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Shared spaces and Mixité: two opposite directions (2)

XVI National Conference of the Italian Society of Urban Planners, Naples, 9‐10 may 2013. A note on the discussion about shared spaces and «ville garantie». The opposition between old and new functionalism.

Osservare i territori della condivisione significa osservare uno specifico ordine spaziale. Un po’ come è accaduto all’inizio degli anni Novanta. Allora, la città diffusa non aveva, per Francesco Indovina, significato metaforico. Indicava, molto concretamene, una situazione insediativa e territoriale costruita su episodi minuti, quasi trascurabili, ripetuti. La storia degli studi condotti sul fenomeno della dispersione parte proprio dalla convinzione di trovarsi di fronte ad un ordine spaziale nuovo, ad una logica differente da quella tradizionale. Oggi, l’abitare «entre nous» segna anch’esso un diverso ordine, costruito su episodi minuti, quasi trascurabili, ripetuti. Un ordine che si dice virtuoso, in quanto si oppone al nuovo funzionalismo della «ville garantie».

La «ville garantie» è la città che si affida a codici, norme, protocolli, validazioni. Cioè ad un insieme di parametri ampio che ha la pretesa di controllare la qualità del progetto, prima ancora che della città. Qualità è una parola usata troppo volte per mantenere un significato chiaro. Nella logica della «ville garantie» essa è associata a fluidità della circolazione, cura patrimoniale, mescolanza di attività, efficacia dei servizi, alte redditività per gli investimenti. E a molto altro. Marc Breviglieri si sofferma sulle ragioni del suo successo (che è anche, evidentemente, un buon affare per molti: agenzie di certificazione, uffici studi, organismi di accreditamento). Alain Supiot non ne parla direttamente, ma critica la logica che la regge, sottolineando l’«autismo da quantificazione» che pervade molti orientamenti: ovvero l’incapacità di rapportarsi a valori esterni al proprio sistema.

Entro l’ipertrofia della «ville garantie» la mixité gioca un ruolo importante. Non è solamente una retorica consolatoria, un «desir d’urbanitè». Si fa norma, protocollo, validazione. E’ garanzia essa stessa di qualità, fuori dal romanticismo e dentro l’autismo da quantificazione.

La logica dell’«entre nous» è molte cose diverse: espressione di nuovi valori che si ritengono validi perché condivisi da alcuni (niente a che fare con la centralità “per tutti” del valore economico). E’ laboratorio sociale, effervescenza, moralismo. E’ anche un diverso ordine spaziale che si oppone fortemente al nuovo funzionalismo della «ville garantie», trovando in ciò una (ulteriore) scarsa affinità con i parametri della mixité, non solo con le sue retoriche.
Cristina Bianchetti

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