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Risk Cities

“Si le cyclone peut amener la mort de certains vivants, cette mort ne sera pas destruction, il faut d’abord un rapport de l’homme à l’être, c’est-à-dire une transcendance; et dans les limites de ce rapport, il faut que l’homme saisisse un être comme destructible”. J.-P. Sartre, l’Être et le Néant

ulrich-beck

RiskSociety is the most impressive description of contemporary society by Ulrich Beck (1944-2015). His intense concepts have been adopted by Urbanism for understanding reality, writing Urban Planning Theories, drawing cities. After his death, Beck’s thought still focuses on the need for us to find new languages and words for describing the world.

Risk Cities

I discorsi urbanistici sono fatti di parole, disegni e regole. Si tratta di grammatiche e sintassi talvolta rarefatte, talaltra addensate, spesso capaci di restituire concetti ampi e idee complesse. D’altra parte è la costruzione di concetti densi ciò che permette di generare dibattiti allargati e transdisciplinari : quando l’urbanistica si è lasciata ridefinire da idee forti che raccoglievano la descrizione dei mutamenti della società, dell’economia, del reale ha incontrato potenziali di riscrittura di grande radicalismo.

Il mondo culturale che il concetto di “società del rischio” ha prodotto è uno di questi casi: senz’altro uno dei più fertili, con una genealogia di interpretazioni talmente estesa e “cosmopolitica” che Ulrich Beck (1944-2015) non avrebbe certamente ipotizzato, e neppure sperato. Quel che Beck produceva erano essenzialmente concetti per pensare: “seconda modernità”, “figli della libertà”, “nazionalismo metodologico”, “modernizzazione riflessiva”, “brasilianizzazione” e, su tutte, la “Risikogesellschaft”, straordinaria descrizione del passaggio della società verso una condizione di distribuzione democratica dei rischi che, prodotti dalla stessa modernità, sconvolgono visioni, decostruiscono idee, smontano paradigmi consolidati. L’annuncio del rischio si dà prima di Chernobyl e trascina coscienze e dibattiti: l’imputato non è il post-moderno, come pareva dall’introduzione al suo testo del 1986, ma la globalizzazione e i suoi disastrosi effetti, le minacce che la società è incapace di affrontare e che sono sempre di scala globale. Si tratta di rischi “socialmente costruiti e in cui la percezione generata dai mass media è pericolosissima”: rischi ecologici, climatici, dell’individualizzazione, delle catastrofi naturali, del fallimento dello stato-nazione, del terrorismo. Della condizione di costante insicurezza entro cui la società abita il mondo senza certezze di benessere.

La restituzione urbanistica è ampia, non sempre coerente, qua e là viziata, altrove illuminante. Quando fa suo il discorso sulla disuguaglianza si traduce in pratiche di ridistribuzione dei diritti attraverso le metafore dell’isotropia o, ancora, ragiona sulle città povere perché, come direbbe Beck, sono fenomeni “cosmopolitici” e non locali. Quando si dichiara la incapacità degli stati-nazione di far fronte ai rischi si immaginano modelli di governance alternativa, che vanno da pratiche della partecipazione a liberismi guidati. Quando raccoglie ed estremizza l’idea del rischio diventa “ecological urbanism”, oppure disegna piani per le emergenze, traduce il progetto in tecniche, immagina scenari di futuro di fronte a stravolgenti cambiamenti climatici. È la società del rischio quella che abita i territori dell’imperativo etico che sostituiscono la Speranza di Bloch con la Responsabilità di Jonas.

Un mondo a rischio in cui i concetti densi di Ulrich Beck sono tentativi di lettura salda e, per noi, urgenze da ridiscutere entro il pensiero disciplinare. La società del rischio e con lei il suo ideatore, tuttavia, reclamano ancora, e più di tutto, la necessità di ridisegnare il linguaggio e le parole: per Beck, fino all’ultimo, “quello che ci serve è una parola nuova per comprendere” il reale, sia esso il sistema dei rischi, l’europeizzazione, l’individualizzazione, il cosmopolitismo o le nostre città in preda alle follie di ricomposizione, frammentazione o fallimento.

Michele Cerruti But

tra libri tradotti in italiano di Ulrich Beck:

Modernizzazione riflessiva. Politica, tradizione ed estetica nell’ordine sociale della modernità, Asterios, Trieste 1999

La società del rischio. Verso una seconda modernità, Carocci, Roma 2000

Il manifesto cosmopolitico, Asterios, Trieste 2000

I rischi della libertà. L’individuo nell’epoca della globalizzazione, Il Mulino, Bologna 2000

Un mondo a rischio, Einaudi, Torino 2003

Disuguaglianza senza confini, Laterza, Bari, 2008

Potere e contropotere nell’età globale, Laterza, Bari, 2010

Conditio  humana. Il rischio nell’età globale, Laterza, Bari, 2011(2)

Europa tedesca. La nuova geografia del potere, Laterza, Bari 2013

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