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Lack between people and places. Toulouse Le Mirail

Toulouse

Le Mirail de Toulouse, planned by S. Woods, P. Dony, A. and G. Candilis Josic in 1961, is a complex of three neighborhoods:-Mirail University, the Reynerie, Bellefontaine to accommodate 100,000 residents in 800 hectares of ground. «Le Mirail n’était pas un projet pour les gens caser, c’était une nouvelle vision de ville». In this way Georges Candilis defined a project that wanted to go beyond the simple answer to the problem of housing and, in its utopian character, proposed a new way of life through innovative architectural and urban forms. But the utopia had to quickly come to terms with reality and, in the 80s, began to emerge the first problems of security and social segregation, which are still unresolved and which are struggling to find a definitive answer.

Seminario di Tesi “Territories in crisis” a.a. 2014-2015, Proff.: Cristina Bianchetti, Fabrizio Paone, Angelo Sampieri, Angioletta Voghera.

 

La distanza fra le persone e i luoghi. Le Mirail de Toulouse

Le Mirail de Toulouse, pianificato da S. Woods, P. Dony, A. Josic e G. Candilis nel 1961, è un complesso formato da tre quartieri: Mirail-Università, la Reynerie, Bellefontaine per accogliere 100 000 abitanti in 800 ettari di terreno.

«Le Mirail n’était pas un projet pour caser les gens, c’était une vision de ville nouvelle». Così Georges Candilis ha definito un progetto che voleva andare oltre alla semplice risposta al problema dell’abitazione e, nel suo carattere utopico, proponeva un nuovo modo di vivere attraverso forme urbane e architettoniche innovative. Ma l’utopia ha dovuto ben presto fare i conti con la realtà e, negli anni ’80, cominciarono ad emergere i primi problemi di sicurezza e di segregazione sociale, i quali sono tutt’oggi irrisolti e che faticano a trovare una risposta definitiva.

Le Miraille appartiene di diritto all’immaginario progettuale urbano che si è costruito negli anni della Golden Age. Sono i primi anni 60, quando «Tutto sembrava senza fine», come scrive Manfred Schiedhelm e l’architettura ridisegnava questo impetuoso movimento. Che il riflesso di quell’idea di società sia mutato è persino banale dirlo. Ma come si ridisegna oggi, se si ridisegna, qualche forma di congruità tra spazi e abitanti, lo è meno. Dentro quali spazi? In modo modesto e temporaneo? Evocando altre forme dell’abitare e del possedere? Come i progetti simbolo della Golden Age hanno retto o non hanno retto al mutare delle condizioni entro le quali erano stati pensati? Come sono abitati i monumenti del moderno entro un orizzonte radicalmente mutato?

 

Marta Fiou

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