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The Bucolic Side of the Charte d’Athènes

Vincent Renauld, Fabrication et usage des écoquartiers. Essai critique sur la generalization de l’aménagement durable en France, Presses Polytechniques et Universitaires Romandes, Lausanne 2014.

Nowadays in France the eco-districts represent the bulk of the manufactured housing. Contrarily to the pioneering experiments of the 70’s and 90’s and those in northern Europe,  they are trying to progressively integrate the principles of the sustainable cities and the production of contemporary urban space.

The book of Vincent Renauld is interesting because it reads these experiences as a revival of the modern functionalism, focusing on the standardization of the rules and the techniques of the innovation related to sustainability and to the practices in the contemporary urban space. A social project joins to this process of standardization. It attempts to reproduce, in a bucolic setting, the principles of the Charte d’Athènes. This is obviously not easy, because the social project is shaken by a hard conflict between the technical innovations and the practices of the everyday life .

La Carta d’Atene in chiave bucolica

In Francia gli eco quartieri rappresentano ormai la parte preponderante degli alloggi realizzati. Contrariamente alle esperienze pionieristiche degli anni 70 e 90 e a quelle nord-europee – contraddistinte da un carattere sperimentale, autogestione, responsabilità individuale, rispetto della vita ecologica e militanza politica – gli eco-quartieri di oggi tentano di integrare progressivamente principi di realizzazione di città sostenibili e modalità di produzione dello spazio urbano contemporaneo.

Il testo di Vincent Renauld è interessante, perché legge queste esperienze nei termini di una riproposizione del funzionalismo moderno, ponendo al centro la questione dell’integrazione e generalizzazione delle norme e tecniche di innovazione e sostenibilità e pratiche di produzione dello spazio urbano contemporaneo. Questo tentativo di generalizzare tecniche innovative sostenibili nell’ambito della produzione urbana francese è accompagnato da una miriade di piani educativi d’azione instillato ai lavoratori interessati dal progetto, e futuri abitanti del quartiere. Ad un processo di normatizzazione, quasi ipertrofica, si affianca un progetto sociale. E questo progetto sociale tenta di riprodurre, in una veste campestre e bucolica, i principi della Carta d’Atene. L’«uomo sostenibile» rappresentato nello spazio pubblico di questi eco-quartieri risulta in gran parte occupato in attività di intrattenimento e svago, in un’atmosfera bucolica, campestre, segnata da convivialità e buoni sentimenti. Per quanto riguarda lo spazio domestico vengono rivisitati i grandi principi igienisti sviluppati dagli ingegneri sanitari del XIX secolo (controllo della temperatura ambientale, solubrità dell’aria etc).

Ma non tutto va nella direzione più semplice, auspicata dai fautori dei nuovi quartieri: nel quotidiano, il progetto sociale delle nuove realtà è sconvolto da un duro scontro tra innovazione tecnica e quotidiano. Di fatto si crea una rottura tra l’eco-quartiere immaginato nel progetto e la realtà delle pratiche sociali messe in atto. Gli abitanti utilizzano molta astuzia, ciò che l’autore definisce virtuosité, aggirando e armeggiando sulle novità tecniche introdotte nei loro alloggi per ovviare ai problemi che queste rappresentano per la loro vita. Da qui un problema e una sfida anche per i progettisti che si devono confrontare con le teorie performanti e le innovazioni tecniche, che si rivelano particolarmente controproduttive, negli usi sociali.

Ciò che interessa Renauld, nel suo saggio critico, è il problema che gli usi sociali pongono alla generalizzazione delle logiche e delle norme della città sostenibile.

C’è un ultimo aspetto che questo saggio contribuisce a mettere in rilievo: la produzione di eco-quartieri francesi all’inizio degli anni 2000 può per alcuni aspetti richiamare quella dei grandi interventi degli anni ’50 e ’70. Si produce in nome di una sostenibilità quanto i grandi insediamenti avevano immaginato in nome della modernità, sostenuti da un duro progetto sociale coerente con le richieste del sistema produttivo economico. La domanda che si pone l’autore è: «la sostenibilità proposta oggi, non riproduce lo stesso schema pedagogico imposto ai residenti dalla modernità?». Ma se le esperienze del moderno avevano un carattere sperimentale e militante, quelle dei nostri anni sono contraddistinte da una generalità e ordinarietà di strategie immobiliari ed economiche. Infatti, secondo l’autore, il problema dell’uso degli eco-quartieri non troverebbe la causa in un semplice modernismo ideologico-ecologico, ma più in un adeguamento strutturale alla logica di produzione.

Come alcune altre interessanti ricerche anche questa nasce da uno studio di dottorato. I numerosi casi empirici indagati sono ripresi in forma di post anche sul blog degli eco-quartieri francesi.

 

 Elisabetta Bello

 

http://www.eco-quartiers.fr/#!/fr/blog/auteurs/vincent-renauld/

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