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Urban Interiors/Public Spaces

Immagine corso B.

ISAMU NOGUCHI, PLAYGROUND, 1954

What happens when public spaces are used as protected places, intimate, sheltered by individuals and small groups? UI design is an exploration of urban spaces used as interiors.

Interni Urbani/Spazio Pubblico

Che succede quando spazi collettivi vengono utilizzati come luoghi protetti, intimi, riparati da individui e piccoli gruppi? UI è un’esplorazione progettuale su spazi urbani utilizzati come interni.

Non è inusuale leggere le cavità di piazze e strade come interni. C’è una lunga tradizione che estende agli spazi della città concetti, atteggiamenti progettuali e requisiti propri dell’architettura. E in questo modo definisce ciò che intende per Interni urbani. L’esercizio che proponiamo è diverso.

UI sono definibili in ordine allo spazio urbano, non all’architettura

UI sono l’espressione di un’interruzione nella continuità dello spazio aperto

UI sono spazi poco esposti, seminascosti, spazi in cui si trova qualche forma di riparo

UI sono definibili al di là delle sole connotazioni morfologiche

UI sono definiti dagli usi, dalle relazioni, dai corpi, hanno a che fare con i modi dello stare in pubblico

UI sono un’altra forma dello spazio pubblico

 

UI non sono luoghi identitari

UI non sono definiti da qualità figurali, morfologiche, materiali

UI non riguardano unicamente la città compatta

UI non sono deducibili dal carattere giuridico, morfologico o funzionale.

 

UI / public spaces

UI sono spazi pubblici urbani, anche se non esauriscono i modi con i quali lo spazio pubblico è presente nella città contemporanea. Osservare UI significa costruire una riflessione sullo spazio pubblico lontana dalle retoriche novecentesche che lo leggono come spazio liscio, levigato e potente, riflesso non incrinato della civicness.

Da questa angolazione, lo spazio pubblico appare piuttosto costituito da sequenze disarticolate (nascondigli, ripari, spazi protetti che coesistono con spazi lisci e trasparenti). Un insieme di sequenze disarticolate è il contrario dello spazio scenografico del moderno. E’ uno spazio che viene sempre attraversato da qualcosa d’altro. E’ questo il suo valore. Il qualcosa d’altro è il corpo.

UI una fenomenologia.

Portici, angoli urbani, spazi interstiziali, residuali, corti, cortili, oratori, tratti di strade, spazi del welfare, isole riparate nei parchi possono essere UI. Il “buco” de Les Halles nel film di Marco Ferreri, Touche pas la femme blanche (1974), è uno straordinario interno che contiene tante storie . Centquatre a Parigi è un interno contemporaneo, istituzionalizzato e consolatorio.

UI una genealogia.

UI sono i passages parigini, il Crystal Palace, Street in the Air degli Smithson, le playground di van Eyck, le corti di Falchera, la corte di Robinson Hoods, gli spazi riparati nell’Ile de Seguin di Michele Desvigne, la Place du Théâtre di Anversa dello Studio Secchi e Viganò.

Una genealogia a rovescio: l’extérieur intériorisé dell’abitazione borghese tra 8 e 900 con i suoi jardins d’hiver, le serre, gli spazi vetrati, le terrazze, le corti, le gallerie. E con l’edonismo e l’igienismo della società borghese nel suo apogeo.

UI un esercizio progettuale in campo urbanistico. Dalla città fordista alla città barocca

Indagare UI permette di sviluppare conoscenze e competenze attorno ai modi di funzionamento dello spazio pubblico contemporaneo. Muove questioni progettuali riconducibili alle nozioni di spazio liscio o spazio cavo; a principi di continuità o discontinuità; a ciò che è infrastruttura per la città; a principi organizzativi e morfologici utili. Impone una riflessione sul comfort di uno spazio aperto, con i suoi rimandi al microclima, alla temperatura, all’evaporazione, all’illuminazione, ai tassi di umidità, al filtrare della luce. Quindi l’attenzione a superfici, soglie, delimitazioni, vegetazione, materiali. Impone un’angolazione che colloca il progettista, insieme a coloro che usano gli UI, non più frontalmente rispetto allo spazio pubblico, ma al suo interno. E’ un disassamento del punto di vista.

L’esplorazione progettuale in campo urbanistico si sviluppa entro due direzioni che prefigurano non solo due modalità distinte di trattamento, ma due diversi orientamenti in rapporto al problema dello spazio pubblico:

Potenziamento. Lo spazio pubblico è rappresentato da cluster di UI che si rafforzano; singoli UI che colonizzano altri spazi aperti o costruiti. Questa strategia enfatizza i caratteri dell’UI, lavora sulla prossimità, sui dintorni: edifici, altri spazi aperti, infrastrutture. Si interroga su somiglianze, contrasti, aperture, chiusure. Sugli aspetti che concernono il suolo: topografie, sottosuolo, doppio suolo, coperture. Cerca di cogliere i caratteri fisici che rendono l’UI praticato: microclima, tassi di umidità, filtrare della luce. Si interroga su come rendere più protetti gli UI, su quali nuovi dispositivi spaziali possono implementare i caratteri positivi che sono riconosciuti in essi. Alla base di questa prima strategia c’è una riflessione su specificità e contrasto con l’intorno.

Metamorfosi. Lungo questa seconda direzione, gli UI si trasformano in qualcosa di diverso: si trasformano in spazi attraversabili, luminosi, aperti. Rileggono lo spazio del moderno alla luce dell’abitare contemporaneo. Si tratterà di un lavoro di decostruzione di soglie e chiusure. Di costruzione di relazioni e nuove topografie. Ci si interrogherà su come più permeabili e più attrattivi gli UI, depotenziandone il carattere, su quali nuove attrezzature potranno ospitare.

 

a.a. 2014-2015, CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN ARCHITETTURA – ATELIER PROGETTAZIONE URBANA – PROF. C. BIANCHETTI E ROBERTA INGARAMO, COLLABORATORI: GIULIA CARLONE, MICHELE CERRUTI BUT, ENRICO DI IORIO,  VALERIO FOGLIATI, AGIM KERCUKU, FABIO SCALZO, IANIRA VASSALLO

 

 

 

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