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Forme di comunanza e scelte abitative reiterate

Il Premio Giovanni Ferraro (IX Edizione) per la miglior tesi in urbanistica e pianificazione territoriale è stato conferito alla tesi di Anna Todros, dal titolo “Forme di comunanza e scelte abitative reiterate. Pratiche e politiche di condivisione a Spina 3 e San Salvario a Torino e Les Grottes a Ginevra”. Dottorato di ricerca in Pianificazione territoriale e Politiche pubbliche e del territorio, Coordinatore PierLuigi Crosta, Tutor Cristina Bianchetti, Ciclo XXIII (di seguito l’abstract della ricerca).

“Numerosi studi – nelle nostre discipline, ma non solo – hanno documentato negli ultimi anni un ritrovato interesse nei confronti di posizioni che mettono al centro la comunità e le possibili forme di convivenza. Nella società contemporanea, nonostante i consistenti processi di individualizzazione e frammentazione, le forme di comunanza restano infatti numerose, e non necessariamente assumono i caratteri duri di alcuni approcci comunitaristi: assistiamo al contempo a forme più leggere di aggregazione locale, ad una nuova necessità e una ritrovata fiducia nei vantaggi della vicinanza.

La ricerca tenta di indagare come forme di comunanza si ridefiniscano in modo variegato ed incostante nella città contemporanea. Prova ad esplorarne ragioni, caratteristiche e attributi, le osserva quali costruzioni sociali ed esito di scelte reiterate.

La tesi che sostengo è che attraverso lo studio delle forme in cui quotidianamente si sceglie di abitare si possano tentare alcuni ragionamenti riguardo al rapporto tra qualità urbana e modalità d’uso dello spazio. Alla base vi è la convinzione che guardare alla convivenza permetta di sondare e comprendere un po’ più a fondo non solo chi convive, ma i luoghi nei quali si convive.

Le nuove forme di convivenza possono darsi in modi e su piani diversi. Ho ritenuto di escludere le forme più dure di alcuni approcci neo-comunitaristi, così come le comunità volontarie o istituzionalizzate, e di osservare quelle forme dello stare insieme che non mettono necessariamente al centro legami indissolubili: quelle comunità che accolgono nell’oggi senza estorcere la promessa di un domani.

La mia ricerca tenta dunque di mettere in evidenza come, spesse volte, non è attorno ad un’idea dello stare insieme ben definita e dai principi robusti che ci si riunisce, ma, anzi, si tenda a costruire affinità e similitudini parziali e momentanee. In secondo luogo, le questioni che indago mettono in discussione un principio forte di intenzionalità. Le vicende indagate mostrano quanto la scelta quotidianamente reiterata di come vivere venga effettuata entro condizioni mutevoli e mai paragonabili nella loro interezza. Si tratta piuttosto di un continuo aggiustamento che tiene conto di volta in volta di ciò che accade. Da questo punto di vista la costruzione di un sentimento di comunanza è carattere eventuale dell’interazione sociale.

Il tema di ricerca è stato indagato attraverso l’esplorazione di tre casi, due torinesi ed uno ginevrino. Situazioni sintomatiche che riscrivono in modo differente la nozione di comunità e che sono contraddistinte da alcuni caratteri propri, riconducibili a figure idealtipiche, costruite attraverso dispositivi specifici e portatrici di diversi gradi di innovazione.”

Anna Todros

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