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Falchera: a shared space?

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This thesis explores the way in which the project reacts to the passing of time and to the transformations made by the dwellers. The inquiry investigates the way in which the negotiation between shared and individual spaces redefines a place beyond the intentions of the original project. The subject of the thesis is Falchera, the Turin’s neighbourhood designed by Giovanni Astengo in 1954: a real icon of the post-war italian planning. The aim of the thesis is the inquiry of two main issues. The first one concerns the spatial transformations made by the dwellers. The second issue concerns the social project within a radically changed society.

Falchera: uno spazio condiviso?

La tesi esplora il modo in cui il progetto reagisce al tempo e ai soggetti che lo abitano e lo attraversano. Osserva in particolare, il modo in cui la negoziazione tra spazi condivisi e spazi appropriati individualmente, riscrive un progetto al di là delle intenzioni del progettista. Oggetto della tesi è il quartiere Falchera, il cui progetto, di Giovanni Astengo costituisce una vera e propria icona dell’urbanistica italiana del dopoguerra.

La storia del “complesso residenziale Falchera” è stata più volte raccontata. Nel volume a cura di Luigi Beretta Angussola, I quattordici anni del Piano Ina Casa (Staderini, 1963) il progetto è così descritto. «L’area destinata al quartiere, di 29, è ha situata nel settore settentrionale di Torino, oltre la Stura. Il complesso è articolato in quattro nuclei disposti attorno al centro comunitario […]. Ciascun nucleo è composto da un limitato numero di grandi edifici tutti a tre piani, raggruppati intorno a vasti spazi interni. Ogni edificio consta di tre o quattro ali, disposte con varie forme spezzate ad andamento prevalentemente convesso. Gli alloggi sono disposti in parte con i servizi a nord e fronte a sud, in parte con doppia esposizione. I locali di soggiorno si aprono sui vasti spazi interni, sistemati a verde, mentre la circolazione principale e secondaria lambisce il lato esterno degli edifici, su cui si affacciano scale e servizi. In ognuno dei quattro nuclei sono sistemati una scuola materna e negozi di prima necessità. Nel complesso gli alloggi sono 1.446 con un totale di 5.665 vani. La zona centrale è articolata in un sistema di edifici disposti intorno a spiazzi porticati nei quali trovano posto la scuola elementare, la chiesa con il cinema parrocchiale, il centro sociale, i negozi, le botteghe artigiane e un’autorimessa» (pag.266).

A quasi sessanta anni dalla costruzione (del 1954) osservare Falchera è un esercizio critico fertile. Permette di ragionare attorno alle trasformazioni che gli usi hanno imposto all’impianto originario. Trasformazioni che a noi sono parse capaci di riverberarsi sull’intero quartiere, benché puntuali e circoscrivibili ad alcuni suoi luoghi. Questo delle variazioni che prescindono dalle intenzionalità dell’autore e delle loro più generali implicazioni costituisce un primo tema che abbiamo giudicato rilevante. Da questo punto di vista si può dire che c’è una Falchera fissa e una mobile. Una Falchera che tende a non modificarsi, perché non c’è bisogno che venga modificata, e una Falchera che accetta di trasformarsi per piccoli scostamenti. Così che un orientamento progettuale può immaginare di lavorare su ciò che è mobile o su ciò che è duraturo. O sui confini tra i due.

Un secondo tema, anch’esso rilevante, concerne il carattere “utopico” del progetto di Falchera. Nella declinazione astenghiana del termine, cioè nell’idea che utopico sia un progetto inserito in un quadro progressivo e complessivo che comprende molti aspetti della vita sociale degli individui. Questo secondo tema porta ad interrogarsi sui destini di un progetto sociale entro una società radicalmente differente.

Scopo della tesi è mettere alla prova questi due piani di riflessione e capire quali spazi progettuali essi aprono.

La tesi si sviluppa in 4 parti. La prima presenta la Falchera contemporanea attraverso un’indagine fotografica e alcune mappe che riportano informazioni quantitative. La seconda ricostruisce brevemente la storia del progetto, utilizzando documenti di archivio. La terza de-costruisce il progetto originale con gli strumenti dell’indagine urbanistica. La quarta affronta il tema delle variazioni che prescindono dall’intenzionalità dell’autore.

Sara Zanforlin, Simone Ruberto, gennaio 2013

 

 

 

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