Skip to content

Aspetti della condivisione

Familiarità

I
 territori
 della 
condivisione 
rappresentano 
ambiti 
di
 senso 
aperti
 alla modificazione, 
innovativi
 rispetto
 l’uso
 normato,
 ma
 nel
 contempo
 familiari.
 La
 natura
 del
 tempo
 e
 dello
 spazio
 della
 condivisione 
mostra 
una
 familiarità, 
presuppone 
la
 ripetizione. 
Si
 entra 
in 
sintonia 
con 
il 
luogo 
(il luogo
 diventa
 familiare)
 in
 modi
 diversi.
 Un
 primo
 livello
 di
 avvicinamento
 è
 dato
 dalla
funzionalità.
Il 
luogo 
è
 familiare
 perché
 funziona
 in
 un
 certo 
modo
 (la
 familiarità,
 per
 Pier Luigi Crosta: 
implica 
riflessività 
e 
la
pratica 
di 
uno
 specifico 
modo
 d’azione, 
altra 
cosa 
dalla 
posizione che 
sostiene 
la 
familiarità 
come 
consuetudine 
che 
de-problematizza 
l’esperienza 

‐ 
Jedlowski).
 La
 familiarità 
del 
luogo 
permette
 di 
esercitare 
un 
controllo 
sullo 
spazio.

Radicamento

La «manipolazione 
delle 
cose 
e
 dello spazio» 
è
 una 
condizione 
essenziale 
di 
ciò 
che 
Ernesto
 De Martino 
chiama
 «appaesamento».

«Appaesandosi» 
l’individuo 
si 
radica 
nel 
mondo
 e
 in 
qualche misura
 lo
 costruisce,
 se
 ne
 appropria
 e
 lo
 colonizza.
 La
 condivisione
 è
 più
 leggera.
 Non
 è
 appaesamento. 
Non 
si 
radica. 
Si 
ferma 
in 
alcuni 
luoghi. 
Può
 spostarsi.

Quartiere

La
 condivisione
 che
 interessa
 in
 questa
 ricerca
 non
 è
 quella
 tipica
 del
 quartiere:
 l’essere
 riconosciuti,
 il
 sentirsi
 protetti,
 la
 familiarità
 con
 i
 vicini.
 Gli
 spazi
 di
 condivisione
 non
 ricostruiscono
 lo
 spazio
 del
 quartiere.
 Nei
 territori
 della
 condivisione
 riconosciamo
 un 
legame
 che
 non 
presuppone 
un 
contatto 
virtuale 
con 
il
 tempo 
passato 
(cosa
 che
 l’idea 
di 
quartiere
 porta
 sempre
con 
sé) : 
odori, 
sapori,
vita 
di 
quartiere
….

Oggi 
apprezzato 
a 
fronte 
della 
difficoltà 
di 
un
 abitare 
privo 
di 
riconoscimento.
 Analoga
lontananza 
con 
categorie 
di 
vicinato 
e 
di 
prossimità 
che hanno
 ridisegnato 
tradizioni
 di 
lavoro 
nel 
campo
 della 
sociologia 
e
dell’urbanistica.

Tempo 
gratuito

L’idea
 di
 strutturazione
 tiene
 insieme
 spazio
 e
 tempo.
 Entrambi
 aperti
 alla
 relazione,
 non
 subordinati 
a
 logiche
 di 
produttività. 
Sono 
le 
forme
 della 
resistenza
 agli 
usi 
imposti,
 di 
cui 
parla de 
Certeau.
 Resistenza 
ad 
una
 cornice
 di 
ordine.

Istituzionalizzazione

La 
condivisione
 si 
disfa 
o
 si
 rapprende 
velocemente. 
Alcune 
pratiche 
quotidiane 
definiscono 
un
 territorio
 condiviso:
 se 
la 
cosa
 funziona,
 c’è
 un
 salto
 di
 scala: 
la
 condivisione
 si 
istituzionalizza. L’organizzazione
 spazio‐temporale
 si
 rafforza
 entro
 una
 sorta
 di
 controllo
 su
 ciò
 che
 entra
 in
 quello
spazio.
 La
porosità 
ai
 confini
 (scambio 
e
 compresenza)
 tende 
a 
ridursi.
 Questi 
aspetti
 di
dinamica
 non
 devono
 essere 
sottovalutati. 
Se 
è 
vero 
che
 la 
condivisione 
è 
temporanea
 e
 che
 la
 temporaneità
 non
 mette
 in
 discussione
 la
 forza
 simbolica
 e
 l’appartenenza,
 non
 bisogna
 scambiarla
 come
 qualcosa
 di
 totalmente
 provvisorio.
 E’
 una
 condizione
 oggetto
 di
 continue
 negoziazioni 
plurime.

Condivisione‐specializzazione‐funzionalizzaizone

Non
 necessariamente
 questi
 termini
 sono
 opposti.
 La
 condivisione
 può
 anche
 partire
 dal
 mercato.
 Esercizi
 commerciali
 nei
 quali
 ritrovare
 il
 modo
 di
 «sentirsi
 a
 casa»,
 come
 scrive
 Carmen
 Leccardi.
 I
 territori
 della
 condivisione
 possono
 essere
 luoghi
 spuri.
 Ma
 non
 possono 
essere 
luoghi 
qualunque: 
questa 
direzione 
di lavoro 
non 
è 
all’inseguimento 
delle 
pratiche 
più
 o
 meno
 informali
 di
 riscrittura
 dello
 spazio
 della
 città.
 Ma
 di
 uno
 spazio
 intermedio
 tra
 l’individualizzazione 
esasperata 
(più 
o
 meno 
cercato/subito) 
e
l’ossessione
 comunitaria.

