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Cavallerizza Reale. An opportunity for cities.

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Cavallerizza Reale’ clock is stuck at 14.45. This is a place where time stopped few years ago, actually, and when Assemblea Cavallerizza 14.45 went in to occupy it they started imagining that time could still run on here. This is a not partitic organisation composed by Turin’ citizens, students, artists, actors, associations which few months ago began to meet in order to discuss and imagine a different future for this extraordinary baroque Royal Horse Stables while the City intended to sell it to private investors.
The opportunity the crisis gave it is that is not that easy to find an investor who wants to spend more than 12 million euros in a magnificent but very old and damaged building.

Le questioni poste dalla Cavallerizza Reale sono due

La prima riguarda la forma. L’occupazione è fatta portando in questo luogo la vita. Teatro, danza, dibattiti, workshop…: cultura. Si fa architettura, si fa spazio, in una forma alternativa e non permanente. Cedric Price avrebbe detto che qui il tempo è più importante dello spazio e che “this kind of impermanent use of the space is an answer to the problem of contemporary societies”, ponendo come soluzione al problema del buon costruire il saper non costruire. E, in tempo di crisi, un progetto che ragioni sul tempo anziché sullo spazio: contingenziale, ma anche flessibile, temporaneo, che segua le esigenze variabili del benessere sociale e capace di far pensare l’impensabile alla gente comune per alimentare il cambiamento.
Si annuncia un ribaltamento del nostro punto di vista nell’osservare e progettare le città, che passi dal tempo e dalla società anziché dagli edifici e dal costruito tal quale?

La seconda riguarda il movente. Non ci sono interessi specifici di gruppi politici alla base ma l’unico interesse vero è lo spazio. È lo spazio ad aver messo in moto un gruppo misto di cittadini che lo sentono proprio e che pensano, in questo tempo di crisi e propugnata autorità, di poterlo restituire alla coscienza della città. Questa esperienza è assimilabile a La Friche della Belle De May di Marsiglia, che propone la cultura “come economia e non come eccezione” e dove la rigenerazione si fa secondo modelli non convenzionali, di appropriazione dello spazio. Quel che queste esperienze sembrano asserire è che, con Jeremy Till, “a city is not a matter of facts but a matter of concerns. (…) As matters of fact, buildings can be subjected to rules and methods, and they can be treated as objects on their own terms. As matters of concern, they enter into socially embedded networks, in which the consequences of architecture are of much more significance than the objects of architecture”. Se la società ricostruisce la città che abita attraverso una radicale riappropriazione spaziale, stiamo tornando a parlare forse di “diritto alla città” in un’accezione tutta rivolta al futuro?

 

Michele Cerruti But

 

Samantha Hardingham, Cedric Price: Opera, John Wiley & Sons, London 2003

Nishat Awan, Tatjana Schneider, Jeremy Till, Spatial Agency: Other Ways of Doing Architecture, Routledge, London 2011

http://cavallerizzareale.wordpress.com/

http://m.lafriche.org/

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