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Classical Anti-Urbanism/Contemporary Anti-Urbanism

istantanea_012 Paolo Soleri

Notes on the film by Giosué Boetto Cohen “Paolo Soleri: una città per salvare l’uomo”, Magazzini Einstein 2012-2013

In the early Sixties, Robert Glass said that Urbanism was the field of all the Anti-Urbanists “who try to shape the city in terms of rural idealized images.” It’s a paradox. Glass had in mind the Anglo-Saxon tradition and there is no doubt that Owen, Silk Buckingham, Minter Morgan, Solly Morris and Howard felt the threat of the city. Urbanism was not only the field of Anti-Urbanists but, surely, the city rejection produced, throughout the Nineteenth and Twentieth Century, some important experiments in both spatial and social policy. The Work by Paolo Soleri can be placed in Gans’s story and in its paradox. Even if Soleri wouldn’t appreciate this location: The anti-urbanists mentioned by Gans are usually considered utopists and Soleri argues that Utopia is a “horrendous stupidity”, an “intellectual mistake of monstrous proportions”.

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The film by Boetto Cohen tells about U.S as the country of the urban decline, the one that has been devastated by the downturn of the economy and by the insane use of the land. Phoenix is the bleak picture of this scene. Here, there is the Paolo Soleri’s human experience, his secular spirituality, his extraordinary communicative skills and his irony. Here, there is Arcosanti, the ” living maquette” marked by the many contrasts that make this place interesting. It’s the contrast between the monumental architecture and the cultural setting in Arizona during the 60s and the 70s (that was a bit hippy, a little anarchist and very communitarian). It’s the contrast between richness and frugality, between an Idea of Man (almost Aristotelian) as a social animal and the celebration of the technological progress. It’s the contrast between City and Nature (where “back to Nature” doesn’t mean “back to the Nature of the Past”). It’s the contrast between the visionary skills and the “horrendous stupidity” of the Utopia.

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The drawings by Paolo Soleri, his archeology, the Arcosanti “living maquette”, all of this suggests, once again, to observe the distance between the classical anti-urbanism and contemporary one. It helps us to focus on a point that is not so obvious: anti-urbanism is fed, at the same time, by the love for the city, by the mistrust against the city and by the inability to deal with the city as a political institution.

Cristina Bianchetti

On December 10th 2012, the film by Joshua Boetto Cohen “Paolo Soleri, a city to save the man” (Magazzini Einstein Program, Rai Educational) was shown in the Salone d’Onore of the Castello del Valentino in Turin.

Antiurbanesimo classico / Antiurbanesimo contemporaneo

Nota a margine del film di Giosué Boetto Cohen “Paolo Soleri: una città per salvare l’uomo”.   Magazzini Einstein stagione 2012-2013

All’inizio degli anni 60 Robert Gans sosteneva che l’urbanistica è stata il campo degli antiurbanisti che hanno dato forma alle città per mezzo di immagini idealizzate. L’urbanistica campo degli antiurbanisti è un paradosso: l’urbanistica ha al centro la città, gli antiurbanisti sono coloro che hanno sentito la minaccia della città, anche quando l’hanno presa a modello, si sono ispirati ad essa. Gans aveva in mente la tradizione classica anglosassone:  Owen, Morris e Howard hanno sentito la minaccia della città e hanno prodotto straordinarie sperimentazioni spaziali (oltre che di politica sociale). Quella di Gans è una storia (e un paradosso) all’interno della quale l’esperienza di Paolo Soleri può essere posta.  Una collocazione che tuttavia non piacerebbe a Soleri: quegli antiurbanisti di cui parla Gans sono solitamente considerati utopisti. E per Soleri l’utopia è una “stupidità orrenda”, un “errore intellettuale di proporzioni mostruose”.

Nel film di Boetto Cohen c’è l’America del declino urbano, quella che la crisi economica, oltre agli usi forsennati del territorio, ha messo in  ginocchio. Phoenix: è il quadro fosco di questa scena. C’è l’esperienza umana Paolo Soleri, la sua religiosità laica, la sua straordinaria comunicativa e ironia. C’è Arcosanti, “maquette vivente”: esperienza segnata da profondi contrasti che la rendono  interessante. Il contrasto tra un’architettura monumentale e il clima culturale  dell’Arizona degli anni 60 e 70: un po’ hippy, un po’ anarchico, molto comunitarista. Il contrasto tra un modello ricco dello spazio e la frugalità come icona. Tra un’idea (quasi aristotelica) dell’uomo come animale sociale  e la celebrazione del progresso tecnologico. Tra la città ed un ritorno alla natura che non ha nulla di nostalgico: non è il  ritorno al passato della natura. Tra la capacità visionaria e la “stupidità orrenda” dell’utopia.

I disegni di Paolo Soleri, la sua archeologia, la “maquette vivente” di Arcosanti : tutto questo suggerisce, ancora una volta, di osservare la distanza tra antiurbanesimo classico e anturbanesimo contemporaneo. E aiuta a mettere a fuoco un punto non scontato. L’antiurbanesimo si nutre nel contempo di amore per la città, di diffidenza nei suoi confronti e di incapacità a trattarne il carattere di istituzione politica.

Cristina Bianchetti

Il giorno 10 dicembre 2012 è stato proiettato il film del regista Giosué Boetto Cohen “Paolo Soleri:una città per salvare l’uomo”, del programma Magazzini Einstein (Rai Educational) nel Salone d’Onore del Castello del Valentino a Torino. 3Locandina_soleri.jpg

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