Politica

(1)
 La
 condivisione
 è
 una
 condizione
 creata
 da
 un
 soggetto
 capace
 di
 porsi
 in
 relazione
 con
 il
 proprio
 contesto,
 trasformandolo.
 Rende
 plausibili
 mondi
 condivisi.
 Laddove
 c’è
 tensione
 trasformativa
 c’è 
progetto 
politico.

(2)
 Da
 un
 diverso
 punto
 di
 vista,
 la
 condivisione
 come
 ambito
 del
 quotidiano
 che
 genera
 le
 possibilità 
della 
propria 
trasformazione,
fa 
resistenza, 
è 
accolto 
o 
compresso 
dalle 
politiche. 
Che,
 in 
quanto
 tali,
«agiscono
 orientando,
 tentando 
di 
ridurre
 a 
sistema
 (ordinato 
e
 prevedibile), 
lo scorrere
 della
 vita
 sociale».
 E
 pertanto
 anche
 idee
 e
 progetti
 individuali
 o
 collettivi.
 Questa
tensione
 tra
 possibilità
 di
 trasformazione
 e
 forme
 di
 mutamento
 direzionato
 segna
 i
 luoghi

 mentre
 cambia
 (o 
contribuisce 
a
costruire)
 il 
rapporto 
tra 
stato 
e
 cittadini.

Cittadinanza
Riscrivere
 lo
 spazio
 in
 forme
 di
 condivisione
 è
 esercizio
 di
 cittadinanza.
 Ma
 richiede
 risorse
 culturali
 e
 politiche
 precise.
 Questo
 punto
 introduce
 distinzioni
 che
 hanno
 a
 che
 fare
 con
 i
 soggetti 
della 
condivisione.
 È 
dunque 
una 
cittadinanza 
limitata? 
Riprendendo 
Crosta: 
attivando pratiche
 di
 condivisione
 chi
 vive
 nella
 città
 ha
 occasione
 di
 provare
 cosa
 sia
 cittadinanza 
(nel
senso 
di 
apprenderne 
il 
carattere 
attraverso
 l’uso).
 Il
 fatto 
che 
si 
tratti 
di 
pratiche 
indeterminate, aperte 
rende 
il 
processo 
più
significativo: 
non
 c’è 
nulla 
da 
cui 
dedurre 
cittadinanza.

Cittadinanza 
culturale

Intesa
 come
 diritto
 di
 accesso
 alla
 produzione,
 distribuzione,
 consumo
 di
 beni
 culturali
 (Isin‐Wood).
 E’ 
diritto
 ad
 essere
consumatori 
attivi 
e 
consapevoli
 e 
produttori 
di 
simboli 
e
 significati.

 Si
 costruisce
 sulla
 consapevolezza
 che
 pratiche
 culturali
 hanno
 di
 creare
 tempi
 e
 spazi.
 Come
 riconoscimento
 del
 carattere
 molteplice
 dei
 codici
 culturali
 che
 la
 città
 dischiude.
 Rimane
 in
questo 
un’idea, 
strettamente 
novecentesca, 
di 
città
 come
 luogo
 dell’incontro.

Condivisione‐Privacy
L’emergere
 di
 una
 forte
 propensione
 alla
 condivisione
 nell’uso
 degli
 spazi
 della
 città
 contemporanea,
 coincide
 con
 una
 altrettanto
 forte
 propensione
 alla
 privacy,
 reclamata
 come
 diritto.
 Le
 due
 sembrano
 opporsi.
 La
 condivisione
 è
 apertura
 entro
 una
 cerchia
 più
 o
 meno
 ristretta.
 La
 privacy
 afferma
 l’illeicità
 dell’intrusione
 nella
 solitudine
 individuale.
 Il
 diritto
 alla
 privacy 
è 
inteso
 originariamente 
come
 «diritto 
ad 
essere 
lasciati 
in 
pace»
 ed
 è
 scomponibile 
in
 quattro
 illeciti
 civili:
 intrusione
 nella
 solitudine
 del’individuo;
 pubblicazione 
di
 fatti
 privati
 che
 non
 siano
 di
 legittimo
 interesse
 pubblico;
 pubblicità
 che
 getti
 una
 falsa
luce
 sulla
 reputazione;
 appropriazione
 del
 nome 
senza 
consenso.
L’ossessione 
della 
privacy 
si 
riaccende 
con 
forza
 negli 
Stati 
Uniti 
negli 
anni 
80.
 In
Europa,
 qualche
 tempo
 più
 tardi.
 E
 in
 questo
 riaccendersi,
 sia
 negli
 Stati
 Uniti
 che
 in
 Europa,
 coincide,
 si
 sovrappone,
 si
 scontra
 con
 l’ossessione
 contraria:
 una
 condivisione,
 quasi
 di
 matrice
 neo‐comunitarista
 in
 cui
 conta
 un
 sistema
 di
 relazioni
 che
 si
 basa
 su
 valori
 consapevolmente
 accettati
 e
 nella 
quale
ricorrono 
termini 
quali 
fratellanza, 
benevolenza, 
amicizia.
Il
 diritto
 ad
 essere
 lasciati
 in
 pace
 e
 il
 diritto
 di
 condividere
 (tempi,
 luoghi,
 valori,
 linguaggi,
 paure, 
preoccupazioni)
 sono
 compatibili?
 Come 
 i 
luoghi 
mettono 
in 
scena 
il 
sovrapporsi
 di 
questi
 due
 diritti 
e 
il 
loro
 riarticolarsi? 
Come
 la 
condivisione 
fa 
i 
conti 
con 
l’esclusione?

 

Cristina Bianchetti, Elisabetta M. Bello

 

 

 

Advertisements
No comments yet

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: