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Crisis and Fear of the City

Antiurbain

In times of crisis, the city scares. So it was during the great economic and political crises that hit the West at least since the French Revolution, during the depression of the late nineteenth century, the crisis of ’29, the Second World War. In times of peace, political stability, economic development and growth, the city is on the contrary very much loved. This thesis is the core of the volume ‘Antiurbain. Origines et conséquences of the urbaphobie’, and it is not related about just the West. The fear of the city takes shape within a collective imaginary that now as always is rooted wherever there is a structural crisis of the institutions: in Europe, Japan, South America, United States. It’s a matter of values ​​attributed to the city in a particular moment in history. It’s something that shouldn’t be stigmatized. In the end, why should we love the city? Why should not we hate it?

Crisi e paura della città

In tempi di crisi la città fa paura. Così è stato durante le grandi crisi economiche e politiche che hanno colpito l’Occidente per lo meno a partire dalla rivoluzione francese, durante la depressione di fine ottocento, la crisi del ‘29, la seconda guerra mondiale. In momenti di pace, stabilità politica, sviluppo e crescita economica la città è al contrario molto amata. Questa tesi, al centro del volume Antiurbain. Origines et conséquences de l’urbaphobie, non riguarda in realtà soltanto l’Occidente. La paura della città prende forma entro un immaginario collettivo che oggi come sempre si radica ovunque vi sia una crisi strutturale delle istituzioni. In Europa, in Giappone, in Sud America, negli Stati Uniti. E’ una questione di valori attribuiti alla città in un determinato momento storico. Qualcosa che non va stigmatizzato. In fondo, perchè amare la città? Perchè non odiarla?

Il volume è del 2010, e raccoglie contributi di geografi, architetti, urbanisti, economisti. Studiosi quali Augustin Berque, Dieter Frick, Rémy Prud’homme. Fa tesoro delle ricerche precedenti dei due curatori: La ville mal-aimée di Joëlle Salomon Cavin (Presses Polytechniques et Universitaires Romandes, Lausanne 2005) e Les enemis de Paris di Bernard Marchand (Presses Universitaires de Rennes, 2009). Costruisce un quadro ampio ed esaustivo attorno all’immaginario antiurbano. Va alle sue radici (Aux sources de l’urbaphobie). Ne rileva le ricadute spaziali (L’urbaphobie en pratiques) così come il facile esercizio retorico di chi alla paura della città si appella (Les limites de l’urbaphobie). Ancor prima, a legittimare la necessità dello studio, denuncia la scarsa attenzione al tema da parte della letteratura sulla città.

Trascorsi solo pochi anni dall’uscita del volume, non possiamo oggi dire che quest’attenzione sia assente. Di antiurbanesimo se ne parla molto, per lo meno in Europa. Sebbene non più entro quella critica ai processi di urbanizzazione che ha finito per vedere nella città poco più di un mero dispositivo speculativo che consuma suoli e risorse. Anche quella critica ha costruito avversioni, ma la paura della città oggi, come nei passati momenti di crisi, pare strutturarsi entro una dimensione che sovrasta critiche puntuali. Fino a tornare, in questo momento storico, uno dei tratti distintivi dell’immaginario urbano europeo. Un immaginario che merita di essere osservato a fondo. Perché la sua destrutturazione può aiutare a comprendere meglio il sistema di pratiche che esso orienta.

 Angelo Sampieri

Joëlle Salomon Cavin et Bernard Marchand (sous la direction), Antiurbain. Origines et conséquences de l’urbaphobie, Presses Polytechniques et Universitaires Romandes, Lausanne 2010.

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