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Playgrounds. Genealogies of urban interiors

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We used to think about the public space of the Modern city as a smooth and powerful space, with a high symbolic value. Actually it’s not always like this. There are, as everyone knows, “minor” forms of public space. Among the most famous ones there are the Amsterdam playgrounds designed by Aldo van Eyck.

Genealogie degli urban interiors

Siamo soliti pensare allo spazio pubblico della città moderna come ad uno spazio liscio e potente. Dall’alto valore simbolico. In realtà non è sempre così. Vi sono, come tutti sanno, declinazioni “minori”. Una delle più celebri è quella che si deposita nei playgrounds.

Quando Aldo van Eyck, a partire dal 1947 è chiamato dalla municipalità di Amsterdam a progettare i suoi circa 700 playgrounds, lo sfondo è quello del secondo dopoguerra, fatto di un pauperismo radicale che sottende una precisa posizione etica di parsimonia e del fare con poco, con materiali semplici ed economici. Una sorta di minimalismo urbano, tuttavia efficace ed esaustivo, il cui fine è una riqualificazione urbana di spazi colmi di macerie, con una precisa idea di città caratterizzata da un insieme di situazione minute, sparse e fortemente temporanee che pongono al centro le esigenze degli individui (in particolar modo i bambini) e gli ideali di democrazia. La città appare come una composizione di frammenti ancora da ricomporre, un sistema aperto dove il “vuoto” è colto come potenzialità relazionale tra popolazioni e parti di città differenti, tra spazio interno ed esterno, pieno e vuoto, domestico e urbano.

I playgrounds sono spazi marginali, ambiti e soglie che secondo van Eyck sono in grado di stimolare l’interazione degli individui a livello sociale. Pur nella loro essenzialità minimalista favoriscono esperienze personali e multiple tra i corpi e lo spazio. L’assenza di bordi e separazioni nette così come la varietà di misure e di materiali fa’ sì che lo spazio sia concepito al di fuori del canonico spazio pubblico progettato in epoca moderna dal welfare state.

Oggi questi spazi tornano ad essere in qualche modo e con forza di attualità, anche se le condizioni di base spaziali ed economiche sono ovviamente altre. La disarticolazione e la frammentarietà di alcuni spazi dismessi o marginali sembra assomigliare in qualche modo a quegli spazi colmi di macerie dove sono stati realizzati i playgrounds. Soprattutto pare simile il tentativo di ricucire una qualche forma di rapporto tra il corpo e lo spazio. La differenza fondamentale è che laddove un tempo la cultura tecnica e amministrativa provvedeva alla progettazione di questi spazi, oggi è la comunità a dichiarare di volersene prendere carico:  sono le popolazioni, i fruitori a riprodurre e riprogettare questi spazi temporanei e intermedi attraverso una sorta di nuova etica del fare con poco. I nuovi playgrounds, caratterizzati da una dimensione ibrida tra individuale e collettivo, pubblico e privato, interno ed esterno, sono spazi interstiziali, di relazione e interazione morbida. Spazi di progettazione urbana minuta, a piccola scala caratterizzati da diversità e flessibilità dello spazio in risposta a valori ed esigenze mutati. Esprimono un’idea di spazio pubblico che mette in gioco diverse pratiche atte a riempirlo. Sono spazi pubblici, ma in maniera diversa rispetto allo spazio pubblico in accezione moderna.

 

Elisabetta M. Bello

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In order of appearance: Laagte Kadijk, Buskenblaserstraat, Gordijnensteeg, Tuinstraat, Van Hogendorpplein.

Photo credits: all pictures are taken from the book by Liane Lefaivre Alexander Tzonis, Aldo van Eyck. Humanist rebel, 010 Publishers, Rotterdam 1999.

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