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After the textile. Biella

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Two rivers, the Strona and Sessera, cross a landscape comprised between the Valle Mosso, Trivero and the Valsessera, in the Biella region. The area is affected by a deep economic and demographic crisis, marked by some recurrent problems, intertwined in space so differently every time.

Seminario di Tesi “Territories in crisis” a.a. 2014-2015, Proff.: Cristina Bianchetti, Fabrizio Paone, Angelo Sampieri, Angioletta Voghera.

 

Dopo il tessile. Biella

Due fiumi, lo Strona e il Sessera, definiscono nel biellese un territorio in profonda crisi: quello a cavallo tra la Valle di Mosso, il Triverese e la Valsessera. Un campo segnato da alcune problematiche ricorrenti, seppure intrecciate tra loro in modo ogni volta peculiare nello spazio.

Una prima osservazione rivolta a questo territorio rileva oggi almeno tre dimensioni che paiono strutturali:  1. la forma dello spazio abitato, caratterizzato da una dispersione insediativa propria della topografia prealpina, che si appoggia ad alcune principali strade di fondovalle, supporto di un sistema di industrie dalle quali dipartono collegamenti fitti e minuti che si inerpicano e si perdono sulle alture; 2. il processo di spopolamento, abbandono ed il progressivo invecchiamento della popolazione, anch’essa dispersa entro un campo sempre più rarefatto; 3. la fine di un ciclo al termine di una lunga, importante e ricca stagione produttiva, quella dell’industria tessile biellese.

Un’indagine più attenta attorno ad alcune tendenze in atto mostra il modo in cui le tre dimensioni si articolano. Ad esempio, attorno a quel sistema infrastrutturale che di questo territorio ha segnato lo sviluppo: non solo strade, ma infrastrutture energetiche, soprattutto idriche, prodotto del lavoro della comunità che ha abitato questi luoghi, anch’esse frammentarie, minute, diffuse, capaci però ancora di organizzare insediamenti, flussi, usi, modi e forme del lavoro.

Questa organizzazione oggi appare certamente sovradimensionata. Ma ciò che è interessante non è tanto la dimensione del sovrappiù (infrastrutturale) quanto il suo assetto e funzionamento spaziale. Se è vero, come sembra, che un suo carattere sia quello della dispersione e ramificazione (che un tempo garantiva una produzione distrettuale monofunzionale), è possibile immaginare che questo stesso sovrappiù possa, anziché prosciugarsi, andare a supportare modi del produrre e dell’abitare nuovi, in discontinuità con quelli messi a punto nel passato?

 

Mirko Mantovan

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