Skip to content

Territories in crisis. The sprawl, where does it go?

ON MOBILITY2 p-60

 

Is it useful to go back to take a look at the sprawl after twenty years? Maybe so. It could be usefull to understand if we were right. It could help us to understand how the economic crisis affects the dispersal city. The studies attempting such an inquiry seem to outline a double perspective. On the one hand, the sprawl is still the conurbation that orients its specialization within the metropolis. On the other, the sprawl is still the sprawl, with its autonomous way of functioning and marked by inhabited spaces belonging to a specific kind of urbanity.

Territori nella crisi. Dove va la città diffusa?

E’ utile tornare ad osservare la città diffusa dopo venti anni? Forse sì. Per capire se si era visto giusto. Per capire come incide la crisi economica. Gli studi che tentano una tale operazione sembrano delineare un doppio piano di riflessione. Da una parte, la diffusione è ancora la conurbazione che orienta la propria specializzazione attorno al funzionamento della metropoli. Da un’altra, è ancora la città diffusa, con un suo autonomo modo di funzionare, segnato da spazi della produzione e dell’abitare propri di una specifica urbanità.

Dove va la città diffusa? La letteratura di matrice “neo-fenomenologica” persegue il ragionamento avviato venti anni fa nel segno dell’autonomia e della specificità della diffusione (Quando l’autostrada non basta. Infrastrutture, paesaggio e urbanistica nel territorio pedemontano lombardo, Quodlibet, Macerata 2013). Come venti anni fa, sono ancora le grandi e piccole infrastrutture della mobilità periurbana a garantire ambienti di vita e lavoro di qualità, è la manutenzione della rete del welfare esistente, è l’invenzione di una nuova città pubblica che persegue un suo autonomo orizzonte di sviluppo entro un’inedita alleanza con la campagna (La campagna necessaria. Un’agenda d’intervento dopo l’esplosione urbana, Quodlibet, Macerata 2012). Come venti anni fa l’orizzonte si gioca all’interno, è “radicato al suolo”. Prospettive di questo tipo escludono che alternative di sviluppo siano perseguibili fuori da forme di autonomia rispetto a limitrofi poli centrali. Pena sarebbe, oggi come un tempo, la specializzazione e la genericità di un territorio incapace di “affrancarsi dall’asservimento del centro” (Rem Koolhaas, La città generica, 1994). Non vanno in questa direzione altre prospettive, ad esempio americane. Come ampiamente inneggiato con lo slogan The Metropolitan Revolution, è la città, quella densa di relazioni e ricca di capitali economici e culturali, a poter riprendere in mano le sorti di più vaste aree metropolitane evitando gli effetti perversi della decentralizzazione delle sole esternalità negative (Bruce Katz, Jennifer Bradley, The Metropolitan Revolution. How Cities and Metros Are Fixing Our Broken Politics and Fragile Economy, Brookings Institution Press 2013). Non diversamente ragionano gli scenari elaborati nel nome di un nuovo Greater Urbanism, tesi a immaginare il destino di grandi (e piccole) aree metropolitane europee ed extraeuropee: Parigi, Bruxelles, Mosca, Ginevra, e potremmo continuare (Greater Urbanism, MONU, n.19, 2013).

Quando si progetta cosa si fa? La seconda direzione riconosce alla città una grande forza, l’unica in grado di consentire un’uscita dalla crisi attuale e sostenere plausibili alternative di sviluppo. La metropoli implica gerarchie, gradazioni, ordini, successioni, e il definitivo abbandono del mito moderno di una spazialità isotropa e di accostamenti paratattici. La prima direzione torna invece alla costruzione di spazi permeabili, continui, completamente attraversabili. Lo si vede bene nel progetto delle compensazioni ambientali dell’Autostrada Pedemontana Lombarda e nel disegno del sistema degli spazi aperti realizzato per la Provincia di Monza e la Brianza. Riqualificazione ed inserimento di boschi, attività agro-alimentari e colture agricole, mantenimento di prati stabili, realizzazione di parchi urbani e spazi pubblici, disegno di una rete di percorsi ciclabili e pedonali, di una greenway parallela all’autostrada che attraversa i corsi d’acqua che scendono dalle montagne. Sono questi gli interventi ed i materiali di un masterplan teso a ricostruire una spazialità permeabile attraverso una trama di connessioni ecologiche e ambientali contrappuntate da landmarks e articolate lungo sequenze di spazi nuovamente percorribili. Nel complesso, un paesaggio che produce cibo ed energia entro logiche locali piuttosto che metropolitane, in grado di dare senso appropriato e valore congruo ai terreni usati e consumati nel luogo in cui essi sono. Una città diversamente dispersa rispetto a quella di venti anni prima, e diversamente in trasformazione, ma ancora capace di esprimere una sua autonomia ed un suo peculiare funzionamento. Milano non c’entra.

Quali questioni muove questo progetto (oggi, come venti anni fa)? Entro economie ribaltate, deboli, che richiedono spazi e infrastrutture per il lavoro al momento inadeguate e scarsamente disponibili, il nuovo progetto per la città diffusa dopo la crescita torna, come un tempo, ad articolarsi attraverso una fitta e ben tessuta dotazione di spazi pubblici. Una trama pervasiva, come un tempo declinata entro innumerevoli figure, dilatata adesso fino ad assumere l’estensione dello spazio agrario, anch’esso permeabile, praticabile, fonte di nuove forme di approvvigionamento locale, alimentare ed energetico. Una città coesa, tesa ad intensificare la propria autonomia e di farla valere in ragione di questa ampia dotazione di spazi e risorse comuni, gestite e mantenute collettivamente. Come se questa stessa città non si fosse costruita entro logiche individualiste e non funzionasse ancora attraverso il collidere di queste stesse logiche. Di cui peraltro, per venti anni, si è celebrata la minimale, e non convergente, astuta razionalità.

Angelo Sampieri

Fonte immagine: L. Fabian, P. Pellegrini (a cura di), On Mobility2, Marsilio, Venezia 2012, p.60

Advertisements
No comments yet

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: