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Shared Territories

Shared Territories is the title of a research carried out on the re-articulation of the relationship between individualization and sharing in the city. The focus is on the present and how it is transforming the city.

Territori della condivisione è il titolo di una ricerca condotta sul riarticolarsi dei rapporti tra individualizzazione e condivisione nella città. L’attenzione è posta sul presente e sul modo in cui si sta trasformando la città.

La città contemporanea, in Europa, ha caratteri profondamente diversi, rispetto a quelli di una ventina d’anni fa: la dispersione non è più fenomeno emergente; le rapide dinamiche di trasformazione che aveva­no messo a valore i terreni lasciati dall’industria hanno esaurito un ciclo; le politiche hanno esaurito i finan­ziamenti; trent’anni di neo‐liberismo hanno cambiato profondamente la nozione di diritto. L’abitare muta in modo così evidente, che le descrizioni fenomenologiche faticano a stare dietro alle sue forme. Il proble­ma non è affermare il cambiamento, ma capire come attrezzarsi a coglierlo: dove situare la propria lettura.

In questa ricerca osserviamo gli aspetti spaziali delle pratiche di condivisione. Ovvero quei luoghi nei quali si dichiara la volontà di stare assieme: territoires partagés, connotati da legami che non sono stabili, non sono solo funzionali, ma solidaristici. Fondati sul riconoscimento, lo scambio e, a volte, la gratuità. E’ l’uso che ne definisce il carattere. Osserviamo forme della condivisione oggi frequenti: situazioni di coabita­zione, di imprese sociali, di associazioni. Forme di protezione dalla solitudine dell’individuo contemporane­o, una volta sfaldate le robuste reti di protezione della seconda metà del XX secolo.

Con due convinzioni: che alle spalle vi sia l’indebolimento di soluzioni biografiche e la riduzione del pubblico; che sia interessante osservare questi deboli legami nel momento in cui si istituzionalizzano.

Le forme della condivisione non possono pertanto essere estrapolate da un quadro, per così dire, strutturale. Ovvero da alcuni rilevanti problemi che riguardano la città oggi e da una sostanziale difficoltà di fare cit­tà. Si cadrebbe altrimenti nell’inseguimento di un quotidiano cui è attribuito valore in sé, come è accaduto in molta ricerca degli anni 90. Non vi è alcuna pretesa di cogliere nella condivisione una forma, seppure de­bole, di riscatto. La condivisione non è qualcosa di buono in sé, né ha la forza di contrastare condizioni pro­blematiche, di ricostruzione di legami sociali. Convive con il contrasto, il conflitto. E a volte contribuisce a generarli. E’ tuttavia una connotazione importante della città contemporanea. La ricerca di qualcosa che ancora possa libèrer de la solitude. Ovvero dall’angoscia dell’individualizzazione.

Il rinegoziarsi di condivisione e individualizzazione impegna in profondità azioni, politiche, progetti. E, per quel che ci riguarda, incrina le forme con le quali ha lavorato tradizionalmente la cultura tecnica dell’architettura e dell’urbanistica. Questo cambiare il progetto introduce aspetti contraddittori, ideologici, valoriali. E un’importante frattura con la tradizione del XX secolo.

Questa ricerca si costruisce e viene illustrata attraverso un blog. Il blog attivo ormai da alcuni mesi, ha costituito il supporto di un insieme di ragionamenti, grazie al fatto che in esso si sono depositati (e continuano a depositarsi) suggestioni su casi, letture, riflessioni critiche. Il blog si articola in tre sezioni: “Antiurbanesimo”, “Nuovi urbane­simi”, “Minorazioni e potenziamenti”. Le tre sezioni sono esito della prima fase della ricerca e tematiz­zano piani di lavoro che ci sono parsi rilevanti per la comprensione dei modi con i quali si sta modificando la città europea, a valle di una profonda crisi economica e di trent’anni di neo‐liberismo.

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