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CoHousing Cultures

CoHousingCultures

id22: Institute for Creative Sustainability: Experimentcity, CoHousing Cultures. Handbook for self-organized, community-oriented and sustainable housing, Jovis Verlag, Berlin 2012.

A manual for new forms of shared housing was recently published by Jovis. Not only co-housing, but a wider range of self-organized, community-oriented and sustainable living arrangements. The new publication, supported by the Berlin’s Senate Department for Urban Development and Environment (as well as by some Foundations including Ikea), is interesting for many reasons. First of all because it tries to anticipate the evolution of housing cultures towards a new condition (though with some simplifications and not always seizing the overall implications).

CoHousing Cultures

E’ stato recentemente pubblicato dalla berlinese Jovis un piccolo manuale teso ad orientare nuove forme di condivisione abitativa. Non solo cohousing, quale formato ormai codificato entro connotazioni rigide e come tali facilmente manipolabili dal mercato, ma un più ampio campo di modalità abitative, auto-organizzate, comunitarie e sostenibili rispetto a risorse ambientali, economiche e sociali. L’operazione, supportata dal Senato della città di Berlino, nonché da una serie di Fondazioni tra le quali Ikea, è interessante perchè tende a prefigurare, con qualche semplicazione e non sempre cogliendo le complessive implicazioni, l’evolversi delle culture dell’abitare entro una dimensione nuova.

Quattro le sezioni che articolano il volume in tedesco ed inglese (Idea, Practice, Lessons learned, Becoming active!). Due saggi in apertura posizionano il campo. Nove casi esemplari realizzati in Europa ne mostrano la praticabilità. Un manifesto in dieci punti ne sintetizza i principi. L’esortazione di chiusura invita a prendere contatti. Seguono indirizzi, pubblicazioni di riferimento e siti necessari per avviare l’impresa.

Berlino, Basilea, Stoccolma, Bruxelles, Tubinga, Milano, Vienna, Copenaghen ed Amsterdam descrivono la nuova geografia della coabitazione europea. Contesti radicalmente diversi tra loro comprendono esperienze che si ripetono riguardo la capacità di acquisizione di un alloggio fuori da regole di mercato, col supporto della compagnia che si è liberamente scelta, nel rispetto dell’ambiente e delle risorse economiche e culturali di cui il gruppo dispone. Per il resto tutto è diverso nelle diverse città, ma non importa. Come il manuale tiene a ribadire, ciò che è importante non è più dove si abita (in centro, in periferia, in quale città, in quale paese), ma come. E come si abita si ritiene che adesso lo possano decidere gli abitanti, con qualche semplificazione rispetto a contesti politici, economici e sociali.

L’intento dei casi ha questo principale obiettivo pedagogico: dimostare che adesso è possibile. Adesso che il mercato è fermo, che i servizi pubblici e sociali scarseggiano, che il lavoro non c’è e che il tempo disponibile è molto, che la giornata si dilata e la popolazione invecchia, che nuove forme di approvvigionamento energetico ed alimentare consentono nuove forme di autosostentamento. Entro questa cornice, adesso, è possibile rifondare una nuova città. La lezione del secolo scorso è stata appresa, e la città del novecento, che si diceva di tutti, può essere ormai ricostruita altrove, ancor più “partecipata” di un tempo e, come nelle ipotesi degli autori, ancor più “pubblica”.

Dove. Non dove la città c’è già, o dove sono in corso processi di gentrification ed il mercato è ancora vivace. Ma dove c’è ancora spazio e dove lo spazio costa di meno. Poco importano infrastrutture e servizi. Molto può essere fatto a casa. Tempo ed energie non mancano, tanto meno un principio di frugalità ed una volontà di rinuncia che rende molto di quello che appariva un tempo necessario adesso superfluo. Ad esempio l’auto. Una per tutti è già abbastanza. Per il resto c’è la bici. Pochi i luoghi lontani da raggiungere. Certamente non quelli centrali e non quelli del commercio.

Nove luoghi in nove città. A Berlino, la cooperativa Alte Schule Karlohorst: 21 alloggi in affitto ritagliati in una vecchia scuola abbandonata, per famiglie di tutte le età. A Basilea, un edificio in autogestione nella molto celebrata Bärenfelserstrsse (già shared space, già contesto fitto di edifici autogestiti, associazioni e cooperative). A Stoccolma, la comunità over 40 Färdknäppen. A Bruxelles, l’Espoir: 14 appartamenti in co-proprietà per eco-migranti di 11 etnie. A Tübingen, il nuovo distretto abitativo Mühlenviertel: 250 alloggi promossi, progettati e realizzati da gruppi di cooperative. A Milano, Olinda: ostello per soggiorni temporanei negli spazi dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. A Vienna, Ro*sa, per lo più per donne sole e in difficoltà, con il supporto importante dell’amministrazione pubblica. A Copenaghen, Trudeslund, il cohousing di vecchia generazione, a dimostrazione del buon funzionamento del modello, ove questo si rinnova attraverso il ricambio generazionale. Ad Amsterdam, Vrijburcht: 52 appartamenti in regime di proprietà (o affitto a lungo termine) realizzati con il sostegno dell’amministrazione pubblica entro un progetto orientato a favorire integrazione sociale e supporto alle fasce deboli della popolazione.

Di ogni caso si discutono numeri e storie: costi, dimensioni, consumi, regimi proprietari,  modelli associativi ed organizzazione, procedure per la realizzazione, supporti istituzionali, obiettivi e missioni, reti, profili culturali e sociali, genere ed etnia degli abitanti cui continuamente si da la parola. Protagonista è la loro esperienza, il loro impegno e determinazione nel pretendere un nuovo diritto alla casa ed alla città. Una nuova e diversa città. I dieci punti del Manifesto della coabitazione conducono qui. Ad affermare la fine dell’individualismo e di una domanda abitativa conforme ai modelli ripetitivi del mercato. A celebrare solidarietà e condivisione in ragione di un’integrazione delle differenze. A promuovere la ricerca di soluzioni astute, in grado di fare molto con poco. Ad intercettare politiche e progetti innovativi. A non isolarsi, stare vigili e tessere reti, cercare associazioni, informarsi, partecipare ad eventi. A diffidare di una casa, e di una città, già fatta.

Angelo Sampieri

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