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Entre voisins

Social street 1

“Entre voisins” is the title of a research on spaces and behaviors (that today we would say on sharing) conducted by Monique Eleb and Jean-Louis Violeau at the end of the 90s. The research was commissioned by Dominique Clergeau, maître d’ouvrage d’Espace Domicile, a social enterprise that promotes collective housing. The research investigated a big building in Saint-Nazaire, the Maison Radu, where the apartments were provided for workers, students and maîtres de conference. The theme was the mixité. The central issue of the survey was formulated by the two scholars in these terms: «Peut-on vivre agréablement avec des voisins si diffèrents lorsqu’ils disposte d’une vue imprenable sur votre vie privée?». The work by Monique Eleb and Jean-Louis Violeau comes back to us in relation to the continuous talking, in recent weeks, about a new mixité experiment: the social streets that are now multiplying in our Country from the first experience of Via Fondazza in Bologna.

Entre voisins

Entre voisins è il titolo di una ricerca condotta da Monique Eleb e Jean-Louis Violeau alla fine degli anni ’90  su spazi e comportamenti che oggi diremmo di condivisione. La ricerca è stata commissionata da Dominique Clergeau, maître d’ouvrage d’Espace Domicile, impresa sociale che promuove abitare collettivo. Si trattava di indagare un grande edificio a Saint-Nazaire, la Maison Radu, nella quale erano stati previsti alloggi per operai, studenti, maîtres de conference. Il tema era la mixité. La questione al centro di questa indagine era formulata dai due studiosi in questi termini: «Peut-on vivre agréablement avec des voisins si diffèrents lorsqu’ils disposte d’une vue imprenable sur votre vie privée?».

Il lavoro di Monique Eleb e Jean-Louis Violeau torna con molta evidenza in mente a fronte del parlare continuo, in queste settimane, di un diverso esperimento di mixité, le social street che si moltiplicano nel nostro paese a partire da una prima esperienza bolognese, in via Fondazza.

Le social street sono community con finalità sociali che raggruppano persone vicine, residenti in una data area di una città. Nascono dalla rete attraverso la creazione di gruppi chiusi sui social network (facebook e twitter), formati da persone che fisicamente all’inizio non si conoscono, ma che passano, ben presto, dal contatto virtuale a quello reale.

L’obiettivo principale è socializzare con il vicinato offrendo ad esempio un supporto a singole necessità quotidiane, un aiuto concreto o semplicemente la condivisione di attività all’interno di un condominio o di una strada. Le persone che ne fanno parte sono “unite” da un legame di vicinato, senza alcuna visione politica, religiosa o ideologica di alcun tipo. Né da obiettivi economici. «Si dà senza avere in cambio – così un’intervista riportata sul Corriere della Sera del 16 dicembre –, si dà e basta. Non siamo la Banca del tempo, e neppure la Caritas». I due riferimenti sono espliciti: la volontà è “semplicemente” quella di socializzare, stare insieme, condividere qualcosa interagendo con chi sta intorno.

Come in casi analoghi, quel che colpisce è il contagio per emulazione. Attualmente il numero di queste associazioni è in continuo aumento. All’interno della piattaforma di mappatura ufficiale socialstreet.it se ne contano trentaquattro, distribuite in quattordici città italiane del nord, del centro e del sud tra le quali: Bergamo, provincia di Parma, provincia di Siena, Palermo, Pescara, Pisa, Siracusa, Taranto e Torino (1), Ferrara e Firenze (2), Bologna e provincia (20), Milano e provincia (8), Roma (3). E poi si aggiungono condivisione e cura di piazzette e luoghi di sosta pedonale, riconoscibili dalla diversa pavimentazione rispetto alla strada e da oggetti che sottolineano l’uso comune di uno spazio pubblico: tavoli, sedie, piante.

Un esempio è via Mascarella a Bologna dove l’associazione Centotrecento ha proposto la riqualificazione di piccole parti dell’ambiente di prossimità, puntando sulla partecipazione degli abitanti locali. Lo scopo è praticare e sperimentare la possibilità che uno spazio pubblico possa essere fruito, goduto e curato da chi vive nel vicinato. E che la cura rappresenti un’opportunità, non un obbligo.

C’è molta enfasi su amicizia, comunanza di interessi, scambi di professionalità. E sul ritorno all’idea del vicinato. L’antico (e molto ideologico) presupposto, ricostruito con nuovi mezzi tecnologici, che la contiguità spaziale crei coesione sociale. Per questo è utile tornare a leggere le ricerche di una sociologa sensibile alle specifiche qualità spaziali, quale è Monique Eleb, attorno ai valori e alle contraddizioni dell’idea dello stare entre voisins.

Elisabetta Bello

Testi citati

M. Eleb, J-L. Violeau, Entre voisins. Dispositif architectural et mixité sociale, Les Editions de L’Épure, Paris, 2000

Articoli

A. Corlazzoli, Social street Bologna, in via Fondazza l’economia solidale tra vicini di casa, Il Fatto quotidiano, Bologna 11 novembre 2013. Disponibile all’indirizzo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/11/social-street-bologna-in-via-fondazza-leconomia-solidale-tra-vicini-di-casa/773618/

G. Colletti, Le reti tra vicini di casa rafforzano le community, Il Sole 24 ore, Milano 1 dicembre 2013, p.12.

F. Alberti, Le cinquanta strade social d’Italia, frequentare i vicini trovati online, Corriere della Sera, Milano 16 dicembre 2013, p. 31.

Siti web

www.socialstreet.it

www.centotrecento.it

Il disegno in apertura è tratto da: http://www.corriere.it/tecnologia/social/13_dicembre_16/facebook-social-street-bologna-00ddbfd4-663d-11e3-8b64-f3a74c1a95d8.shtml

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