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New lifecycles of industrial supports: the case of Aubervilliers

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The case of Aubervilliers shows us the plurality of forms of the contemporary industrial dismantlement. What we can see now (comparing it with the same phenomenon during the Eighties) is that there are so many different ways of dismantlement (mostly related with the recent economic crisis). The complexity of the phenomenon in Aubervilliers requires to look at it with a renovated view and with a specific attention paid to the supports on which the industrial buildings are grounded. It also requires to abandon the ‘linear stories’ related with reusing and recycling: both the ‘tragic’ scenarios of loss of the industrial contexts, and the ‘comforting’ scenarios of regeneration and requalification.

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Nuovi cicli di vita di supporti industriali: il caso di Aubervilliers

 

Aubervilliers mostra una pluralità di forme e modi attraverso i quali si esprimono i caratteri della dismissione industriale, si tratta di forme molto diverse da quelle descritte negli anni Ottanta, radicalizzate dagli attuali processi di crisi.

La complessità dei fenomeni di dismissione presenti ad Aubervilliers impone sia di guardare con rinnovata e specifica attenzione al supporto e al suolo sul quale i manufatti industriali si insediano, sia di abbandonare ‘storie lineari’ di recupero rinunciando, da un lato, a scenari luttuosi, di perdita dei contesti in dismissione, dall’altro, a scenari ‘consolatori’ di rigenerazione e riqualificazione.

Disgregarsi del supporto industriale

La complessità dei processi di dismissione in corso rende necessario immaginare forme diverse di intervento sul territorio, un territorio che risulta già compromesso e inquinato. I processi di riuso devono confrontarsi con una condizione di profonda instabilità: alla dismissione di usi e luoghi, si affianca una progressiva decadenza energetica causata dal degrado delle reti di infrastrutturazione, che rendono i processi di riuso più complessi. Si guarda al manufatto come parte di un tessuto produttivo e, dunque, il suolo rappresenta un elemento decisivo nei possibili processi di riuso; la costruzione di ‘suoli attrezzati’ in grado di garantire la presenza di una rete di infrastrutture e servizi appare necessaria per favorire interventi di modificazione incisivi su tessuti degradati. Il supporto industriale, descritto dal caso di Aubervilliers, mette in evidenza come siano in corso sostituzioni interstiziali che avvengono in condizioni di instabilità e che cercano di far fronte ad un progressivo sgretolarsi del suolo stesso.

 

Forme e storie di dismissione

Il territorio di Aubervilliers si trova a nord di Parigi, appena oltre la cintura del boulevard Périphérique, nel dipartimento della Senna-Saint-Denis; a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento è stato caratterizzato da una forte espansione industriale, principalmente industrie chimiche, il distretto è stato inoltre soggetto a diverse forme di abbandono e dismissione che si sono notevolmente intensificate nell’ultimo decennio.

 

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Il caso di Aubervilliers appare di un certo interesse nel quadro della ricerca perché rappresenta una forma estesa di dismissione industriale, di carattere territoriale, che mostra profonde differenze con i modi con cui si presentava il fenomeno a ridosso degli anni Ottanta e Novanta.

Le condizioni di degrado che si osservano percorrendo il sedime del tessuto produttivo di Aubervilliers mostrano come la dismissione abbia causato processi di corrosione puntuale di manufatti, dove frammenti di industrie, che vengono abbandonate, si spengono. Si tratta, in alcuni casi, di forme di dismissione senza ritorno per le quali è difficile ipotizzare possibili forme di riuso. L’abbandono progressivo delle grandi industrie ha costituito un territorio frammentato in cui lo spazio aperto diviene sempre più interstiziale e minuto.

