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Falchera. Le qualità di una città pubblica

The Master Thesis proposes a careful deconstruction of Giovanni Astengo’s project La Falchera.  The work aims to understand better the original ideas and guidelines of the project. It makes so through an iconographic research on the original drawings compared with a photographic survey allowing to capture morphological and relational spaces and their modifications.

Simone Ruberto, Sara Cristina Zanforlin (Tesi di Laurea Magistrale in Architettura Costruzione Città, Politecnico di Torino, A.A. 2013/2014. Relatore: Cristina Bianchetti, Correlatore: Franco Berlanda)

 

The result is an exercise almost structuralist that attempts to focus on the rules that guided the design: the close relationship between the internal and the external distribution, the connections of the buildings with the ground and the outdoor spaces, the hierarchical system of paths, their texture and their relationships with an open space that is always carefully designed (today, we would say, as a “landscape design”). Falchera represents a spatial formation of the XX Century social protection policies, intended as a guarantee of rights. First of all, the right to a proper house as an emancipatory project to be led within the industrialization processes. Falchera has been designed in the belief that it was possible to make more comfortable “an individual life, a family life and common life“. A life that could be marked by “less constraints, less bonds, more freedom and more wealth then within the anonymous urban agglomeration“. Falchera marks a distance from the city that pretends to score, as it wants to mark the implications on the urban life. In fact, the people it addresses are basically urban: “ingenious skilled workers“, as mentioned by Astengo. These workers are described “almost bourgeois“. It means serious and solid men, jealous of their private life, that disdain to grow vegetables or chat with neighbors. It’s very interesting to observe the way in which this kind of “ideal type man” is redefined in its space.

 

La tesi propone una attenta de-costruzione del progetto di Giovanni Astengo, tesa a comprenderne l’idea fondativa e le logiche compositive del progetto La Falchera, a partire da un’indagine iconografica sui disegni originali, messa a confronto con un’indagine fotografica che ha permesso di cogliere i caratteri fisici, morfologici, relazionali dello spazio costruito e le sue modificazioni. Un esercizio quasi strutturalista teso a cogliere le regole che pongono in stretta relazione la distribuzione interna degli edifici, i loro punti di attacco, le possibilità di muoversi dentro e fuori da essi con il sistema gerarchico dei percorsi, la loro tessitura e le loro relazioni con uno spazio aperto che è sempre progettato fin nei minimi particolari (oggi diremmo entro un progetto di paesaggio).

Falchera è la cristallizzazione spaziale di una politica di protezione sociale, intesa come garanzia di diritti. In primo luogo, del diritto per tutti ad un’abitazione decorosa. Entro un’ipotesi emancipativa dei processi di industrializzazione. Nasce nell’ipotesi che sia possibile rendere “la vita individuale, di famiglia e associata” più confortevole. Segnata da “minori costrizioni, minor peso, più libertà e più ricchezza che non nell’indistinto agglomerato urbano”. E’ una distanza dalla città che si vuole segnare. O meglio, di alcune implicazioni della vita urbana. Poiché i soggetti cui si rivolge sono fondamentalmente urbani: “gli ingegnosi operai specializzati” di cui parla Astengo. Un operaio che egli stesso definisce “quasi borghese”: figura solida e seria. Gelosa del proprio privato. Che disdegna coltivare l’orto o chiacchierare tra vicini. E’ molto interessante cogliere il modo in cui questa sorta di “idealtipo” è ridefinito nel suo spazio.

 

 

 

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