Skip to content

De bons voisins. When mixité gives way to diversité. Readings of the city: “the side of the rich”

South-End-Boston-035324

How to renew the strategies of distinction in the contemporary city? And how to develop the researches on the spatial aspects of polarization? The study conducted by Sylvie Tissot in Boston, in a neighborhood for the high middle class, offers interesting material to understand how the aim is no longer the mixité but the diversité: a “diversité bien ordinnée” in which the exclusivity and the bourgeois respectability ensure coexistence, and the variety of ethnic origins is appreciated as the variety of sexual orientations.

De bons voisins. Quando la mixité dà spazio alla diversità. Letture della città: “dalla parte dei ricchi”

La ricerca di Sylvie Tissot si definisce, nel sottotitolo, come una “enquête dans un quartier de la bourgeoisie progressiste”. Potrebbe essere intesa come un’indagine su un processo di gentrification. In realtà vuole essere molto di più di questo: una riflessione sulle strategie di distinzione delle élites nella città contemporanea. Dove il richiamo a Bourdieu è esplicito e ripetuto. Solo che Bourdieu osservava i ceti medi. Qui la riflessione si sposta “dalla parte dei ricchi” come direbbe Bernardo Secchi.

Il quartiere è South End a Boston: un quartiere che ha visto insediarsi una popolazione agiata, in fuga da strategie localizzative esclusive. In altri termini, una popolazione che preferisce la città alla secessione. E che ha potuto avvantaggiarsi degli effetti di una politica urbana forte e di una democrazia locale saldamente costruita su un fitto settore associativo. Così i nuovi abitanti possono a loro volta battersi per mantenere nello stesso quartiere gli abitanti più poveri, per mantenere una buona presenza di diversità (anche se si aggiunge, “entro una proporzione ragionevole”). Il punto è capire se la difesa della diversità sia una sorta di maschera di pratiche esclusive e un po’ snob, oppure, come sarebbe disposta a sostenere l’autrice, una strategia più robusta che esige prudenza e apertura.

Di fatto diversità e prossimità non sono prive di ambiguità. Questo è l’spetto più interessante del libro. Non si tratta di idealizzare un’idea romantica del vivere assieme, del vivere tra buoni vicini, dell’essere liberali nelle abitudini alimentari, nella cura del proprio spazio, come in quella degli animali domestici (nuovo importante status symbol).

Se nell’elogio alla “diversité bien ordinnée” sembra intravedersi il carattere ideologico di una nozione antica e logora come quella di vicinato, di fatto l’ipotesi del libro è più sofisticata: benché la prossimità spaziale non annulli le distanze sociali, la coesistenza produce forme di distinzione sociale specifiche delle nuove élites urbane.

Cristina Bianchetti

Sylvie Tissot, De Bons voisins. Enquête dans un quartier de la bourgeoisie progressiste, Paris, Raisons d’Agir Éditions, 2011.

Advertisements
No comments yet

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: