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Libres ensemble

François de Singly, Libres ensemble. L’individualisme dans la vie commune, Nathan, 2000.

Why should we discuss about the usefulness of the territories partagés within the current individualized society? The question has been posed, a few years ago, by François de Singly in a text which shows the results of a sociological survey on co-housing for the middle class. The thesis of the book is that the experience of living together (in the life of a couple, between parents and children, between friends) can help to develop the idea of a shared space. The focus is on three concepts: reciprocal regulation between “rester soi-même” and “living together” “socialization par frottement”, right’s metamorphosis in shared situations.

Libres ensemble

In un’epoca che si ritiene liberata dalle necessità e dai vincoli dei rapporti diretti, è utile domandarsi a che servono i territoires partagès. La questione è posta da François de Singly in un testo di una decina di anni fa che riporta gli esiti di un’inchiesta sociologica sull’universo della coabitazione di individui appartenenti al ceto medio. Nella convinzione che in una società individualizzata, l’esperienza del vivere insieme (in coppia, tra genitori e figli, tra amici) possa permettere di elaborare l’idea stessa di uno spazio condiviso.

Entro il campo della sociologia del quotidiano, inchieste come questa non sono nuove. L’attenzione che questa inchiesta merita è riferita principalmente a tre convinzioni. La prima concerne il ruolo dello spazio. La tensione tra «rester soi-même» e «vivre ensemble» è vista in rapporto allo spazio dell’abitare. E’ nella coabitazione che si apprende e si compone individualismo e vita comune. Gestendo le frontiere che separano lo spazio individuale da quello dello stare con altri. Laddove ogni regolazione non è stabile, né definita. Non vi sono (separatamente) né improvvisazione, né routine. Piuttosto coesistono (qui si coglie una implicita critica al concetto di habitus). Ciò che in ogni caso è rilevante è il ruolo che lo spazio assume nel definire questo equilibrio instabile. La coabitazione non è dunque solo comodità, necessità economica, condizione culturale ereditata. E’, soprattutto, uno dei punti di partenza della socializzazione. Il modo in cui ciascuno si definisce individuo sociale, soggetto capace di tenere conto delle persone che ha attorno.

La seconda convinzione è che tutto questo abbia un aspetto normativo non trascurabile. Il fatto di vivere nello stesso spazio implica diritti specifici nella misura in cui gli individui che condividono il territorio contribuiscono a riprodurlo? Come si ridefinisce un diritto che non è più quello di proprietà, ma si sviluppa entro un fascio molto aperto di poteri, facoltà, immunità legate al vivere assieme?

La terza convinzione è che frequentemente ci si trovi entro la condizione paradossale di desiderare solitudine, libertà e nel contempo la compagnia di altri. A questo proposito de Singly introduce la nozione di «socialisation par frottement» a rendere palese il carattere abrasivo, non scontato di processi nei quali momenti di solitudine e momenti di socializzazione si confrontano in una spirale evolutiva di apprendimento.

 

Cristina Bianchetti

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