se paragonato a quello di altre città italiane. La ricerca ha innanzitutto costruito delle mappe dei luoghi religiosi a Torino. Un’indagine paziente, svolta nei mesi compresi tra settembre 2014 e gennaio 2015, che ha prodotto la prima parte del lavoro intitolata GEOGRAFIE. Le mappe hanno portato a costituire un atlante dei luoghi di culto a Torino raccogliendo dati sulla presenza nel territorio cittadino di otto confessioni. Si sono individuate le chiese cattoliche (e quelle cattoliche per stranieri); le chiese evangeliche; quelle ortodosse e orientali; le sale del regno dei testimoni di Geova; la sinagoga; i centri islamici e le sale di preghiera; i centri di culto buddisti; la chiesa di Scientology. Il posizionamento di tali luoghi all’interno della mappa della Città, ha consentito di sviluppare alcune riflessioni in merito alla scelta dell’ubicazione ed in merito alla rete di attività che si creano intorno al centro di culto.
Nella seconda parte si sono approfondite alcune QUESTIONI attraverso l’esplorazione di casi. Sono state esplorate in particolare le questioni relative alla visibilità, alla prossimità e alla protezione dei luoghi di culto. Nel dettaglio si sono identificati alcuni “casi studio” che hanno contribuito alla riflessione: si tratta di casi di opposizione che mettono in mostra come tali questioni non caratterizzino una condizione univoca di culto.
L’intento che ha mosso la ricerca è stato quello di affrontare le complesse situazioni generate dalla localizzazione dei luoghi sacri e dalle loro reti urbane. In altri termini si tenta di ricostruire alcuni tasselli delle nuove città che le religioni stanno oggi ridisegnando nel nostro Paese.

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