Skip to content

Community geography

One of the risks concerning the growth of sharing territories is the claim to replace the institutional policies of welfare. Ota de Leonardis has written extensively on this subject, stressing the ambiguity of the “immediacy”, which undermines the claim of universality that marked the construction of the European welfare state. The establishment of a community geographer in the Syracuse University addresses some aspects related to this subject.

Community geography

Uno dei rischi che accompagna la crescita esponenziale di iniziative “di condivisione” è la pretesa di sostituirsi al welfare istituzionalizzato. Ne ha trattato, in alcuni suoi scritti, Ota de Leonardis, sottolineando l’ambiguità connessa all’immediatezza, ovvero alla perdita di quel carattere universale che ha contraddistinto la costruzione del welfare state in Europa. Per sua propria natura, infatti, l’associazionismo ha uno sguardo ravvicinato e si dedica a problemi specifici con un carattere localizzato, senza una visione di insieme e senza, soprattutto, una visione condivisa e allargata. La classica risposta di matrice cattolica a questo problema è stata l’idea della sussidiarietà: ovvero la convinzione che le istituzioni debbano intervenire laddove i gruppi sociali non riescono a risolvere da sé i propri problemi, limitando la sua azione solo a questi casi. Una risposta di altra natura è stata sperimentata nell’Università di Syracuse, su iniziativa di Don Mitchell, recentemente ospite per due settimane dell’Universidad de Chile, a Santiago.

Syracuse si trova lungo il canale Eire, al centro della così detta Rust Bell nello stato di New York.  In questa regione è in corso un processo di pesante deindustrializzazione, che ha portato con sé diminuzione di popolazione e una situazione sociale molto difficile. A proposito è molto noto il caso di Detroit, ma per un panorama più ampio si veda il bel libro di Coppola “Apocalyse Town”, edito da Laterza lo scorso anno. I nuovi problemi che le shrinking cities determinano sono intercettati con fatica dai servizi sociali esistenti, i quali non sono riusciti ad adattarsi alle nuove condizioni con la stessa rapidità con cui è cambiata la geografia della povertà. Dalla presa di coscienza di questo sfasamento è nata l’idea di istituire la figura di un “geografo comunitario” (negli Stati Uniti il termine “community” ha un uso molto esteso), che avrebbe dovuto studiare e mappare i vari aspetti del disagio sociale. Gli obiettivi legati all’istituzionalizzazione di questa figura sono molteplici: coordinare e ricentrare l’azione delle molte associazioni presenti, che spesso si trovano a dover competere per il reperimento di fondi; focalizzare con maggior precisione l’azione delle istituzioni; mostrare le condizioni di povertà al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica. A Syracuse, l’incarico di geografo comunitario è stato assegnato a Jonnell Allen, che ormai da alcuni anni sta lavorando a tempo pieno su questo progetto, coinvolgendo gli studenti dell’Università.

Una delle condizioni poste da subito per questa nuova figura era che dovesse essere responsabile verso la comunità. Per questo è stato chiesto all’associazionismo di pagarne lo stipendio, cosa che è stata accettata per il primo anno. L’Università, invece, avrebbe pagato i contributi previdenziali e si sarebbe fatta carico delle spese, impegnandosi a fornire il supporto necessario. Tuttavia, dopo il primo anno, i finanziamenti all’iniziativa sono stati sostenuti completamente da Syracuse, che ha fatto della figura del geografo comunitario un incarico strutturato, comparabile a quello degli altri professori di ruolo.

Questo ha comportato alcuni problemi di diverso ordine. Innanzitutto, il metodo di valutazione  per il suo operato ha dovuto essere ridefinito non facendo riferimento agli articoli pubblicati su riviste scientifiche, come è usuale nella comunità accademica, ma al lavoro fatto con e per la comunità; così come nel conto delle ore di docenza sono state incluse attività rivolte a esterni. Un secondo problema riguarda il tipo di lavoro richiesto agli studenti che partecipano ai corsi di community geography, i quali si impegnano in progetti i cui tempi raramente coincidono con quelli della didattica. Secondo Mitchell, le attività proposte agli studenti sono sì atipiche, ma non meno importanti di quelle tradizionali. Gli studenti infatti, confrontandosi direttamente con la comunità e con problemi reali, capiscono la complessità delle ricerche, si confrontano con nuove teorie, acquisiscono nuove conoscenze e capacità, imparano a negoziare e hanno una chiara percezione di cosa sia responsabilità sociale. Un terzo problema, infine, riguarda il fatto che, seppur pagato dall’Università, il geografo è rimasto responsabile verso la comunità e assume incarichi di ricerca solo su proposta della società civile. Interrogato su quest’ultimo punto, cioè se la cosa non producesse un conflitto rispetto alla missione educativa del professore, Don Mitchell ha risposto ricordando come negli Stati Uniti già da molto tempo l’università non ha unicamente uno scopo didattico, ma è fortemente vincolata con la società. Solo che, finora, i principali referenti sono stati le grandi corporations, che si sono avvantaggiate del lavoro scientifico delle Università, finanziandole lautamente. Mitchell rivendica la necessità di produrre benefici orientati ai settori svantaggiati della società, anche perché le università assorbono considerevoli risorse pubbliche, che dovrebbero essere restituite in qualche modo.

Mitchell fa parte di quegli autori che negli ultimi anni hanno riproposto con forza il lefebvriano “diritto alla città”, portando una critica dura alla società nordamericana e al neo-liberalismo. Pur  tralasciando il lato ideologico e politico che una tale visione comporta, è indubbio che l’esperimento della geografia comunitaria sollevi questioni molto interessanti rispetto alla ristrutturazione del welfare state, a cominciare dalla sua dimensione spaziale.

Emanuel Giannotti

 don mitchell

http://www.communitygeography.org/

Advertisements
No comments yet

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: