Skip to content

xm24, Bologna. Defensive urbanity

In Bologna, Via Fioravanti divides the nineteenth century district of the Bolognina from the Mercato Navile site (thirty acres of the city that have been abandoned for thirty years). Xm24 is a squat that occupies, with some cultural and sport associations, the sequence of spaces along the old entrance of the Mercato Navile. This sequence of facilities sets a clear boundary between the city and the continuous fence of the site. Along Via Fioravanti, for thirty years, the city ends up in a swarming of activities that offers day and night facilities and services to the city. These facilities are the city. They are partly hostile to the changing but they also show the strenght to resist a project that includes little differences and conflicts.

xm24, Bologna. Urbanità di resistenza

A Bologna, lungo Via Fioravanti, la strada che separa il quartiere ottocentesco della Bolognina dal cantiere dell’ex mercato ortofrutticolo Navile (trenta ettari di città, abbandonati per trent’anni), centri sociali, associazioni culturali e sportive, servizi di quartiere, occupano, in sequenza, il vecchio fronte di ingresso del mercato, stabilendo un confine netto tra la città ed il recinto continuo del progetto oggi in costruzione. Lungo via Fioravanti, da trent’anni, la città finisce in un pullulare di attività che giorno e notte offrono iniziative e servizi alla città. Sono la città. Portano tracce di inerzia al cambiamento, ma testimoniano pure la capacità di resistenza, di alcuni soggetti e di alcuni spazi, a forme di razionalità che tentano la rifondazione di un urbano educato (perché esito di un processo di coinvolgimento della cittadinanza, perché giocato su strategie di densificazione e di sostenibilità) e insieme estraneo, di fatto, a una idea di città che contempla differenze e conflitti.

Un luogo più di altri, tra quelli preesistenti ed ammessi a sopravvivere nella elaborazione più recente del progetto, si presta a mostrare queste contraddizioni. L’elemento di maggiore criticità nell’attuazione del progetto oggi è costituito dal centro sociale xm24, uno spazio occupato nei primi anni duemila che ha consolidato nel tempo la propria presenza sia come riferimento culturale antagonista entro la città, sia come luogo informale ma di fatto abbastanza strutturato di produzione di servizi alla cittadinanza che contribuiscono a garantire uno spazio di azione nel contesto di un quartiere a forte connotazione multietnica, quale è la Bolognina. Inoltre, negli ultimi anni in particolare, xm24 ha avviato ed ospitato con successo un mercato biologico settimanale capace di attirare un buon numero di acquirenti, al di là dei frequentatori abituali del centro.

Tra spazi coperti (in corrispondenza di una delle estremità del corpo di fabbrica preesistente) e spazi aperti (adiacenti gli spazi coperti e contermini a una delle due ampie aree verdi disegnate dal nuovo progetto) le pratiche d’uso di xm24 sono ritenute degne di interesse ma pure sfuggenti, indomite, connotate da geografia troppo variabile rispetto alle attese nitidamente inscritte nel disegno dei nuovi spazi residenziali. È proprio qui che prende corpo ed è messo in scena il dissidio tra le propaggini della città esistente e le prefigurazioni dei rendering dei diversi operatori, tra i vincoli e le inerzie poste da un complesso di spazi e di usi consolidati incrementalmente (e occasionalmente) nel tempo e le operazioni ordinate e sequenziali che il nuovo progetto per l’area dell’ex mercato ha prefigurato.

L’argomentazione è centrata su questioni di ordine normativo: il centro sociale infatti occupa gli spazi di proprietà comunale, la riqualificazione di quegli spazi e la loro “restituzione” alle attività del centro è subordinata alla formulazione di qualche forma di accordo tra l’amministrazione comunale e il centro sociale. Una questione assai complessa sia dal punto di vista politico che dal punto di vista legale. Le anime del centro sociale sono diverse, una soluzione condivisa nella direzione di istituzionalizzare i rapporti con l’amministrazione comunale non sembra prossima. Mentre ad alcuni operatori questa sembra essere la questione dirimente per il seguito e il successo del progetto, altre dimensioni, probabilmente ben più influenti, pesano nel rallentamento dell’attuazione.

Ma ciò che importa osservare è il fatto che l’inclusione da parte del progetto di razionalità molteplici, tanto ben radicate nei luoghi del cantiere quanto capaci di aprire la propria offerta di servizi e le proprie richieste alla città, si scontra adesso, e stride, con un processo attuativo di tipo tradizionale che non sembra in grado di gestire quella forma dialogica che ha costruito e legittimato il progetto in passato. Fino a dar luogo ad una sorta di ribaltamento: ciò che si è incluso pare adesso un corpo estraneo che problematizza e ridiscute dall’interno, ovvero da quel coacervo di razionalità di comparto che si voleva omogeneo ma che è evidentemente difforme, una logica del composer avec cui il progetto fatica ad aderire.

Paola Savoldi

Advertisements
No comments yet

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: