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Koudelka. Ways of seeing the future

Vestiges 1991-2014 is an incredible exhibition by Josef Koudelka (Forte di Bard, Aosta, till the 3rd of May, 2015). A long sequence of pictures taken in the most important archeological sites in Europe shows the 15years-experience of Prague Photographer. Whose advice for young people is “observe carefully… and buy a good pair of shoes”. These amazing photos points out how seeing can be a way of designing. Ruins and abandoned places become “vestiges”: human traces in a dynamic palimpsest.

Koudelka. Modi di guardare al futuro

Guardare è progettare, e di questo siamo consci da tempo. Tanto il gesto del fotografo quanto quello dello spettatore sono azioni (1). Talvolta, tuttavia, sono necessari lunghi anni di sguardo paziente e acuto per formulare un’azione pro-iettante. Laddove emerge con eleganza la genialità tecnica, il talento, è tuttavia ancora l’esperienza del guardare a garantire gli strumenti e i materiali del pensiero del futuro.

Così accade nella straordinaria vicenda di Josef Koudelka, fotografo di grande rilievo che ha impegnato gli ultimi quindici anni in uno straordinario viaggio a cavallo del Mediterraneo a fotografare i siti archeologici in bianchenero dell’immaginario greco e romano. L’esperienza è raccontata in Vestiges 1991-2014, mostra al Forte di Bard aperta fino al 3 maggio 2015. L’esposizione, ambientata in incredibili spazi massivi, è costruita sulla dimensione inconsueta degli scatti, sull’osservazione delle fotografie dall’alto, di fronte e in diagonale, sul contrasto tra luce e ombra. Sembra che l’intento di Koudelka (e di Andrea Holzherr, che ha curato l’allestimento) sia un continuo obbligare lo spettatore a cambiare punto di vista, cambiare le regole del gioco, ripensare con gli occhi le rovine e l’immaginario. Tanto che, appunto, le Vestiges non sono rovine.

Vestiges sono luoghi che scompaiono in spazi che persistono. Dove il silenzio è solo la cifra delle tracce dell’uomo: tutto è già successo, l’uomo è già passato. Eppure, accanto a questa visione post-apocalittica, ci pare che Koudelka stia raccontando il futuro di quelle tracce, non il loro presente e neppure il loro passato. Le palazzine del Novecento sono la cornice del teatro romano di Aosta, una trama di percorsi consumati del paesaggio romano si accosta all’acquedotto, le piantine della Bekaa libanese s’impadroniscono di  Baalbek. Ovunque il tempo è vibrante, mai statico.

Le Vestiges non sono lontane dagli scatti di Chaos (2), il magnifico lavoro di Koudelka che custodisce le prime fotografie dell’esperienza esposta a Marsiglia e poi a Bard e che interpretava l’antropizzazione del territorio come un processo disordinato di accumulazione di tracce. Un palinsesto, si sarebbe detto altrove. Così ci pare di poter vedere, attraverso i resti di Petra, le fabbriche della Lorraine, i muri scrostati di Praga ad Aezani, in Turchia, la segnaletica sui Monti Metalliferi nelle colonne di Apollonia, Bois de Vincennes a Sabratha, in Libia. Lo sguardo sulle Vestiges, ancora, non è lontano neppure da Limestone (3), progetto in cui si vagava tra cave europee e americane per scovare quell’“immenso deposito di fatiche” che la società ha prodotto. Di nuovo, gli impianti di Nelson si mescolano al teatro di Dougga, Sorcy si confonde con Eleusis, l’Alabama con il foro romano. Dovunque, lo sguardo racconta la stessa immaginazione. Al centro è la mano dell’uomo, il suo produrre e riprodurre paesaggi attraverso segni e tracce. Permettendo l’avanzamento della natura o appropriandosi di pietra e suolo.

A fronte di un persistere malinconico della crisi e a un disfattismo depressivo, lo sguardo di Koudelka invita a lasciare nuove tracce e a manovrare palinsesti. In un tempo tutt’altro che metafisico, interpretare le rovine come vestigia apre la strada a una maggiore libertà nei confronti di ciò che resta, di ciò che è morto, di ciò che è abbandonato. E innesca nuove tracce, nuovi segni, nuove azioni. Il punto di partenza è lo sguardo,  “perché non si può mai dire: non c’è piú niente da vedere” (4).

 

Michele Cerruti But

 

 

Koudelka. LIBYA. Apollonia

Koudelka. JORDAN. Amman

Koudelka.GREECE. Eleusis

Koudelka. Black Triangle region (Ore Mountains). 1993

Koudelka. Meuse, Sorcy.1998

 

 

Notes:

(1) R. Barthes (2003) [1980]. La camera chiara. Nota sulla fotografia. Torino: Einaudi; J. Berger (2003) [1972]. Sul guardare. Milano: Mondadori; S. Sontag (2004)[1977]. Sulla fotografia. Torino: Einaudi

(2) J. Koudelka (1999). Chaos. Paris: Nathan/Delpire

(3) J. Koudelka (2001). Limestone. Paris: Atalante

(4) G. Didi-Huberman (2014). Scorze. Roma: Nottetempo

 

Photo credits:

Josef Koudelka/Magnum Photos available at: http://www.magnumphotos.com/

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