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Sharing is just an European phenomenon?

This blog has dealt with many cases in which shared practices are reshaping territories, mostly European, occasionally North American. What happens in the rest of the world?

La condivisione è solo un fenomeno europeo?

Questo blog si è occupato di molti casi in cui fenomeni di condivisione stanno riconfigurando territori, nella maggior parte europei, a volte nordamericani. Che succede nel resto del mondo?

Tempo fa avevamo recensito una piccola pubblicazione sul “tactical urbanism” in america Latina (https://territoridellacondivisione.wordpress.com/2013/07/18/tactical-urbanism). Ne emergeva un panorama con alcune esperienze interessanti, che tuttavia apparivano ancora in uno stato incipiente. Molte di queste esperienze erano situate in Cile, anche perchè gli autori del report erano di questo paese. In secondo luogo, è indubitabile che a Santiago, negli ultimi anni, siano emersi vari fenomeni interessanti. È aumentato in modo considerevole l’uso della bicicletta (in tutti i suoi vari aspetti), cosa inedita nelle metropoli latinoamericane fino solo a qualche anno fa. Stanno iniziando ad apparire alcune iniziative di co-working e vari orti urbani sparsi per la città. Ci sono alcuni gruppi di acquisto solidale e si sta cercando di implementare forme di car pooling. Queste mappe rendono conto del fenomeno, che è ancora abbastanza limitato:

http://redagriculturaurbana.cl/catastro-au

http://compartir.instagis.com/fusion/16mQgGnxwRpauSCLC9Dwa-mNrErzwYbaByC7oK9bK

Recentemente il supplemento del giornale “La Tercera” ha pubblicato un articolo interessante in merito (http://diario.latercera.com/2014/11/22/01/contenido/tendencias/26-178002-9-las-dos-caras-de-la-economia-colaborativa.shtml). Dopo un inizio in cui si analizzano gli aspetti positivi e negativi della “economía colaborativa” o “sharing economy”, il reportage prende brevemente in considerazione la situazione cilena e conclude con un paio di osservazioni interessanti:

1. El uso es la nueva propiedad (L’uso è la nuova proprietà). Alla base della “sharing economy” c’è l’idea di condividere prodotti, servizi e risorse che molte volte sono sotto-utilizzati. Questo è un principio estremamente semplice, che però ha alcune implicazioni rilevanti. La principale, quanto meno in ambito urbanistico, è la riscrittura del concetto di proprietà. Se un gruppo di persone occupa uno spazio abbandonato e ci costruisce un orto, di chi è quello spazio? Questo dibattito è stato sollevato spesso rispetto ai beni comuni, ma è evidente che il tema è sempre più attuale.

2. Confianza, factor crucial (Fiducia, fattore cruciale). Per poter condividere oggetti e servizi è necessaria una fiducia reciproca. Se ti presto la mia bici, chi mi assicura che me la restituirai? Per questo molti siti della Sharing economy sono basati sulle recensioni reciproche, che certificano il grado di affidabilità di chi presta e di chi prende in prestito. Questo cerca di ovviare alla difficoltà di creare un rapporto di fiducia tra gente che non si conosce. Tuttavia, questo può portare a creare gruppi i quali condividono valori simili e che spesso sono formati da gruppi sociali omogenei: apprezzo la agricoltura biologica, faccio la raccolta differenziata, mi impegno socialmente; se anche gli altri condividono queste cose mi fido, altrimenti molto meno.

 

Emanuel Giannotti

 

 

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