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Condivisione/contrazione, condivisione/distanza

Condivisione/contrazione

Il motivo di interesse di questa prospettiva non è tanto mostrare il carattere strumentale di alcune forme di condivisione (lo sappiamo già), ma piuttosto metterne a fuoco  caratteri e ricorrenze in situazioni ancora non esplorate a sufficienza e studiarne geografia e implicazioni sulla città nel suo complesso.

Le esperienze più indagate sono quelle di fallimenti o impasse progettuali, come il fallimento di un grande progetto (la solita Santa Giulia a Milano e tutti i suoi fratelli!) oppure le controversie legate alla localizzazione di un’infrastruttura sgradita a chi ne deve sopportare le esternalità negative ‘di vicinato’ (da Tav al nucleare, incluse opere e attività anche ben più minute).

Forse perché su queste ultime ho già lavorato, mi interessano adesso quelle situazioni di mutamento che producono contrazione di risorse (denaro, spazio, reti di relazione). In questi casi l’orientamento alla condivisione non è una scelta ma una sorta di migrazione in direzione di un diverso grado di apertura verso condizioni ‘meno private’ prodotto dal mutamento  di un precedente stato delle cose.

Qualche esempio banale: 1. migrazioni e condivisione di spazi abitativi da parte di nuclei familiari diversi  (nel medesimo alloggio) o di nuclei familiari numerosi, sia nel caso di primo approdo, in locazione; sia in casi di primo accesso alla proprietà; 2. forme di coabitazione a seguito di mutamenti dell’assetto familiare che provoca una moltiplicazione dei costi abitativi, dalla convivenza di nonni, figli e nipoti alle residenze per padri separati (una triste trovata che in Italia potrebbe allettare il mercato di certo housing sociale).

Tutto questo ha poco a che vedere con la variazione verso l’alto dei valori di alcune parti di città, si può pensare a un effetto certamente diverso dalla gentrification, che però non è nemmeno semplicemente riconducibile a processi di degrado e fragilizzazione del tessuto urbano. Ne potrebbe emergere una geografia diffusa o forse un affollamento di quelle parti di città destinate a edilizia residenziale medio standing ora attempate? Espansioni urbane realizzate in fretta, tra gli anni 60 e 70, tipologia condominio, prevalenza di abitanti proprietari.

 

Condivisione/distanza

Un lavoro di tesi che ho seguito qualche tempo fa si è concentrato sul mutamento degli usi dello spazio urbano in ragione della presenza e dell’evoluzione delle tecnologie della comunicazione. Sono due le dimensioni che forse meritano di essere prese in conto: da un lato il ‘passare attraverso essendo altrove’ di chi cammina per strada dialogando con la voce o con lo schermo che porta ad altri e altrove; dall’altro la compresenza (questa volta proprio letterale) di chi è interessato ad accedere ad aree wireless presenti in città, in principio anzitutto luoghi accessibili al pubblico ma gestiti da soggetti privati (i caffè…) e ora, anche in Italia più spesso, infrastrutture predisposte dalle amministrazioni pubbliche (progetti più o meno verosimili  alla scala urbana).

Paola Savoldi

 

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