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The Port of Ancona. A Disputed Territory

The thesis focuses on some spontaneous practices – authorized or not – within some areas of the port of Ancona, in a process of evanescent transformation. The work was divided into four parts. The results are based on morphological game of contraction and expansion to the water and the ground, that the commercial port has had during the different centuries, as well as the denial of the sea to the people, trying to reconstruct an imaginary land of water that makes possible the coexistence of the different actions, until now scattered and conflicting.

Stefania D’Agostino, (Tesi di Laurea Magistrale in Architettura Costruzione Città, Politecnico di Torino, A.A. 2013-2014. Relatore: Anna Maria Cristina Bianchetti)

La tesi si concentra su alcune pratiche spontanee o autorizzate, all’interno di alcuni spazi dell’area portuale di Ancona, in un processo di evanescente trasformazione. Il lavoro è stato articolato in quattro parti. La prima si struttura partendo dalla trasformazione del porto di Ancona a partire dalla metà del XIX secolo, per poi proseguire con la descrizione delle parti che compongono l’intero arco portuale, fino all’individuazione dei limiti che impediscono
la penetrazione dell’area. La seconda parte é orientata verso l’area destinata al porto pescherecci, al suo stretto rapporto con il limitrofo quartiere degli Archi e alle associazioni che si occupano dell’organizzazione di manifestazioni on-off ,nei luoghi del mercato ittico, fino alla street art usata come mezzo per accedere in alcuni
luoghi inesplorabili. La terza si concentra maggiormente sull’analisi degli usi e dei comportamenti emersi durante diversi periodi di tempo. L’approccio usato é quello della restituzione fotografica che ha permesso di poter tracciare un’indagine tangibile delle azioni (visibili ed invisibili) degli individui, creando una serie di campionamenti, atti a catalogare minuziosamente le pratiche spontanee che gli abitanti attuano su questa porzione di città. L’ultima parte riguarda l’ elaborazione di uno scenario progettuale all’interno del territorio condiviso e conteso dell’area del Mandracchio, dove l’ imminente dismissione del complesso fieristico (con il conseguente eccesso di spazio inutilizzato),viene sottratto e fagocitato dall’onnivoro demanio portuale, divenendo il luogo atto a favorire gli scambi di relazione tra le diverse comunità. Gli esiti si rifanno al gioco morfologico di contrazione ed espansione verso l’acqua e la terra, che il porto commerciale ha avuto durante il corso dei secoli, oltre che alla negazione del mare ai cittadini, cercando di ricostruire un immaginario del territorio dell’acqua che rende possibile la convivenza delle diverse azioni, fino ad ora sparse e conflittuali.

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