 

Misure della dismissione

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Nonostante i processi di dismissione e il forte declino di alcune porzioni di tessuto, declino che arriva ad interessare anche  l’infrastruttura di base che innerva il territorio, si sta assistendo ad una serie di episodi di riconversione, attualmente in corso. Ad Aubervilliers e nella piana di Saint Denis il carattere industriale si è consolidato e permane al di là di possibili riusi e trasformazioni; si coglie pertanto la compresenza di tempi e storie diverse legate alla dismissione. Dismissioni e riconversioni non si danno più in modo totalitario, ma si articolano per parti e segmenti; nuove forme di produzione, di carattere ancora industriale o terziario, convivono con aree in forte degrado o con forme di riconversione più puntuali e interstiziali. Cambia la scala del fenomeno, a vuoti urbani che necessitavano di essere ridisegnati, si contrappongono vuoti interstiziali generati dall’abbandono progressivo di imponenti manufatti.

Il tessuto di Aubervilliers presenta tempi diversi della dismissione che modificano lo spazio secondo gradi di consolidamento differenti: alcuni manufatti hanno subito processi di recupero e riuso anche con l’introduzione di nuove tipologie di imprenditori estranei a questi territori, mentre, in altri casi, si potrebbero prefigurare strategie e scenari in grado di liberare il suolo grazie ad interventi di progressiva rarefazione. Le attività industriali sono state, in parte, sostituite da attività terziarie, legate al commercio e allo stoccaggio delle merci, o da attività di ricerca scientifica, dunque una profonda commistione di usi che prevede anche la costruzione di strutture residenziali in grado di favorire il ritorno ad una certa forma mixité in un territorio che è stato, per decenni, di matrice monofunzionale.

Scenari e prospettive di trasformazione possibili

Il caso di Aubervilliers è un interessante oggetto di studio proprio per le possibilità che i tessuti industriali offrono di essere ‘riciclati’ e trasformati nuovamente, mantenendo, al contempo, il carattere industriale del territorio. Le forme di riciclo interessano sia manufatti che tessuti e prevedono di immaginare scenari di modificazione in cui gradi di rarefazione e di consolidamento si intreccino stabilendo nuove condizioni. A processi di rarefazione, necessari per eliminare strutture non più riutilizzabili, si affiancano interventi di consolidamento e densificazione che prevedono addizioni di nuove volumetrie e interventi sui singoli oggetti architettonici. Il declino e l’abbandono, che toccano questi contesti industriali, possono essere visti come una fase del ciclo di vita del manufatto, superabile attraverso processi di trasformazione e recupero delle strutture esistenti.

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I caratteri della dismissione, riconoscibili ad Aubervilliers, evidenziano lo stato di crisi di un intero territorio, dovuto sia alle recenti contrazioni economiche causate dalla crisi, sia all’abbandono di forme di industria ‘pesante’. Il caso può consentire lo studio sia di processi economici e sociali che ne hanno determinato l’abbandono e il declino, sia di forme di recupero declinate alla scala del manufatto e del territorio, possibili operazioni progettuali in grado di riattrezzare questo contesto industriale.

Permette, infine, di guardare alle nuove declinazione della produzione, nell’accezione più ampia del termine, dunque al cambiamento dei modi e delle forme del lavoro che richiedono flessibilità e condivisione di spazi e competenze. I territori di Aubervilliers mostrano, dunque, forme sempre più varie di convivenza tra diversi tipi di produzione che evidenziano la commistione presente sul territorio. Il tessuto di Aubervilliers permette di sviluppare indagini a scale diverse in grado di descrivere i processi di dismissione in atto, nonché i gradi di obsolescenza o di uso dei territori stessi.

Il caso di Aubervilliers solleva questioni più generali sul rapporto tra crisi, dismissione e supporto fisico; è strumento di indagine per territori in stato di crisi e permette di guardare a nuove forme di recupero di tessuti industriali, ponendoli sia in comparazione con il contesto italiano, sia studiando nuovi approcci progettuali utili a definire scenari di modificazione per cui si possa prefigurare la riorganizzazione di contesti industriali.

 

Giulia Setti

Il caso di Aubervilliers è stato studiato all’interno di un’esperienza di ricerca condotta sul campo da ottobre 2012 a marzo 2013. G. Setti, “Oltre la dismissione. Strategie di intervento architettonico per la modificazione e il consolidamento di trame, tessuti e manufatti industriali”, dissertazione di dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbanistica, Politecnico di Milano, XXVI ciclo, relatore prof.ssa Ilaria Valente.

 

 

 

 

 

 

 

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