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Elinor Ostrom (1933-2012)

Sharing does not necessarily involve commons or specific property regimes. In this research, sharing is essentially considered from the point of view of three of its attributes: the fact it is a form of action involving cooperation; the fact it provides non-exclusive but important protection during an economic crisis and the ensuing social and territorial fallout; the fact it is temporally undefined or short-lived. These three attributes do not necessarily involve commons. Although their use effectively involves some form of sharing. As a result, it’s important to reflect on a topic tackled by an increasing number of urban and territorial analysts as well as analysts working in the fields of economics, institutions and political sociology. Proof lies in the success of recent programmes, as rigid as they are ideological. The empirical research by Elinor Ostrom, the American economist awarded the 2009 Nobel in Economic Science and recently remembered by many a few days after her death, lies at the opposite end of the scale.

Her book, edited together with Charlotte Hesse, and published in Italy in 2009 by Bruno Mondadori La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica (orig. ed. Understanding Knowledge as a Commons, From Theory to Practice, The MIT Press, 2007), illustrates the very practical and vaguely ideological concept of commons. Commons is a “general term that refers to a resource shared by a group of people. In a commons, the resource can be small and serve a tiny group (the family refrigerator), it can be community-level (sidewalks, playgrounds, libraries, and so on), or it can extend to international and global levels (deep seas, the atmosphere, the Internet, and scientific knowledge). The commons can be well bounded (a community park or library); transboundary (the Danube River, migrating wildlife, the Internet); or without clear boundaries (knowledge, the ozone layer). Commons analysts have often found it necessary to differentiate between a commons as a resource or resource system and a commons as a property-rights regime […]” (pp. 4-5). The first part of the book explores the concept of commons and repositions Ostrom’s typical viewpoint in the fields of economics, anthropology and institutions in order to understand how people spontaneously organise to govern certain commons without necessarily imposing rigid rules. Her critique of the prisoner’s dilemma (to be satisfied with a mediocre outcome to avoid the risk of cooperation) is an attack against the abstract rationality of homo oeconomicus.

 

 

Elinor Ostrom (1933-2012)

La condivisione non riguarda necessariamente beni comuni o regimi di proprietà specifici. In questa ricerca la condivisione è trattata essenzialmente in rapporto a tre suoi attributi: all’essere una forma dell’agire che implica cooperazione; al carattere, non esclusivo, ma rilevante di protezione che essa assume a fronte della crisi economica e delle implicazioni sociali e territoriali dell’individualizzazione; ad un carattere temporalmente non definito o duraturo. Tutto questo non riguarda necessariamente beni comuni. Benché l’uso di questi ultimi di fatto implichi forme di condivisione di qualche tipo.

Così è opportuno riflettere su un tema che oggi occupa uno spazio crescente nel lavoro di studiosi di città e territorio, come in quelli di economia, istituzioni, sociologia politica. Ne è riprova il successo di recenti manifesti, tanto rigidi, quanto ideologici. All’estremo opposto si situano le ricerche empiricamente fondate su questi temi di Elinor Ostrom, economista statunitense insignita nel 2009 del Nobel per l’Economia, ricordata da molti, a pochi giorni dalla sua scomparsa.

Dal libro curato con Charlotte Hesse, e pubblicato nel 2009 in edizione italiana da Bruno Mondadori, La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica (ed. or. Understanding Knowledge As a Commons, The MIT Press, 2007), può essere ripresa una nozione di commons poco ideologica e molto pratica. Bene comune è «un termine generico che si riferisce ad una risorsa condivisa da un gruppo di persone. In un bene comune la risorsa può essere piccola e servire ad un gruppo ristretto (il frigorifero di famiglia), può prestarsi all’utilizzo di una comunità (i marciapiedi, i parchi gioco, le biblioteche, ecc.), oppure può estendersi a livello internazionale e globale (i fondali marini, l’atmosfera, Internet e la conoscenza scientifica). I beni comuni possono essere ben delimitati (come nel caso di un parco pubblico o di una biblioteca) o possono attraversare confini e frontiere (il fiume Danubio, gli animali che migrano, Internet), oppure possono essere privi di confini delimitati (la conoscenza, lo strato di ozono).  Gli studiosi dei beni comuni hanno spesso ritenuto necessario distinguere il bene comune come risorsa o sistema di risorse, dal bene comune come regime di diritti di proprietà […]» (pp. 5-6). Il libro nella prima parte esplora la nozione di bene comune e ripropone l’angolazione tipica di Ostrom, tra ricerca economica, antropologica e istituzionale, tesa a comprendere come le persone si organizzino spontaneamente  nella gestione di alcuni beni, senza necessariamente ricorrere a rigide imposizioni normative. La sua critica al Dilemma del prigioniero (ci si accontenta di un risultato mediocre per evitare il rischio della cooperazione) è un attacco alla razionalità astratta dell’homo oeconomicus.

http://elinorostrom.indiana.edu/

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