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Religions within the city

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<<In our building [it] concerned only the maids and cooks. Of course, I began to understand that Allah was concerned not only the poor […] but we were lucky enough to not feel the need. >> Pamuk talks about the relationship between the rich middle class with the religion during the 60s: a matter of servants and cooks. The Westernization and the modernization meant a radical detachment from places and practices of the religion. Landscapes sketched by Le Corbusier half a century earlier, by  mixing mosques and palaces, seemed to be permanently relegated on an extraordinary, but cold, monumental fifth. The city was going elsewhere. After 50 years, things are quite different. In Istanbul and in the West, religion is back with the force to rewrite the city and its spaces, breaking again in the public sphere, carrying out old traditions and new habits.

 

Seminario di Tesi “Territories in crisis” a.a. 2014-2015, Proff.: Cristina Bianchetti, Fabrizio Paone, Angelo Sampieri, Angioletta Voghera.

 

Le religioni negli spazi della città

«Nel nostro palazzo [se ne] occupavano solo le domestiche e i cuochi. Certo, iniziavo a capire che Allah riguardava non solo i poveri […] tuttavia noi eravamo così fortunati da non sentirne la necessità». Così Pamuk racconta il rapporto dei ceti medi agiati con la religione negli anni 60: una faccenda di domestiche e cuochi. L’occidentalizzazione, la modernizzazione significavano anche un profondo distacco dai luoghi e dalle pratiche della religione. I panorami disegnati mezzo secolo prima da Le Corbusier che mescolano moschee  e palazzi sembravano definitivamente relegati entro una straordinaria, ma fredda, quinta monumentale. La città guardava altrove. Dopo 50 anni le cose sono molto diverse. A Istanbul e in occidente, la religione torna a riscrivere con forza la città e i suoi spazi, irrompe nuovamente nella sfera pubblica, portando con sé antichi modelli e nuove consuetudini.

Questa tesi ha costruito un atlante dei luoghi di culto di nove confessioni a Torino: tutte le confessioni ad oggi presenti. Ha individuato le chiese cattoliche (e quelle cattoliche per stranieri); le chiese evangeliche; quelle ortodosse e orientali; le sale del regno dei testimoni di Geova; la sinagoga, i centri islamici e le sale di preghiera; i centri di culto buddisti e la chiesa di Scientology.  L’atlante non posiziona unicamente i luoghi di culto nei tessuti urbani, ma esplora le logiche che ne presiedono il carattere spaziale attraverso tre categorie: visibilità, prossimità, articolazione.

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Elena Romanazzi

Photo credit: Instanbul in Le Corbusier, Voyage d’Orient. Carnets, Electa/Foundation L.C., 2000

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