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Le porte dei poveri. Il nuovo apartheid di New York e Londra

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In the last week, the newspaper La Repubblica (website version) published the paper “The poor doors: a new apartheid in New York and London”. This article issues  new forms of segregation which are used in current projects for residential building in New York and London: a second door and a second side for the entrance of low income people in the same building.

La scorsa settimana sul quotidiano La Repubblica (per il Web) è stato pubblicato l’articolo di Alberto Flores D’Arcais “Le porte dei poveri, il nuovo apartheid di New York e Londra”. L’articolo racconta, brevemente, il dibattito in atto negli ultimi mesi sulla realizzazione di nuovi dispositivi di segregazione sociale, in alcuni importanti interventi di edilizia residenziale nelle metropoli di New York e Londra.

Gli interventi incriminati sono l’Extell Development Company nella Upper West Side di New York e il nuovo complesso residenziale che sarà realizzato nella One Commercial Street di Londra. Si tratta quindi, di progetti posizionati nel cuore di importanti capitali della finanza, che in risposta alle tanto acclamate retoriche della mixite’ e della gentrification, baluardo delle campagne elettorali dei rispettivi sindaci, hanno previsto la realizzazione di alcuni spazi residenziali per i meno abbienti rispetto agli standard del quartiere.

Nascono di conseguenza nuovi dispositivi di segregazione, le cosiddette “back door” o “poor door”, che mettono in luce tutta l’incoerenza dei programmi politici a cui appartengono. Si tratta della costruzione del lato B degli edifici, degli spazi di seconda classe, che non hanno molto di diverso dai fratelli europei creati all’interno dei programmi di “social housing” o di “edilizia residenziale convenzionata”. Dove, per poter accedere ai contributi statali, le imprese destinano parte delle loro costruzioni, generalmente gli appartamenti meno appetibili a livello economico (piano terra,soluzioni poco luminose…) ad edilizia convenzionata in nome di una mixite’ sociale come risposta ad una qualità degli spazi e delle architetture maggiore. La New Urban question analizzata da Bernardo Secchi nel suo libro “La città’ dei ricchi e la città’ dei poveri”, quindi, trova un riscontro sempre maggiore in un periodo in cui la crisi economica, che di fatto rappresenta anche un forte crisi immobiliare, porta al radicalizzarsi di alcuni problemi già presenti nella città’ contemporanea (Bianchetti, 2014). La disuguaglianza sociale, infatti, in continua crescita, si misura non solo attraverso la possibilità di accedere alla conoscenza e alla disponibilità economica ma anche attraverso la possibilità di accesso e la struttura degli spazi della città’. La realizzazione di questi nuova categoria di dispositivi di segregazione da un lato permette di incrementare gli interventi immobiliari, crea una vicinanza fisica tra ceti sociali diversi in nome di politiche di integrazione ma al contempo mantiene la distanza consona’ a persone che rappresentano spazi ed esigenze diverse, facce diverse della stessa città.

Londra e New York rappresentano solo due esempi, forse eclatanti di questo fenomeno in attuale espansione.

 

Ianira Vassallo

 

 

Alberto Flores D’Arcais, “Le porte dei poveri, il nuovo apartheid di New York e Londra”, La Repubblica.it del 27/7/2014, disponibile all’indirizzo: http://www.repubblica.it/esteri/2014/07/27/news/le_porte_dei_poveri_il_nuovo_apartheid_di_new_york_e_londra-92486131/

L’immagine in apertura è tratta dall’articolo pubblicato sul quotidiano.

 

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