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Dare terra al mondo, di Aurélie Sabatier e Laura Varvello

La tesi di laurea conseguita nell’ambito dell’Alta Scuola Politecnica (Politecnico di Milano e Politecnico di Torino), dal titolo Dare terra al mondo, di Aurélie Sabatier e Laura Varvello (professori Stefano Boeri e Isabella Inti, Politecnico di Milano, Cristina Bianchetti, Politecnico di Torino) ha conseguito il premio del concorso LinariaLa tesi sviluppa il tema dei benefici sociali legati agli orti urbani, periurbani e agricoli, da intendersi come laboratori agricolo – culturali di condivisione in grado di restituire al cibo di qualità il suo valore socializzante.

Questi luoghi, grazie alla coincidenza con la tematica dell’Esposizione Universale che si terra a Milano nel 2015, intendono costituire un lascito visibile dell’eredita di questo grande evento. Expo 2015 potrà quindi diventare un’occasione, non solo per recuperare e rivitalizzare luoghi abbandonati e poco gradevoli della città e del suo hinterland, trasformandoli in “giardini del Mondo” dove gli abitanti locali possono socializzare e lavorare insieme, ma anche opportunità per sviluppare spazi di aggregazione per le diverse comunità straniere di Milano.

Ciò e possibile dalla collaborazione fattiva tra gli immigrati ed i residenti di origine italiana, collaborazione che permette di mettere in comune le loro capacita, risorse e conoscenze, per creare un sistema di scambio culturale attraverso la chiave di lettura del cibo e dell’alimentazione. Questi orti ospiteranno quindi soprattutto quelle varietà esogene che sono alla base delle tradizioni alimentari di altre popolazioni, i cui prodotti si trovano con difficoltà nel nostro Paese e molto spesso a prezzi proibitivi a causa dei lunghi viaggi di importazione che fanno perdere la loro qualità e freschezza. Inoltre, la crescente domanda verso questo genere di ortaggi, può

rappresentare un’importante occasione per il recupero del tessuto e del landscape urbano e agricolo: da un lato le aziende agricole locali possono ritrovare, all’interno della diversificazione della loro produzione, nuove fonti di reddito, dall’altro potrebbe essere coinvolta l’imprenditorialità straniera nel recupero di cascine e terreni sottoutilizzati o abbandonati.

In sintesi, puntare sulla coltivazione di questi prodotti esogeni, consentirebbe da un lato di favorire il mantenimento delle diverse identità culturali che rischiano di perdersi con la migrazione, e dall’altro di promuovere l’integrazione e lo scambio culturale. Inoltre, allargando il tema a livello di produzione agricola, si riuscirebbe ad incrementare l’offerta dei prodotti ortofrutticoli esogeni di qualità, in modo sostenibile e a chilometro zero, contribuendo anche a valorizzare le professionalità delle aziende agricole locali.

 

  

 

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